venerdì 27 gennaio 2012

Giorno della Memoria 2012


Immagini reperita in rete



Oggi 27 gennaio è il Giorno della Memoria. Non servono parole per commentare, il nostro dovere perché la storia non si ripeta è, RICORDARE lo sterminio della Shoah

martedì 24 gennaio 2012

Vrigarenchi, bûijgnoli e cheli de l'ungia.


Che tra gli abitatori della valle del Nervia ci sia un bonario campanilismo è risaputo, secoli di feudalesimo con Signori diversi in un'area così ristretta non possono che aver lasciato strascichi.  Nel folklore popolare è  facile trovare aneddoti e riferimenti; canzoni, filastrocche e modi di dire rappresentano un quadro preciso. Marino Cassini ieri sera mi ha inviato una email raccontandomi alcuni suoi ricordi legati a come tra confinanti ci si chiamava riferendosi ad Apricale, Buggio, e Isolabona.  Potrete leggere di seguito ciò che mi ha scritto. 

Stralcio di cartina del 1700 di come erano suddivisi i nostri territori.
In verde i territori dei Savoia, in bianco quelli della Repubblica di Genova


 
[...] 
Apricalesugli abitanti di Apricale esiste a Isolabona un detto che recita: Vrigarenchi da sigärä che tuti i dì i munta e i cärä  (Apricalesi della cicala che  tutti i giorni salgono e scendono). La spiegazione del detto, a mio giudizio, si riferisce ad attriti che nei secoli passati sono sorti per il passaggio di greggi, muli, carri ecc. diretti verso la strada che porta a Ventimiglia, o al passaggio di carri, muli, asini che venivano per prelevare dal letto del Nervia massi da utilizzare per costruzioni o altro;  una ‘invadenza’ mal tollerata dai lisurenchi. Tale attrito cessò  quando nel 1931 venne costruita  la galleria sotto la collina su cui si erge il Castello dei Doria. Curioso è l’accenno alle cicale, ma al tempo stesso significativo: così come il frinìo delle cicale finisce a lungo andare per infastidire chi lavora, così il continuo passaggio di ‘vrigarenchi forestieri’ doveva dare  oltremodo fastidio ai lisurenchi. Per non parlare poi degli escrementi degli animali sparsi per le strade.


Buggio:  sugli abitanti (chiamati bûijgnoli in dialetto) esiste una frase su di loro che recita: Au  Biije i sciaccan e priije cua machina da chiije  (Al Buggio  schiacciano le pulci con la macchina per cucire”). Trai tu le interpretazioni possibili (stupidità, eccessiva pignoleria, perfezionismo...)

E veniamo alla mia Isolabona. Siamo chiamati “i lisurenchi” ma come nomea poco piacevole gli abitanti dei comuni vicini ci definiscono “Cheli de l’ungia”  (Quelli dell’unghia)  e nel dirlo accompagnano la frase con un gesto significativo: aprono la mano destra allargando le dita e poi, restrigendole a poco a poco e facendo  ruotare la mano  verso destra l stringono la mano a pugno, quasi a voler contenere qualcosa, e se la mettono in tasca.  Il gesto può indicare o parsimonia, o taccagneria, o avarizia... oppure furto nel senso di afferrare qualcosa, di stringerlo nel palmo della mano e poi di nasconderlo in tasca. .
A tal proposito ti racconto un aneddoto che non ho messo nel mio sito.

Due lisurenchi si recarono in pellegrinaggio per assistere ad una messa, portando  per penitenza una croce pesante. Arrivarono in ritardo, quando la messa era già iniziata, ed entrarono proprio all’inizio della predica. Il prete dal pulpito, guardando verso  la porta disse: “O voi che da lungi arrivaste...”
Al che uno dei due isolesi, rivolgendosi all’amico disse: “Giacò, piglia stu Cristo chè a se n’andemu!.  Cussì i n’an sûbitu cunusciûu!   (Giacomo  porta tu il Cristo e andiamocene: qui ci hanno subito riconosciuti!). E si allontanarono a testa china.
Poveretti! Nelle parole ...lungi arrivaste ... avevano afferrato una allusione a “l’ungia”.[...]

Non conoscevo il detto su Buggio a cui non posso nemmeno dare una interpretazione, sicuramente c'è qualche lettore più indicato di me. Per quanto riguarda Apricale sono pienamente d'accordo anzi, personalmente considero ancora aperto il discorso sulle terre irredente. Per quanto riguarda Isolabona beh, rileggendo il post precedente non possiamo che dire mea culpa...a me comunque piace chiamare i lisurenchi con un altro appellativo che li distinguebedò, ma questa è un'altra storia.




lunedì 16 gennaio 2012

Da Saorgio a Isolabona, i Guiglia.


