giovedì 29 marzo 2012

Reseda phyteuma

Qualche giorno fa vi ho proposto un indovinello floreale, non era facile individuare il suo nome. In questo periodo in cui la natura ci offre lo spettacolo del risveglio, siamo attratti dai suoi colori e sottovalutiamo quei vegetali che si colorano di tinte poco appariscenti. Domenica camminando tra gli incolti, sono stata attirata da un piccolo arbusto e guardandolo bene ho notato che i suoi piccoli fiori erano molto belli e di una forma originale, si trattava di una Reseda  phyteuma. Questo il nome che avreste dovuto scrivere! Di seguito potrete approfondire la loro conoscenza con una scheda di Alfredo Moreschi che ci svela le caratteristiche di questa specie spaziando come al solito tra scienza, storia e battesimi dialettali. Conoscere il mondo che ci circonda scoprendone i nomi, lo trovo affascinante.
Ieri mio figlio di rientro a casa  mi ha portato una bella sorpresa, ha fotografato in riva al torrente in località Gountè una pianta di Lunaria rediviva fiorita, era molto soddisfatto perché io non l'ho ancora fatto!!!



Le Resede
Di Alfredo Moreschi

La denominazione Reseda deriva sicuramente dal verbo latino «resedare», il cui significato è quello di calmare lenire, mitigare. Gli antichi pare infatti che si siano attivamente interessati di una delle tante specie appartenenti a questo genere. Una pianta assai diffusa sulle rive dell'Adriatico, alla quale era comunemente riconosciuta una forte azione antitioflogistica. «Presso Rimini» - scrive infatti Plinio - e nota un'erba che chiamano Reseda. Essa scioglie i grumi e tutte le infiammazioni; coloro i quali curano con essa aggiungono le parole Reseda morbos, Reseda scisne, quis híc erigerit? Radices nec caput. nec pedes habeant. Essi dicono questa frase tre volte ed altrettante volte sputano.

Forse dipende dal fatto che i medici moderni ignorano la formula magica evocata da Plinio, se oggi le Resede non sono più ritenute in possesso di virtù terapeutiche di nessun tipo nonostante che, come abbiamo visto, il loro uso fosse frequente nei casi descritti ai quali si possono aggiungere utilizzi depurativi, sudoriferi, anti elmintici e calmanti soprattutto nei casi di morsicature di cani e di altri animali.  

Risulta invece confermata, la presenza di principi tintori nella R. Luteola, una pianta nostrana il cui impiego, oggi decaduto per evidenti motivi di economicità, era già conosciuto in epoca neolitica e continuò fino al secolo scorso. La  «Guaderella» era intensivamente coltivata in molte zone dell'Italia perché dalle sue fascine bollite in acqua si ricavava una splendida tinta gialla, considerata la più bella e persistente gamma di questo colore allora esistente.


Un'altra specie, la R.odorata, proveniente dall'Egitto, si affermò invece tanto nel giardinaggio ornamentale, un campo in cui viene tuttora sfruttata, quanto per la estrazione di essenze profumate, di olio essenziale o di materie semi solide diluibili in alcool ed utilizzate dall'industria cosmetica. «Le sue qualità sorpassano il suo fascino» era scritto sulle armi e sulle insegne della nobile casata dei Conti di Waldstein. Questo motto altisonante era riferito sia al presunto carattere dell'antica stirpe aristocratica, sia al giudizio correntemente attribuito all'amorino, ossia alla R.odorata, ancora ritenuta in quei tempi in grado di offrire sfruttamenti proporzionalmente più grandi dei suoi piccoli fiori. Si intendeva intatti con ciò affermare simbolicamente il valore e la superiorità dello spirito sulla materia, prendendo ad esempio la presunta potenzialità terapeutica della Reseda.

Sicuramente affini alle Crucifere, ma anche strettamente apparentate con le Capparidacee, le piante che formano la piccola famiglia delle Resedacee comprendono soprattutto vegetali erbacei, particolarmente adatti nella morfologia strutturale alle posizioni aride e soleggiate. Esse appartengono in gran parte alla regione mediterranea, ma si estendono ad alcuni paesi nordeuropei, al Sud Africa ed alla penisola della California. Quattro sono le specie spontanee liguri che meritano una illustrazione diffusa, la R.luteola. la R.lutea. la R alba e la R.phyteuma, chiamate con nomi locali che poco si discostano da «Mignonetto o «Mignunettu servaegu», una confusione che si ritrova anche nelle denominazioni volgari di «Guadereilacrociata» per la prima specie e di «Erba guada» per la seconda (non dimentichiamo che con lo stesso battesimo popolare viene conosciuta anche la Isatis tinctorra). D'altronde lutea e luteola sono due specificazioni talmente simili nel suono e nel significato che ci si domanda perché Linneo abbia accolto una simile decisione quando norma costante della sistematica è quella di evitare il pericolo di contusioni di questo tipo.

Il genere Reseda comprende un totale di 50 unità specifiche, quattro delle quali partecipano alla flora della Liguria: sono specie annue o bienni, erette o decombenti, alcune glabre, altre papilloso-scabre, con fusti cavi ed angolosi a foglie intere, lobate o pinnate. I fiori sono irregolari, in racemi bratteati; hanno il calice a 4-7 divisioni, gamosepalo, profondamente ed irregolarmente diviso in un mutevole numero di lobi. I petali, ancor più eccezionali nei loro caratteri, sono molto diseguali, hanno un'unghia nettarifera verdastra, sono frangiati in lacinie, liberi o raramente coerenti, i due posteriori spesso più grandi. Gli stami variano da 10 a 40.

