venerdì 30 settembre 2011

A Isolabona apre il Centro Giovani "IsolaGiò"

Finalmente anche Isolabona avrà uno spazio per i giovani. Domenica 2 ottobre alle ore 15 e 30 ci sarà l'inaugurazione del Centro Giovani Isolabona, IsolaGiò e in concomitanza, la riapertura nei locali di proprietà comunale siti in via Veziano, della Biblioteca Ferdinando Peitavino. La biblioteca funzionerà grazie al volontariato degli associati del Centro Culturale A Ciassa di Isolabona.
Inutile dire che questa iniziativa è da considerarsi lodevole, spero vivamente che ci sia un riscontro da parte dell'intera comunità perché investire nei giovani e nella cultura è la strada che permette a una società di crescere. In questo caso l'Amministrazione Comunale di Isolabona non si è fatta scappare un'occasione, spero ce ne siano altre.





Ieri mattina ho contattato uno dei responsabili dell'associazione che curerà il progetto, mi sono fatta spiegare di cosa si tratta. Molto interessante, tramite e-mail ho ricevuto una sintesi di quello che è il loro programma per Isolabona e i progetti che hanno già realizzato in altri comuni.


Centro Giovani Isolabona:

Da domenica 2 ottobre grazie all’accordo tra il comune di Isolabona e l’associazione G.R.A.Z.I.E. apre ufficialmente il centro giovani IsolaGiò.
Il centro resterà aperto il venerdì dalle 14.30 alle 19 e il sabato dalle 15 alle 19. Due educatori dell’associazione G.R.A.Z.I.E. saranno a disposizione dei ragazzi per  tutte le loro esigenze. Il centro è costituito da tre sale: una biblioteca (curata dal centro culturale  “A Ciassa”) uno spazio studio, e un area giochi munita di divanetti tavolini, biliardino, televisione e internet point. Il venerdì sarà possibile svolgere i  compiti scolastici assegnati per la settimana successiva assistiti da un animatore. Il sabato sarà invece dedicato allo spazio ricreativo con attività varie.
Lo scopo del centro è offrire una possibilità  di incontro ai giovani della val Nervia. Oltre al servizio per i più giovani, il centro offre un’assistenza ai giovani più grandi nell' inserimento nel mondo del lavoro. Per chi lo desiderasse è possibile, tramite un colloquio con l’educatore, compilare il curriculum e consultare le offerte di lavoro presenti sul territorio. Nel centro sarà presente anche il “cerca lavoro” giornale locale che raccoglie tutte le offerte di lavoro.
Insomma studio, gioco, lavoro: il centro segue il giovane in tutte le sue attività! Inoltre è possibile chiedere al centro informazioni relative alle scuole superiori presenti nella zona e fare un colloquio orientativo.
In aggiunta alle attività interne al centro è intenzione dello staff organizzare attività serali e uscite organizzate.
Il centro rappresenta una vera possibilità per i giovani e per i paesi della vallata, una risposta forte alle necessità dei giovani che non  dovranno più  “scendere in giù” per trovare luoghi di aggregazione.

Presentazione dell'Associazione.

L’Associazione di promozione sociale G.R.A.Z.I.E. (Gestione e Realizzazione di Attività Zonali con Intento Educativo) nasce dalla volontà di persone già impegnate nei vari settori del sociale di unirsi per offrire al territorio nuove tipologie di interventi e nuovi progetti.
Scopo principe dell’associazione è quello di promuovere l’uomo in tutte le sue dimensioni (formativa, educativa, spirituale, sociale,umana) e garantire attività di impulso che spingano le persone ad un’autentica cura di sé. 
I settori cui si rivolge l’Associazione G.R.A.Z.I.E. sono i più diversificati: i giovani, gli adulti, i formatori e gli educatori, gli anziani. Per ogni categoria di persone cui l’associazione vuole offrire un qualche servizio è stata istituita una commissione interna costituita da soci che dimostrino una particolare attitudine per quel settore. Nascono così La commissione giovani (C.G.), la commissione cultura (C.C.) e la commissione famiglia (C.F.). 
L’associazione ritiene che l’unione e la collaborazione con le altre realtà già presenti sul territorio siano indispensabili per poter offrire un servizio funzionale ai bisogni e atto a risolvere determinati problemi.
L’associazione neonata (giugno 2011) conta al suo attivo pochi membri, ma siamo certi che ben presto nuovi soci verranno a rimpolpare le nostre file consentendoci così di fornire nuovi servizi al territorio.
Scopo ultimo dell'associazione è quello di favorire il formarsi di una società più coesa e attenta alle esigenze di ognuno.

