sabato 26 maggio 2012

Le Scrophularia

Devo imparare ancora molte cose... ora mi accontento di cogliere e immortalare alcuni attimi delle mie passeggiate e di condividerle con voi. Quelli sotto riprendono alcuni particolari di una  Scrophularia nodosa che quest'anno è abbondante sulle rive del nostro torrente il Nervia. Sui piccoli fiori di questo arbusto è un via e vai di api, vespe e sirfidi perché questi insetti vanno ghiotti del suo nettare nonostante l'odore fetido dell'intera pianta. Se volete scoprire le altre specie di questo genere, potrete leggere la scheda allegata inviatami da Alfredo Moreschi. Conoscere la natura che ci circonda è sempre istruttivo. Godersi la natura è meraviglioso, vivere in un luogo dove questa ci regala forme, colori e profumi lo è ancora di più. 






Le Scrophularia
Di Alfredo Moreschi

"Scrophularia, dal latino "Scrophula" (scrofole). Venne applicato un tal nome a questo Genere perché si credeva negli scorsi tempi una sua specie guarisse da questa malattia".
Con questa frase, uno dei primi dizionari etimologici di Botanica spiegava la nascita della denominazione, basata sull'interpretazione dei testi classici come gli scritti di Plinio dove si legge: "La Galeosside o,  secondo altri Galeobdolo o Galio, ha fusticino e foglie più lisce ma eguali a quelli dell'Ortica: sprigionano un odore pungente quando sono triturate; il fiore è porporino. Nasce ovunque, presso le siepi e lungo i sentieri. Foglie e  gambi  tritati e mescolati con l'aceto, applicati sulla parte, eliminano gli indurimenti e le piaghe purulente, come pure le scrofole, i pani e gli orecchioni. Si rivela utile anche il fomento con succo della pianta cotta".
Il riferimento di Plinio va alla Scrophularia peregrina ed è singolare che sia stata un'umilissima pianta destinata a fornire il nome per una Famiglia, quella delle Scrophulariacee, affollata di soggetti molto più dotati e famosi: basta citare, al proposito, gli Antirrhinum, i Verbascum, le Digitali.
L’interesse dell’uomo per le Scrofularie si limita alla loro utilità come specie mellifere perché le api, soprattutto alla base delle piccole corolle della Scrophularia nodosa, trovano un nettare prelibato nonostante l’odore sgradevole dell’intera pianta; un tempo famosa per i suoi impieghi medicinali, deve il suo nome di specie dai noduli che caratterizzano le sue radici.   
Gli erboristi medievali la usavano assieme alla Scrophularia peregrina, secondo i protocolli classici riducendo le foglie in poltiglia per curare, piaghe, ascessi, cancrena e le infiammazioni ghiandolari chiamate “scrofole”, perché simili agli ingrossamenti  osservati sul collo delle scrofe.