Roseda luteola vive nei luoghi incolti, nelle macchie e sui muri sino alla zona montana superiore, dove fuiorisce da aprile ad agosto. Ha fusto semplice, eretto, striato, talvolta poco ramoso, alto da 6 a 15 dm, ha foglie allungate, intere con un solo piccolo dente alla base. Il calice ha 4 sepali, la corolla 3 petali ( talvolta 405) di colore giallo-verdastro, il superiore concavo, quasi troncato in sommità e provvisto sul dorsodi una appendice con 5-7 lacinie.
Foto di Alfredo Moreschi
Foto di Alfredo Moreschi
Roseda lutea  nasce nelle ghiaie, nei campi, sui muti, negli argini dei torrenti ad altitudine collinari e montane; fiorisce da aprile a ottobre. Ha fusti cespugliosi o solitari, eretti o prostrato-ascendenti di 20-60 cm non o poco legnosi. Le foglie basali sono indivise o ternate, le medie pennato-partite, le superiori trifide, ruvide e a margine invcrespato. I fiori, in grappoli verdastri o giallastri, hanno calice a 6 sepali, altrettanti petali suddivisi in 3 lobi, quello centrale più stretto. I grappoli, inizialmente densi si allungano e diventano più sciolti.
foto di Alfredo Moreschi
Foto di Alfredo Moreschi
Roseda phyteuma vive negli incolti e nei coltivi collinari e submontani dove fiorisce da aprile a settembre. Ha fusti ramosi, cespugliosi, eretto-ascendenti, di 10-40 cm a foglie talvolta tutte semplici, a volte trifide con segmento terminale obovato o lanceolato-spatolato. I fiori in racemo lasso, hanno calice a 6 sepali, accrescenti nel frutto, ed altrettanti petali bianchi, gli inferiori indivisi e strettissimi. Gaston Bonnier, nella sua flora della Francia descrive una varietà, la var.ligustica, caratterizzata da fiori lungamente peduncolati, disposti in grappoli molto lassi con petali lunghi al massimo 3 mm e 2-4 volte più grandi dei sepali. 
I fiori delle resede presentano un aspetto curiosamente interessante quando si osservano da vicinino e si scoprono le singolari frangiature dei petali. Nella R phytheuma, presente in tutti gli incolti aridi della regione, i quattro petali superiori divisi in lacinie lineari mentre i due inferiori sono interi e strettissimi.


Reseda alba  nasce nei greti dei torrenti in vicinanza del mare o negli invcolti, fiorendo da aprile a settembre. Aha fusti alti fino a 1 metro forniti di foglie tutte pennato partite a 5-15 paia di lacinie quasi eguali o alternate con alcune più piccole fortemente ondulate e increspate. I fiori sono raccolti in raceni densi e conici formati da fiori bianchi a 5 petali trifidi.

Foto di Alfredo Moreschi
La Reseda odorata si può trovare spontaneizzata in diverse zone della Ligurda sfuggita alle coltivazioni di cui era oggetto sino a pochi decenni or sono sia a scopo ornamentale che per l'estrazione delle essenze. Nonostante sia consideraío un fiore passato di moda, i suoi semi vengono ancora offerti dalle ditte produttrici di sementi che, nei loro cataloghi, vantano la frugalità e la resistenza ai freddi dell'«amorino», consigliando inoltre di piantarlo in zone ombrose, nelle località ad alta esposizione solare.

Immagine reperita qui
Le nostre Resede spontanee possono essere agevolmente adattate alla vita del giardino anche perché le loro doti ornamentali non sono certamente inferiori a quelle della più celebre consorella nordafricana; soprattutto la R luteola può rendersi ulteriormente utile a chi voglia provare ad estrarne il colorante giallo vivace, resistente e non velenoso o il delicato e penetrante profumo.

7 commenti:

  1. Vedi che non era una pianta che si mangia? ;-)

    RispondiElimina
  2. Non si mangia ma è curativa.
    Grazie Roberta della risposta esauriente.
    Ciao

    RispondiElimina
  3. Ero ben lontano dalla realtà di questa pianta, me ne rendo conto ora dopo aver letto il tuo esauriente post.
    Ciao Roberta, buona serata!

    RispondiElimina
  4. Non la conoscevo cara Roberta.

    Buona Domenica delle Palme!

    RispondiElimina
  5. Una interessante descrizione della Reseda. Complimenti a Moreschi per la ricca e dettagliata presentazione.

    Bella la foto scattata dal tuo fligliolo. Un bravo al fotografo naturalista in erba.

    Un salutone
    Annarita

    RispondiElimina
  6. C'era (c'è sempre ma non viene più raccolta) una pianta di cui si faceva commercio e da cui si estraeva una tintura gialla, la scöa (ginestra dei tintori, Genista tinctoria). Ce ne sono esemplari vicino al paese, di là in Traighe. Da non confondere con la scua (Genista scoparia) con cui si facevano le scope.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La prossima volta che vieni al paesello potresti andarle a fotografare così ce le fai vedere.

      Elimina

E' possibile commentare nelle seguenti modalità:
1) Google/Blogger: occorre registrarsi gratuitamente a Google/Blogger.
2) OpenID: ancora in fase beta, consente di commentare utilizzando un account comune ad alcune piattaforme.
3) Nome/URL: basta immettere un nome (nick) ed il proprio indirizzo (se si possiede un sito/blog).
4) Anonimo: Se proprio non riesci ad utilizzare le altre opzioni, puoi commentare anonimamente. Se scegli questa opzione, gentilmente lascia una firma in modo da farti riconoscere.