Progetti realizzati dall'Associazione:

Scuola No-problem!
L’associazione sebbene molto giovane ha già realizzato un progetto molto impegnativo. Per i mesi di luglio e agosto nelle scuole elementari di Nervia e nella scuola Media Biancheri di Ventimiglia i volontari dell’associazione hanno seguito gratuitamente 130 ragazzi dalla prima elementare alla quanta superiore nello svolgimento dei loro compiti estivi. Il servizio, totalmente gratuito, ha riscosso un notevole successo ed ha soddisfatto le esigenze delle famiglie.

Taglia e cuci:
Da ottobre nella sala polivalente del comune di Vallecrosia partirà un corso di taglio e cucito. La durata del corso è da ottobre a maggio il giovedì dalle 14 alle 16. Scopo del corso è divenire abili nell’arte del cucito, dal rammendare a confezionare un abito con le proprie mani. Costo del corso è 10€.

Ferro d'Asino.


Il ferro da me ritrovato, quello sopra, è stato perso da un Asino. Averlo ritrovato in Treixe, è stata una vera casualità. 
Quello sotto invece appartiene a un Mulo, è decisamente più grosso e si differenzia anche dai buchi laterali e non frontali per ancorarlo allo zoccolo.

Zoccolo di Mulo regalatomi da André


Durante una breve conversazione con il maniscalco André di Dolceacqua, sono venuta a conoscenza che gli animali ferrati non sono solo tre Cavallo, Mulo e Asino ma altri, come Bue, e addirittura Mucche. André ha iniziato a parlarmi spiegando che fare un ferro manualmente non è cosa semplice e facile, oggi si trovano già fatti e il maniscalco moderno li deve solo adattare. Il discorso si è fatto complicato e gli ho promesso che appena posso andrò nella sua officina. Ringrazio Giulio e Skip per aver giocato sul blog e chi su facebook dove l'amico Massimo Allavena ha indovinato. Se siete interessati a scoprire qualcosa di più sugli Asini, sul sito Raglio, troverete tutto cosa cercate sugli Asini veri.

Il maniscalco André





giovedì 29 settembre 2011

È un ferro per lo zoccolo di un...?



Dalla terra spuntava solo un angolino di questo ferro...ho scavato intorno e ha rivisto la luce. Chissà quante persone lo hanno calpestato e chissà da quanto tempo stava li. Capitano sempre per caso certe cose o sono io che sono curiosa? Vi assicuro che il pezzo che affiorava era davvero piccolo, sotto sotto sarò una curiosa? Non so, ma ora tocca a voi. Sapreste dirmi per quale animale il maniscalco lo ha forgiato? 
Domani la soluzione con la fotografia di tutti ferri che possiedo.

mercoledì 28 settembre 2011

Ponente oggi.it




Da qualche settimana è nato un nuovo giornale online, Ponenteoggi, questo il suo nome, ci racconta i fatti che avvengono nel nostro Ponente Ligure con un occhio di riguardo alla Costa Azzurra. Da questo link potrete accedere alle sue pagine. Un augurio speciale all'amico Marco Risi che su queste pagine scrive e a tutta la redazione per un buon lavoro.