Anche la Scrophularia auriculata serviva per combattere il mal di denti ma il succo distillato dalle foglie conosceva anche una fama di cosmetico; infatti, le estetiste medievali convincevano i clienti ad usarlo per togliere le macchie dall'epidermide di viso e mani. Inoltre veniva venduta dagli erboristi quale specifico per calmare il prurito. 
Le sostanze curative stazionano nelle sommità fiorite e nella radice dove sono stati isolati diversi glucosidi, una sostanza amara, la scrofularina, saponine, zucchero, resine, acido cinnamico, caffetannico, malico, pectinico, butirrico, manganese, vitamina D.
Per questo loro contenuto la Scrophularia canina, Scrophularia aquatica, la Scrophularia nodosa e la Scrophularia vernalis sono in grado di esercitare una blanda azione cardiocinetica, diuretica, emocatartica, vulneraria e contro le dermatosi. 
Con la Scrophularia nodosa si prepara tuttora un decotto con 15-20 gr per un litro d'acqua e si prende alla dose di 2-3 tazze al giorno per curare il diabete. Per l' uso esterno vulnerario ed antiemorroidale si ricorre ad un decotto preparato con l00 grammi  in un litro d'acqua. 
Le Scrophularia sono circa centocinquanta specie, distribuite nella flora spontanea delle regioni boreali extra-tropicali comprendenti l'Europa, l’Asia, l'Africa ed il Continente americano. 
Sul territorio italiano ne nascono una decina prevalentemente dislocate in zone ombrose ed umide o le macerie; la Liguria conta sulla metà di queste piante perenni, biennali o annuali, ad aspetto prevalentemente erbaceo, a volte subarbustive, sovente pervase da odore fetido soprattutto quando sono in pieno sole. 
Hanno foglie opposte, le superiori a volte alterne, intere quanto incise. 
I fiori, usualmente assai piccoli e riuniti in cime ascellari formano pannocchie o tirsi, terminali. 
La corolla assai irregolare, a tubo largo e ventricoso, talvolta anche allungato, ed a lembo che si divide in due labbri; quello superiore, corrispondente a due petali, costituito da due lobi ed è più lungo dell’inferiore; questo corrisponde a tre petali (i due laterali eretti ed centrale patente o rovesciato). Gli stami fertili sono quattro, due sono più lunghi, con le antere ad unica loggia che lasciano defluire il polline attraverso un'unica fessura trasversale.
L'ovario, biloculare, ovato, libero, è cinto alla base da un disco anulare ghiandoloso, ed è sormontato da uno stilo filiforme che termina in un bottoncino. Il frutto maturo è una capsula avvolta dalla persistenza del calice. I semi sono numerosi e rugosi sulla superficie, ma relativamente piccoli. 

Scrophularia canina  
Scrophularia canina (IV- VI. Nasce nei luoghi pietrosi e sabbiosi sino ai 1500m). E’ una pianta erbacea  a forte odore di cimice, con fusto eretto, angoloso e glauco, alto sino ad 80cm.  Le foglie inferiori sono picciolate a contorno triangolare e divise i 7- 9 segmenti suddivisi in lobi incisi o dentati. I fiori di colore rosso scuro più o meno sessili, sono disposti in cime di 5-  11 elementi (a volte di più). Il calice diviso in 5  lobi arrotondati è bordato da un ampio margine bianco e membranoso. La corolla ha il labbro superiore lungo un terzo del tubo. Il frutto è una capsula ovoide. 

Scrophularia lucida  
Scrophularia lucida (IV- VII. Nasce sulle rupi calcaree sino ai 300m). E’ una pianta il cui fusto eretto ha la base legnosa, è  angoloso in modo irregolare ed è alto sino a 40cm.  Le foglie sono divise  parzialmente in segmenti larghi ed ovali, quelle lungo il fusto più strette. I fiori di colore rosso scuro sono disposti in cime terminali ramose. Il calice è diviso in 5  lobi arrotondati con margine membranoso. La corolla  purpurea ha il tubo poco panciuto, il labbro superiore bilobato. Il frutto è una capsula subglobosa. 


 Scrophularia nodosa

Scrophularia nodosa (IV- VI. Nasce nei boschi umidi di latifoglie dai 250 sino ai 1400m). E’ una pianta erbacea  glabra, con radice tuberosa nodosa il cui fusto eretto, ha 4 angoli acuti senza ali ed è alto sino a 150cm.  Le foglie a picciolo non alato sono cuoriformi ovate, doppiamente dentate. I fiori di colore rosso scuro sono disposti in cime terminali ramose. Il calice diviso in 5  lobi ovali ha il margine scarioso e stretto. La corolla ha il tubo panciuto, con labbro superiore bilobato e l'inferiore trilobo, a  lobo patente. Il frutto è una capsula subglobosa acuminata. 

 Scrophularia peregrina
Scrophularia peregrina (Annuale. V- VI. Nasce negli incolti sino ai 900m). E’ una pianta erbacea con ghiandole sparse, fusto eretto a 4 angoli, ramoso ed  alto sino ad 80cm.  Le foglie picciolate sono cuoriformi e triangolari,  a dentatura irregolare; quelle del fusto opposte in basso ed alterne verso la parte alta dove divengono progressivamente sessili. I fiori di colore rosso purpureo hanno il calice è diviso in 5  lobi lanceolati ed acuti . Il frutto è una capsula subglobosa mucronata. 