Quello che vedete è lo stemma della famiglia Guiglia, me lo ha inviato Franck Vigliani. Dei Guiglia a Isolabona è rimasta traccia nella toponomastica con l'omonima via mentre nella storia del borgo questo cognome è legato a un fatto risalente all'epoca dell'assedio napoleonico. Oggi questo cognome non è più presente tra quelli "storici" che abitano questo luogo. Di un Guiglia ne parlai in post scritto da Marino Cassini dal titolo Cronaca di un imbroglio in via Guiglia, leggi qui. All'epoca dei fatti a Isolabona esercitava un certo Giuseppe Guiglia che di professione svolgeva quella di Notaio. Non si trattò di un episodio di cui andarne fieri, correvano gli anni di fine 700 e inizi 800 ma i fatti in questione non sembrano avvenuti così tanto tempo fa, sembrano attuali, infatti ancora oggi chi ricopre posizioni di rilievo e conosce come districarsi tra carte e scartoffie, riesce sempre a trarne beneficio. Dagli studi condotti da Franck Vigliani, si evince che il primo Guiglia si sia trasferito da Saorgio a Isolabona già prima del 1682 e si chiamava Gio Onorato. Questa famiglia possiede un altare con stemma e dipinti restaurati da Vigliani nel convento dei Francescani a Saorgio. Un piccolo tassello della storia di Isolabona scovato analizzando i tre libri primi, nascite, matrimoni e morti del 700 ancora conservati in canonica e che sicuramente conservano altre sorprese.

domenica 8 gennaio 2012

Agenda Liguria 2012


Ricevo dall'amico Ivano Anfosso la segnalazione dell'uscita dell'Agenda di Ligura 2012.  Di seguito potrete leggere ciò che mi ha scritto Ivano. Sono curiosa di leggere le pagine dedicate alla val Nervia con la speranza di non trovare solo notizie su Dolceacqua. Trovo tolto interessante la notizia relativa allo stemma dei Doria ritrovato nelle scuderie di Dolceacqua, una visitina mi piacerebbe proprio organizzarla per poi condividere con voi le foto.

 Foto di Ivano Anfosso
Carissimi,
vi segnalo l’uscita in tutte le edicole dell’Agenda di Liguria 2012 dell’editore Stefano Termanini e distribuita dal Secolo XIX che oltre a svolgere la funzione di agenda al suo interno contiene 10 pagine dedicate a Dolceacqua che, in modo sintetico ma molto esauriente, descrive il paese dell’entroterra ligure in tutte le sue sfaccettature: una sapiente opera che stuzzicherà il lettore oltre che a sfogliare del tutto l’opera anche a trovarvi tutte le notizie utili per un breve soggiorno. Da segnalare, fra le altre cose, in esclusiva la foto dello stemma dei Doria ripreso nel luogo dove in antichità sorgevano le scuderie.

sabato 7 gennaio 2012

Pomeriggio letterario a Isolabona.




Un piacevole pomeriggio quello che ho trascorso questo pomeriggio alla presentazione del romanzo di Riccardo Giordano Battitore libero edizione philobiblon. Il pubblico presente credo sia stato soddisfatto dalla bella presentazione fatta da Paolo Veziano. L'opera prima di Giordano si è rivelata molto interessante, ora, non mi resta che leggerla, fatelo anche voi. 

venerdì 6 gennaio 2012

1981; Festa in Veonexi e Treixe






Questa mattina un'amica mi ha dato queste fotografie. Furono scattate nel 1981 in Veonexi e in Treixe in occasione dei santi patroni di queste località. Molte persone ritratte non ci sono più, tra queste suo padre che ho avuto l'onore di conoscere, Aurelio. Di lui conserverò per sempre il ricordo di una persona gioiosa, goliardica e sempre disponibile verso gli altri. Sono molti anni che in queste due località non si svolgono le messe; un vero peccato. Oggi sotto i castagni di Treixe ci sono solo rovetti ma San Michele non si sente solo perché c'è ancora chi gli fa visita Il tempo non si ferma, le persone cambiano, muoiono e altri interessi prendono il sopravvento facendo dimenticare che basta così poco per stare bene insieme.

Da questo link potrete accedere all'album fotografico dove volendo potrete scaricare le fotografie. Se siete interessati ad averne una copia, recatevi da Ecletticca, potrete usufruire del loro nuovo servizio di stampa digitale delle fotografie. Grazie Patrizia per la condivisione, presto ti farò visita per curiosare tra le altre. 

mercoledì 4 gennaio 2012

Riccardo Giordano: " Battitore libero". Presentazione a Isolabona sabato 7 gennaio

Sabato 7 gennaio nella Loggia di piazza Martiri della Libertà a Isolabona, verrà presentato il romanzo di Riccardo Giordano  Battitore libero edizioni Philobiblon. La presentazione sarà a cura di Paolo Veziano. Di seguito potrete leggere parte di una recensione scritta da Francesco Improta e pubblicata sul sito  di Bartolomeo di Monaco; recensione che invoglia a presenziare all'evento e al successivo acquisto del romanzo. 