lunedì 26 settembre 2011

Le Polarità Ambigue, libro di Giancarlo Castello


Questa estate ho inviato a Giancarlo Castello parecchie fotografie di animaletti curiosi da identificare e di cui scoprire insieme a voi le loro abitudini. Giancarlo mi ha fatto sapere tramite e-mail che era molto impegnato e che quanto prima mi avrebbe scritto le schede degli interessantissimi soggetti fotografati.  Qualche giorno fa tutto si è fatto più chiaro, Giancarlo Castello mi ha rivelato quali sono stati i suoi impegni. La stampa di un suo libro lo ha portato ad avere impegni su impegni. Un libro quello di Giancarlo che parte da lontano, sono ben venticinque gli anni che gli sono serviti per svilupparlo. Si tratta di un Metodo-Gioco per interpretare i pensieri e i comportamenti umani (niente di esoterico però, solo a ragionamento scientifico). Il progetto di Giancarlo è molto più ambizioso, con il ricavato della vendita del libro vorrebbe far produrre anche il gioco vero e proprio, che ha chiamato il “Gioco dell’Umanotica”, di cui ha già costruito il prototipo e potrà dare il ricavato a un Ente per l’handicap fisico. Di seguito potrete leggere di cosa tratta il libro, ho inserito i link che vi porteranno direttamente dove si può acquistare il libro. Un gesto che oltre a farci capire meglio i nostri comportamenti e le nostre scelte, è finalizzato a fare del bene. È per questo motivo che vi chiedo di divulgare la notizia.







Titolo del libro: LE POLARITA’ AMBIGUE di Giancarlo Castello - (15 €) -

Reperibile presso le librerie online (che non applicano spese di spedizione), come Deastore, IBS, Libreria Universitaria, ecc.


Com’è nato e di che cosa tratta?

Provate a chiedervi qualcosa riguardante voi stessi o gli altri, una scelta, un comportamento, una simpatia. Chiedetevi perché qualcuno è riuscito a raggirarvi, nonostante la vostra intelligenza e che tipo di inganno è riuscito ad architettare per voi. Cercate di capire il tipo di amore che vi lega a una persona o da cosa è generata la vostra timidezza. Se leggerete il libro con sufficiente attenzione e ne afferrerete i principi di base, molto più semplici di quanto pensiamo, allora troverete le risposte.

Le direzioni della mente sono quattro. In realtà due di quelle direzioni non sono altro che il contrario delle altre due. Tutto potrebbe partire da un solo elemento, che si trasformi nel suo opposto. Prendiamo ad esempio il Bene e il Male. Un normale sdoppiamento basato sulla semplice verità di ogni antitesi. Ma se ogni opposto in realtà fosse ambiguo, le possibilità diventerebbero, appunto, quattro. E’ apparentemente difficile, ma il libro vi aiuterà a capire con facilità quali sono le leggi che governano i nostri pensieri e le nostre azioni. Non esistono solo il NO e il SI, ma anche il NO celato nel SI e il SI celato nel NO.

Venticinque anni or sono mi fu espresso un quesito da un gruppetto di bambini. Mi vedevano sempre osservare ogni cosa, e avevano cominciato a fare domande. Naturalmente rispondevo volentieri (sono uno studioso dei fenomeni della Natura). Una delle domande era: “Come mai l’orologio a lancette è rotondo e quello digitale quadrato? Poi mi chiesero perché tutte le capanne degli aborigeni sono sempre rotonde. Non era più facile farle quadrate? Quella domanda mi folgorò. Riflettendo mi resi conto che non solo quelle abitazioni, ma tutte le case di tipo arcaico erano rotonde. Così il tepee dei pellirosse, l’igloo degli eschimesi, il nuraghe dei sardi, il trullo dei pugliesi. Il fatto m’incuriosì così tanto che cominciai a fare una ricerca, applicando diversi  test ad amici e parenti. Risultò che tutte le forme degli oggetti erano suggerite da speciali impulsi. Davanti ai miei occhi si spalancò una porta sconosciuta. Compresi l’importanza degli opposti e il loro significato nel profondo della mente. Era come rovistare dentro un ripostiglio segreto, da dove uscivano conclusioni davvero straordinarie. Così sono giunto alle 4 leggi dell’Umanotica, da cui partono tutte le motivazioni e le concezioni del comportamento. Impossibile sottrarsi a esse.

sabato 24 settembre 2011

Protestare è facile...

