giovedì 24 maggio 2012

Psoralea bituminosa



Camminare lungo le sponde del torrente Nervia che scorre vicino a casa mia mi rilassa. È un luogo che conosco molto bene, ogni volta che ci vado mi regala, dal punto di vista naturalistico, sorprese.
Ieri nel tardo  pomeriggio mi sono ritagliata un po' di tempo e ho scattato qualche fotografia  nei pressi del lago della Madonna. 




Quelle che vedete sopra sono alcune fotografie di un esemplare di Psoralea bituminosa conosciuto anche con il nome di Trifoglio bituminoso. Per l'identificazione ho dovuto chiedere aiuto ad Alfredo Moreschi che come sempre, mi ha fornito una risposta molto esaustiva, rafforzando la mia stima nei suoi confronti. Di seguito potrete leggere la scheda relativa a questo fiore. La passeggiata mi ha regalato altri scorci ma questa è un'altra storia.

Alfredo Moreschi scrive:

Il Trifoglio bituminoso
(Specie del Genere Psoralea)


: Erba rugna  Moète a Genova, Forfoglia a Bordighera, Cavallina a Noli e Voltri, Farfuìn alla Mortola, Bella figlia a Pieve di Teco, Luinassi a Cogorno, Teifoejoad Imperia, Pan del ciel a Mignanego, Erba medga servaega a Sarzana, Cavallette a San Bernardo, Trefoeggio a Savona, Zerfogliero a Montalto.


La Psoralea bituminosa, pianta molto comune nell’intera area mediterranea, nota in Italia come "Trifoglio cavallino o bituminoso" è particolarmente abbondante in tutta la Liguria dove fiorisce per gran parte dell’anno. 
È una delle più caratteristiche specie xerofitiche, riconoscibile per il capolino blu-porpora ma soprattutto per l’odore bituminoso molto acuto eguale a quello del petrolio. Di questo singolare profumo se ne erano già accorti greci e romani che la chiamavano "Asfaltio" e la usavano per comporre serti e corone di fiori. Era anche inserita nel ristretto gruppo delle piante magiche dagli effetti “portentosi”, almeno secondo le testimonianze di Pitagora e Democrito citate da Plinio.
Le sostanze contenute sono un acido grasso ed una minima quantità di un olio essenziale i cui principi attivi si chiamano psoraleni e isopsoraleni. 
Nei giardini parigini del Re sole, per alcuni anni la Psoralea bituminosa e la glandulosa, importata dalla Palestina, furono coltivate "facendo bella mostra di se a motivo della loro avvenente forma e dell'utilità per la medicina". Lo riferisce il botanico Bosch illustrando il Genere di appartenenza nel quale, allora erano state individuate una trentina di specie. 
”Il decotto in acqua ed applicato come fomento annullerebbe il veleno dei serpenti. Una persona a contatto con lo stesso succo morirebbe perché la forza venefica della pianta è mostruosa quando non debba annullare altri veleni”.   



Oggi la Psoralea bituminosa riveste scarso interesse medicinale anche se viene ancora utilizzata come tonico, mentre in passato si somministrava come espettorante nelle affezioni dell'apparato respiratorio mentre l’infuso delle sue foglie si applicava come cicatrizzante e lenitivo nelle ferite o nei morsi di serpenti.
Per la moderna fitoiatria sono invece decadute anche le antiche prescrizioni per combattere la cancrena o le virtù delle medicine ricavate dai suoi semi, considerate un toccasana nelle paralisi, nell'epilessia e le febbri intermittenti.  
Oggi, il Genere Psoralea ne conta oltre un centinaio, sparse in tutte le parti del mondo, alcune delle quali di qualche interesse economico come la Psoralea glandulosa che rimase in vendita per molti anni sogli scaffali delle drogherie come "The del Paraguay", la Psoralea esculenta, le cui radici tuberose, nelle intenzioni degli importatori dovevano sostituire le patate colpite dalla peronospora, ma si rivelò inadatta per la crescita molto lenta.  
La denominazione per queste Leguminose, nasce dal termine greco che significa "scabbia o rogna" perché il loro calice è gran parte della pianta sono cosparsi da tubercoli callosi. In Italia sono presenti tre specie mentre in Liguria esiste la sola Psoralea bituminosa, ben nota in tutte le località, almeno a giudicare dal record italiano di battesimi dialettali.   


Psoralea bituminosa L. (V- VIII. Nasce nei pascoli e negli incolti aridi sino ai 1000m). È una specie erbacea e con forte odore bituminoso, segnata da tubercoli callosi; ha fusto eretto striato, scuro, ramificato a corimbo, alto sino a 50cm. Le foglie sono picciolate e formate da tre elementi interi, i due laterali sessili, ellittici con punta arrotondata. I capolini emisferici hanno fiori papilionacei blu porpora con calice peloso a setole argentate e denti acuti. 


Come raccoglierle e coltivarle   


La Psoralea bituminosa può essere prelevata senza lo scrupolo di danneggiare  il patrimonio naturale data la sua rilevante abbondanza: si installa con successo nel giardino seminandola a dimora in marzo, senza alcuna ulteriore preoccupazione, evitando l’ombra assoluta e destinandola a terreni sciolti. 
Nello stesso periodo si può effettuare la divisione dei cespi.



8 commenti:

  1. Non conoscevo il nome di questo splendido fiore, Roberta.
    Grazie!

    Ottimi scatti.

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  2. noi lo chiamiamo "zerfoglio" . mi piace il suo odore particolare!!! buona serata , finalmente col sole!!!

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    1. A Rocchetta?...scherzo ovviamente casteluzza;))

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  3. Ho sempre da imparare passando da te.Mi piace la natura ,delle piante in genere mi attirano i semi quelli più strani,è una mania.
    Grazie per le cose che condividi con noi.Ciao

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    1. Troppo gentile chicchina;))
      A presto

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  4. Visto parecchie volte ma non ho mai saputo che si chiamava bituminoso ;-)

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