martedì 28 febbraio 2012

Ellebori, specie del genere Helleborus



Quelle che vedete sopra sono due fotografie che ho scattato sabato mattina nei pressi di Treixe. Si tratta di due piante di Ellebori foetidus che in questo periodo abbelliscono, con il loro verde brillante, il sottobosco ancora addormentato. Di seguito potrete leggere una scheda molto interessante di Alfredo Moreschi che ci spiega tutte le caratteristiche. Queste campanule all'apparenza innocue, si rivelano invece pericolose. Anche se fino a tempi non lontani veniva prescritto come purgativo e vermifugo, attualmente è stato definitivamente abbandonato perché anche un uso controllato provoca immancabilmente vomito, sonnolenza, con rischio di collasso. I due glucosidi assunti in dosi rilevanti possono portare alla morte in breve tempo. Pertanto queste nostre piante, peraltro molto decorative, sono da includersi nell’elenco delle specie fortemente tossiche. Conoscere ciò che ci circonda è importante, farsi ingannare dalle apparenze è molto più semplice di come sembra.
Ringrazio Alfredo Moreschi per la collaborazione.


Gli Ellebori
specie del genere Helleborus

Helleborus foetidus: Toscegu a Genova, Tuscigni ed Erba dragun-a a Bardineto, Luserva a Ponti di Nava, Luxersci eLuxertòn a Masino ed a Castagnola, Varigo a Camporosso e Pisciacan o Erba spussia nell'imperiese.
Helleborus viridis: Erba dragun-a in molte località, Cori baggi nella Val d'Arroscia, Erba da rexia a Levanto,  Garàvaruad Imperia.

Helleborus è un nome ricorrente nella antica letteratura greca e latina. È infatti più volte citato negli scritti di Ippocrate, il celebre medico che praticava la medicina già 400 anni prima di Cristo nell’isola di Coo.
Questa nomenclatura, derivando dai due termini “helein” (uccidere) e “bora” (pascolo, nutrimento), significando quindi letteralmente “cibo che uccide”, grava gli Ellebori di sinistre allusioni che ritroviamo rafforzate anche dalle nomenclature di specie: lividus, niger, foetidus: tutte dizioni non certo elogiative, ma nate per sottolineare la diffusa disistima che circonda queste piante.
Anche nella lingua gaelica, di derivazione celtica si chiama “elebor”, una corruzione del termine latino, ma si sa che era una delle piante spalmate sulle asce preistoriche in pietra o su quelle di bronzo dopo esser stato condensato dagli antichi Celti anche per avvelenare le frecce. 
L’altro termine gaelico “daitheoir” ossia un “vendicatore” sarebbe giustificato dall'antico uso di vescicatorio dell'Elleboro e di piante affini utilizzate per questo scopo.
Pausania, autore di una Guida della Grecia, narra nel decimo capitolo un episodio accaduto in occasione dell’assedio dei Cirresi ad Atene, quando Solone ordinò ai suoi soldati di versare una gran quantità di Elleboro per inquinare le acque di un ruscello che forniva acqua all’esercito assediante.

lunedì 20 febbraio 2012

La ribellione del Popolo della Rochetta alla nomina del Sacerdote Littardi di Pigna

Sul finire del 1600, il Vescovo di Ventimiglia nominò come Parroco di Rocchetta Nervina il prete Littardi di Pigna. In quel periodo vi erano molte tensioni tra il Vescovo e il Senato di Nizza, infatti lo spostamento della sede della diocesi da Ventimiglia a Bordighera per decisione del Vescovo Gio Stefano Pastore, nobile genovese, aveva già suscitato parecchie tensioni tra le parti. Il culmine fu raggiunto quando il Vescovo nominò il Littardi Parroco di Rocchetta. Questo prelato aveva espresso, secondo la comunità di Rocchetta presieduta dal Sindaco Giuliano Piccone, "un peffimo concetto di quel Popolo" la ribellione alla nomina fu la conseguenza. Il Senato di Nizza prese le parti  della comunità di Rocchetta. La scomunica da parte del Vescovo ai politici non si fece attendere.  Il Sindaco e altri rocchettini furono processati e condannati a molti anni di carcere. La storia ha un seguito che vi racconterò in un'altra occasione.