 Isolabona "Res publicae"  usata a scopo privato
In queste ultime settimane abbiamo assistito a una serie di proteste. I Sindaci hanno protestato contro il governo centrale perché sono stati effettuati tagli agli enti locali, i Sindaci hanno protestato proprio oggi contro la Regione perché si sta provvedendo ad una riorganizzazione dell'ospedale Saint Charles di Bordighera. 
Il nostro Sindaco ha partecipato a entrambe le manifestazioni.
Protestare è lecito ed in alcuni casi doveroso. Mi chiedo allora se cavalcare certe battaglie possa essere un modo per distogliere le semplici persone dalle scelte politiche che hanno portato certe amministrazioni al collasso. Che i piccoli comuni ricevano sempre meno soldi è risaputo, ma quanti soldi sono stati mal spesi? 
Quanti lavori pubblici sono stati fatti senza alcun ritorno per la collettività? 
E quante opere pubbliche ultimate rotte e rifatte?
Tutto pagato a caro prezzo.
Eredità di un passato che ricade oggi sulle nostre teste. Scelte politiche ventennali che oggi, non sono più sostenibili perché se spendi di più di quanto ti puoi permettere, giustamente, fallisci. E chi paga?  
Mi piace pensare che protestare oggi sia facile, porsi dei perché molto più difficile!
Io ho provato e continuerò a farlo.













lunedì 19 settembre 2011

Cephalaria, Knautia, Scabiosa e Succisa ovvero le Vedovelle


Continuiamo a scoprire i fiori che abbelliscono la nostra terra. Mai come questa volta mi sono resa conto di come sia difficile identificare un fiore da una fotografia. Per riconoscere un fiore non basta fotografare i suoi petali, in certi casi occorrono anche le foglie basali e i semi. È ciò che è accaduto questa volta per dare il nome preciso alla Scabiosa che ho fotografato nei pressi di Col Sanderau. Lezione imparata, la prossima volta non me ne dimenticherò. Ecco cosa succede quando i particolari ritenuti insignificanti si dimostrano contrariamente molto importanti.
Vi lascio alla lettura della scheda e visto che l'autunno è alle porte e questi fiori vi piacciono, sappiate che è il momento giusto per iniziare a seminarli.

Scabiosa non identificata


Scheda di Alfredo Moreschi

Le Vedovelle
(Specie del genere Cephalaria, Knautia, Scabiosa e Succisa)


Cephalaria leucantha: Scaìosa a Mignanego. 
Knautia arvensis: Viduetta a Genova, Erba carbona a Bordighera, Veuva al confine francese. 
Scabiosa atropurpurea: Veduvella a Chiavari, Antugnèi sarvaeghi a Sarzana, Viduelle ad Imperia, Erba carbona a Bordighera, 
Scabiosa columbaria: Viduete, Viduette a Genova, Veduvela, Antugnèi a Sarzana, Testa de mòu a Sarzana. 
Succisa pratensis: Vedovella selvatica in alcuni luoghi della regione.   


Scabiosa è un raggruppamento istituito da Linneo, battezzato con un'antica denominazione nata certamente per pubblicizzarne i sopravvalutati pregi medicinali, in allora così definiti:“qualità calorifiche capaci di eccitare la traspirazione, salutare nelle malattie della pelle, specialmente la scabbia e la rogna”. 
In epoca greca e romana non si riscontra nessun accenno ad utilizzi delle Scabiose almeno sino all’anno mille, quando furono credute un farmaco particolarmente attivo nella cura di pruriti, eczemi e dermatosi di varia origine. 
Proprio in quel lontano periodo, la Scabiosa succisa doveva avere famosi referenti in Vaticano se nel 1099 si davano alle stampe frasi come le seguenti:

”Urbanus pro se nescit pretium Scabiosae nam purgat pectus
quod comprimit aegra senectus lenit pulmonem,
purgat laterum regionem abscessus frangit, si locum bibita tangit”. 

