Quelle che vedete sopra sono due fotografie che ho scattato sabato mattina nei pressi di Treixe. Si tratta di due piante di Ellebori foetidus che in questo periodo abbelliscono, con il loro verde brillante, il sottobosco ancora addormentato. Di seguito potrete leggere una scheda molto interessante di Alfredo Moreschi che ci spiega tutte le caratteristiche. Queste campanule all'apparenza innocue, si rivelano invece pericolose. Anche se fino a tempi non lontani veniva prescritto come purgativo e vermifugo, attualmente è stato definitivamente abbandonato perché anche un uso controllato provoca immancabilmente vomito, sonnolenza, con rischio di collasso. I due glucosidi assunti in dosi rilevanti possono portare alla morte in breve tempo. Pertanto queste nostre piante, peraltro molto decorative, sono da includersi nell’elenco delle specie fortemente tossiche. Conoscere ciò che ci circonda è importante, farsi ingannare dalle apparenze è molto più semplice di come sembra.
Ringrazio Alfredo Moreschi per la collaborazione.
Ringrazio Alfredo Moreschi per la collaborazione.
Gli Ellebori
specie del genere Helleborus
Helleborus foetidus: Toscegu a Genova, Tuscigni ed Erba dragun-a a Bardineto, Luserva a Ponti di Nava, Luxersci eLuxertòn a Masino ed a Castagnola, Varigo a Camporosso e Pisciacan o Erba spussia nell'imperiese.
Helleborus viridis: Erba dragun-a in molte località, Cori baggi nella Val d'Arroscia, Erba da rexia a Levanto, Garàvaruad Imperia.
Helleborus è un nome ricorrente nella antica letteratura greca e latina. È infatti più volte citato negli scritti di Ippocrate, il celebre medico che praticava la medicina già 400 anni prima di Cristo nell’isola di Coo.
Questa nomenclatura, derivando dai due termini “helein” (uccidere) e “bora” (pascolo, nutrimento), significando quindi letteralmente “cibo che uccide”, grava gli Ellebori di sinistre allusioni che ritroviamo rafforzate anche dalle nomenclature di specie: lividus, niger, foetidus: tutte dizioni non certo elogiative, ma nate per sottolineare la diffusa disistima che circonda queste piante.
Anche nella lingua gaelica, di derivazione celtica si chiama “elebor”, una corruzione del termine latino, ma si sa che era una delle piante spalmate sulle asce preistoriche in pietra o su quelle di bronzo dopo esser stato condensato dagli antichi Celti anche per avvelenare le frecce.
L’altro termine gaelico “daitheoir” ossia un “vendicatore” sarebbe giustificato dall'antico uso di vescicatorio dell'Elleboro e di piante affini utilizzate per questo scopo.
Pausania, autore di una Guida della Grecia, narra nel decimo capitolo un episodio accaduto in occasione dell’assedio dei Cirresi ad Atene, quando Solone ordinò ai suoi soldati di versare una gran quantità di Elleboro per inquinare le acque di un ruscello che forniva acqua all’esercito assediante.