Scrophularia vernalis   
Scrophularia vernalis  L. (Biennale. IV- VI. Nasce nei boschi umidi di latifoglie dai 250 sino ai 1400m). Ha fusto erbaceo eretto e ramoso striato ed a peluria crespa, alto sino a 120cm. Ha foglie inferiori ovate e lungamente picciolate, con bordo dentato irregolarmente. Il calice è in gran parte diviso in lacinie lineari e verdi mentre la corolla gialla ha 5 dentelli eguali. Il frutto è una capsula a forma di pera.


13 commenti:

  1. Cara Roberta, vivere su un'isola deve essere molto bello, e come vivere in libertà e più a contatto con la nature e i tuoi post lo dimostrano chiaramente.
    Grazie che condividi con noi le tue belle passeggiate floreali e non solo.

    Adesso sto ascoltando.
    Un bacio e buon fine di settimana.

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    1. Cara Rosy, ti ringrazio per le tue considerazioni, amare un luogo significa vivere ogni giorno ciò che esso ci regala sapendo cogliere le diverse sfaccettature. Io ci sto provando.
      Un abbraccio.

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  2. ci sono riuscito, complimenti per i testi e anche per le foto. anni fa il nipote di Aristide Martini, botanico, amico del padre di Italo Calvino, un pioniere della distillazione di essenze aromatiche del nostro ponente ligure, credo che il primo alambicco si trovasse a Carpasio, comunque il Martini inventò l'alambicco a doppia serpentina, il nipote ci regalò i suoi libri di botanica e di ricerca sulle piante medicinali e sull'estrazione delle essenze. io non li potevo tenere e se li prese Christiane, credo che tu la conosca , quella che lavorava al Louvre. potresti consultarli, alcuni sono in francese..
    ciao

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    1. Roberto mi fa molto piacere leggerti. Non conosco i libri che mi hai indicato, tempo fa ho acquistato la ristampa del libro di Rovesti, molto interessante, ne parlai qui
      A presto

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    2. Gianfranco Coggi7 settembre 2012 19:34

      Grazie per il bel ricordo che hai avuto di me, Roberto, grazie di cuore...mi auguro che al più presto quei libri possano trovare ospitalità nel Museo Etnografico di Pigna...in ogni caso un saluto anche Christiane...Gianfranco

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  3. Aristide Martini era nato a Pigna nella seconda metà dell'ottocento, una bella figura, come tanti personaggi di quel tempo, un filantropo, a Pigna tenne corsi sulla colticazione dell'iperico, della salvia, della lavanda e di altre piante officinali. diede vita ad una società italo.francese con sede a Vallecrosia, sulla disitillazione della lavanda. la nostra lavanda selvatica era la migliore, tieni conto che un quintale di lavanda selvatica rende circa settecento cl di essenza contro i due litri di quella coltivata (lavandino). trovammo numerose foto eseguite su lastre di piombo, alcune le sviluppammo e le mettemmo nel museo.. poi si affermò la chimica e le officinali andarono a ramengo..
    è un bel capitolo di storia della nostra vallata..
    ciao Roberto

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    1. Gianfranco Coggi7 settembre 2012 19:44

      Una precisazione. La società italo francese operante a Vallecrosia negli anni precedenti il secondo conflitto mondiale, fu costituita principalmente su iniziativa del padre di Italo Calvino. Mi sembra di ricordare che ne facesse parte anche Rovesti, al quale accenna Roberta. Mio nonno, Aristide Martini, ne era estraneo; ma legato da un rapporto di amicizia e stima professionale ad entrambi.











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  4. notizie interessanti per una pianta che conoscevo poco...ciao e buona settimana!!!

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  5. Accompagna le scolaresche alla scoperta della flora...

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  6. Belle le tue foto e molto interessanti anche le immagini di Moreschi.

    La scheda scientifica fornisce informazioni sicuramente utili.

    Sei fortunata a vivere in un piccolo paradiso naturalistico.

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    1. In questo periodo lo sto trascurando un po'...devo ricominciare ad osservare ciò che mi circonda!
      Ciao Annarita.

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