Immagine reperita in rete

Scrittura 
del Sig. Avocato Concistoriale 
Sardini
Sopra gl'Editti fatti dal Senato di Nizza nella Caufa trà gl'Homini della Rochetta, & il fù Vefcovo di Ventimiglia dall'anno 1697. fino all'aultimo Editto dè 23. Giugno 1700
 

Per la feguita vacanza della Cura della Rochetta Diocefi di Ventimiglia, e Stato di V.A.R., nati fono varij difturbi trà quella Vuria Vefcouale, & il di lei Senato di Nizza: Poiche ufatefi da quel Tribunale Ecclefiaftico alcune afferte violenti procedure contro di quelli, che s'oppofero alla prouifta, che fatta haueuane quel fù Monfig. Vefcouo nella perfona del Sacerdote Litardi, Havendo pretefo detto Prelato di Procedere contro gl'oppofitori, come contro di calumniatori, diedero quefte occafione al Senato di riaffumere contro il Prelato l'antico diritto di quefto Stato, col quale viene così ftabilito, che i Sudditi di V.A.R. nelle prime inftanze non debbono effere tirati fuori delli di lei Stati; mà debbono giudicarfi dà Giudici Ordinarij da coftituirfi da i Vefcoui per entro i limiti del di lei Stato à tenore della Coftitutione di Clem. VII. La storia continua...

Sono passati più di trecento anni e quando si nominano la chiesa e la religione si generano ancora molti disguidi. Trovo anche molto interessante il modo di scrivere di quei tempi e mi suscita una riflessione: come scriveranno le generazioni future?










giovedì 9 febbraio 2012

Isolabona, Old bridge di George Elbert Burr

Isolabona, Old bridge. Acquaforte di George Elbert Burr, fine 1800

Quella che vedete è un'immagine di Isolabona che ho ritrovato sul web oggi. Si tratta di una acquaforte eseguita da George Elbert Burr (1859-1939) dal titolo Isolabona, Old bridge. Tra le notizie che ho raccolto ho scoperto che l'artista e sua moglie, intrapresero un viaggio che li portò in Europa tra gli anni 1896 e 1901. Il percorso si estendeva dalla Sicilia fino al Nord del Galles. 
Analizzando i particolari di questa stampa si notano alcuni elementi architettonici che non sono pervenuti a noi, mi riferisco all'apertura ad arco gotico quasi parallelo alla volta che conduce alla piazza della fontana. La stessa apertura esiste ancora oggi sull'altro versante e quindi mi viene spontaneo chiedermi per quale motivo fu chiusa. Altri cambiamenti furono apportati negli anni successivi agli edifici sovrastanti il ponte e sono ben visibili analizzando una fotografia del primo 900 che pubblico di seguito. Guardando sullo sfondo il Carmo, la montagna, mi colpisce quanto questo fosse spoglio sulla cima dagli alberi e quanto fossero ben tenute le fasce che probabilmente erano adibite a orti. Oggi mi sento soddisfatta, un altro piccolo tassello su Isolabona è stato aggiunto da questo blog di cui l'autrice, ha solo la presunzione di raccogliere più informazioni possibili relative a questo borgo.




Ho cercato altre immagini della nostra valle invano, altre immagini del Ponente Ligure da lui raffigurato appartengono a San Remo e Ventimiglia.

San Remo

Ventimiglia




domenica 5 febbraio 2012

Veonegi: approfondimenti sulla necropoli di età romana imperiale.

Veonegi


Durante un periodo di soggiorno ad Isolabona, pittoresco villaggio della val Nervia, fui informato dai contadini di alcuni ritrovamenti archeologici  per caso avvenuti nella località detta Veonegi, in occasione di lavori agricoli. Recatomi sul posto, dopo oltre un ora si ripida salita, fui condotto alla sommità della collina che sovrasta  il paese ad un'altezza di circa 500 metri, onde si apre uno splendido panorama verso il mare allo sbocco della val Nervia. La posizione sembra la più adatta per la presenza quivi di uno dei numerosi oppida o castella romano-liguri che anche nella Riviera francese coronano spesso le vette delle montagne coi loro muri di cinta in pietra a secco: un abitato in questo luogo permetteva in realtà alla popolazione di sorvegliare in modo splendido l'accesso alla valle. Mentre, percorrendo le lunghe file dei vigneti lungo i fianchi della collina, cercavamo di identificare il luogo preciso ove erano avvenuti i ritrovamenti segnalati,  il mio occhio cadde su due pezzi di pietra lavorata, appoggiati a una pertica di una vigna, che apparvero subito i due elementi essenziali di una primitiva macina da grano.