Marino Magliani, visceralmente legato alla propria terra, come risulta dai suoi romanzi ambientati quasi tutti nelle vallate del Ponente ligure a ridosso della Francia, da qualche tempo con la sagacia e il talento dello scrittore di razza è impegnato a dare visibilità a scrittori liguri sconosciuti o dimenticati. Vale la pena ricordare che Elio Lanteri, autore di quel gioiello narrativo che è La ballata della piccola piazza, è stato scoperto da Magliani non diversamente dall’autore del libro in questione, Riccardo Giordano, che approda alla narrativa dopo un passato abbastanza mo­vimentato di agricoltore, sportivo, sindacalista e politico: attualmente è consigliere provinciale nelle file del Partito Democratico.

Battitore libero raccoglie ed elabora alcune di queste esperienze con­vogliandole in una storia che si snoda dal 1944 al 1967 mantenendosi in bilico tra verità e finzione. Il romanzo si apre con la descrizione di Pietra­bruna, un piccolo borgo rurale situato alle pendici del monte Faudo, a quattrocento metri sul livello del mare, scenario della vicenda: Erano i tetti di Pietrabruna, umidi di pioggia e rilucenti dell’ultima luna, in un’im­pressione di ordinata e pulita povertà. Continua a leggere

lunedì 2 gennaio 2012

Una scala come cella frigorifera "ecologica"





Queste due scale avevano destato le mie attenzioni durante la visita nella casa che fu della famiglia del prelato Noaro. Le descrissi in questo modo:

Vi sono poi due rampe di scale che finiscono nel nulla. Mi è difficile pensare, visto la volta così bassa, che potessero condurre da qualche parte..."

Un quesito il mio che "immaginava" una risposta diversa da quella lasciata da Luciano che mi scrisse:

"Roberta, il segreto delle scale penso sia presto svelato. Quelle scale che adesso non conducono a niente prima portavano al piano superiore. I tamponamenti, uno piano e l'altro a volta a botte sono stati realizzati successivamente in tempi probabilmente diversi. La ragione è sicuramente funzionale, ma anche diversi particolari che si evincono dalle foto che hai postato suggeriscono questo: vedi per esempio il battiscopa dipinto che si vede nella quinta foto."

Devo confessarvi che questa risposta non mi convinse perché nel salone principale, quello dell'affresco, è ancora presente una porta del 700 comunicante con la scala che conduce al secondo piano e soprattutto a non convincermi sono le dimensioni dei gradini, la contro soffittatura e la larghezza. Non risposi perché non avevo nulla da aggiungere finché, una email del "mio carissimo" Marino Cassini mi dava un'altra interpretazione. Marino mi scrisse:

 Cara Robbie,

       l'ipotesi dell'amico Gabrielli è logica e fondata. L'unica domanda che sorge spontanea  è: 
"Perché  i padroni del passato si sono preclusi un accesso al piano superiore?" 
   
Ho navigato in Intertnet  e nel sito "Agriturismo in Costa Amalfitana Sant'Alfonso- Comune di Furore " ho trovato quanto segue:

"Altrettanto curioso è un ambiente gelido e buio in cui campeggia una piccola scala senza sbocco. Ovviamente l'apparente inutilità è un inganno. Si tratta di una vera cella frigorifera "ecologica" che veniva utilizzata come dispensa e che, per la sapiente disposizione, mantiene ancora oggi temperature bassissime. S.Alfonso rappresenta una perla per la diffusione e il recupero delle tradizioni contadine ma soprattutto per riappropriarsi di una differente concezione del tempo, del lavoro e dell'utilizzo delle risorse ambientali"

E permettimi di lavorare un poco con la fantasia. Siamo nel Sud dei secoli passati, brigtantaggio e contrabbando erano all'ordine del giorno. Perché non ipotizzare un momentaneo nascondiglio di briganti ricercati dalla legge che si rifugiavano in luogi oscuri, sbarrati magari da un enorme armadio che nascondeva l'ingresso?

La funzione trovata e descritta per queste scale da Marino mi piace, mi convince e mi porterà ad approfondire la questione iniziando col cercare altre scale di questo tipo nel nostro borgo e poi... vi parlerò dei  briganti che abitavano su queste montagne!!!