Con queste parole André Cane, storico originario di Isolabona e forse uno dei più grandi storici della Costa Azzurra, inizia il suo racconto dal titolo Isolabona: scoperta di una macina romana, un breve saggio pubblicato nel 1937 sulla Rivista Ingauna e Intemelia alle pp. 81-83 edita dall'Istituto di Studi Liguri oggi diretto da Daniela Gandolfi.

Qualche giorno fa ho ricevuto la comunicazione da Andrea Eremita, ricercatore e studioso degli insediamenti romanici in val Nervia, che aveva ultimato e pubblicato il suo ultimo articolo dal titolo Vicende lontane legate alla scoperta di una necropoli di età romana imperiale in località Veonegi ( Isolabona ). Nell'articolo Eremita ripercorre gli studi fatti in questo sito, studi da lui intrapresi grazie all'incoraggiamento proprio di André Cane che conobbe sul finire degli anni ottanta. Ho trovato molto interessante l'articolo e soprattutto la frase finale della e-mail di Eremita:
Quanto prima seguirà un secondo  articolo nel quale  tratterò  le ragioni  che hanno portato  alla nascita dell'insediamento  in quell'area e il perché dell'importanza che assume il ritrovamento  della pietra ollare. 


Vi lascio all'articolo scritto da Eremita, qui potrete leggere la prima parte, per l'articolo intero vi rimando al suo blog.
Dal blog I segreti della val Nervia e dintorni di Eremita Andrea


Sul finire degli anni ottanta ho avuto  il piacere di fare la conoscenza   del  signor Andrea  Cane originario  del comune di  Isolabona ma  residente in Francia , recentemente scomparso. Un grande appassionato di storia e archeologia autore di numerose publicazioni nella  rivista "Nice Historiche", organo ufficiale dell'accademia Nizzarda. Una persona che a futura memoria  la città di Beaulieu Sur Mer dove viveva, gli ha voluto intitolare  il museo archeologico.
 
Il  signor Cane venuto a conoscenza  che sulla scia del professor Lamboglia  e di Enzo Bernardini compivo ricerche archeologiche di superficie sul territorio della Val Nervia, in occasione del nostro incontro, mi  suggerì di  recarmi a Veonegi , località rubata alla vegetazione con importanti opere di terrazzamento  nel  comune di Isolabona  in Val Nervia, per cercare di  ottenere dai contadini  maggiori  informazioni circa  la scoperta avvenuta  durante i lavori di sbancamento del terreno di una necropoli di età romana.
In tale occasione il signor Cane mi consegnò  il numero di una rivista Ingauna Intemelia del 1937 in cui aveva   pubblicato un articolo con la descrizione di una macina   in pietra  ad uso domestico di età romana , utile per ottenere farina da granaglie che aveva rinvenuto tra i filari di un vigneto a Veonegi che oggi si trova  abbandonata  nei magazzini dell'Antiquarium di Ventimiglia Continua a leggere


venerdì 3 febbraio 2012

Come aggiungere "rispondi" ai commenti di Blogger



In questi ultimi giorni non ho aggiornato il blog, diciamo che mi sono presa una pausa riflessiva e mi sono divertita a scattare fotografie anziché scrivere.
Ieri pomeriggio mi sono decisa a riaprire il pannello di controllo e a ricominciare ad occuparmi della mia "creatura". Ho iniziato con l'apportare una modifica ai commenti; ho applicato una personalizzazione che permette di rispondere ad un commento in particolare. Avevo visto questa funzione sul blog di Adriano Maini   e ho quindi cercato in rete. Qui, ho trovato indicazioni esaustive. Ho dovuto apportare alcune modifiche all'impostazione dei commenti per far funzionare la modifica, consigli che ho trovato leggendo le risposte ai commenti lasciati  all'autore del blog. Mi sembra una bella modifica e la sua facilità di applicazione è alla portata di tutti. Presto riprenderò a far visita ai blog amici e a commentare e soprattutto a scrivere.