Sono opera di un ignoto poeta, contemporaneo di Papa Urbano II° (in un primo tempo erano state attribuite al Pontefice stesso) ed enumerano gran parte delle presunte proprietà terapeutiche delle Scabiose, un Genere della famiglia delle Dipsacacee costituito da un’ottantina di specie.
Oggi nessuna Scabiosa viene comunemente utilizzata a scopo terapeutico perché neppure nei manuali a carattere divulgativo si sostiene più la loro efficacia curativa.
Il contrario accade invece in campo orticolo dove, grazie agli splendidi ibridi ricavati dalla Scabiosa atropurpurea e dalla Scabiosa caucasica, le "Vedovelle" continuano ad espandersi e ad accrescere la loro importanza commerciale anche come fiore reciso, specificatamente richiesto per la composizione di mazzi o corbeille da usarsi negli addobbi floreali nuziali dove si impongono, ovviamente, le varietà orticole a corolle bianche.  
In aggiunta, vale il significato simbolico attribuito loro dalla tradizione: quello di fiori della protezione e della difesa perenne: auspici particolarmente necessari per i novelli sposi nel momento in cui intraprendono la non facile convivenza a due.  
Nella nostra regione nascono una decina di Scabiosa, ma è bene ricordare accanto a loro le affini quattro specie di Cephalaria, le cinque Knautia, e particolarmente quella graziosissima specie prativa chiamata volgarmente "Morso del Diavolo" ossia la Scabiosa succisa, sinonimicamente oggi nota come Succisa pratensis. 
A proposito di quest’ultimo nostro fiore, vale la pena di citare un simpatico brano tratto dal libro Voyage autour de mon jardin, opera di Alphonse Karr, il letterato francese già direttore del Figarò, considerato l’inventore dell’industria floricola Nizzarda ed Imperiese. 
“La Scabiosa ha avuto un tempo grande notorietà perché era usata per guarire innumerevoli malattie tra le quali bisogna elencare la scabbia e la rogna. Si diceva perciò che il Demonio fosse particolarmente seccato per i preziosi servigi resi da queste piante; un giorno che era oltremodo furioso, prese a reciderli mordendoli alla base del fusto, convinto cosi di causarne la morte. Per dimostrare la veridicità di questa leggendaria affermazione, basta infatti mostrare la netta amputazione alla base degli steli quando si strappano dalla radice, ma nello stesso tempo è bene rassicurarci sulla loro sorte perché una pianta come la nostra, in grado di guarire perfettamente le altrui malattie, non troverà certamente alcuna difficoltà nel sanare se stessa”.   
Per la cronaca la denominazione scientifica di Succisa deriva dall’omonimo verbo latino, il cui significato (tagliare alla base) è collegato alla forma della parte più vecchia del rizoma che appare reciso da un affilato tronchesino.
Cephalaria , dal latino "cephalus" ossia "testa", segnala la forma dei capolini simile ad un cranio umano; infine, Knautia è un battesimo celebrativo dell’opera di una coppia di famosi botanici della Sassonia (padre e figlio), ossia Cristoforo e Cristiano Knaut, vissuti nel 1600.   
Nonostante che il nome Scabiosa richiami una malattia poco gradevole ad aversi ed a vedersi, in epoca relativamente recente si è iniziata anche nella nostra regione la coltivazione industriale della Scabiosa caucasica, soprattutto nei suoi ibridi rifiorenti che vengono venduti sul mercato floricolo di Sanremo come fiore reciso. 
Il loro notevole successo è dovuto alla grandezza dei capolini, che raggiungono gli otto centimetri di diametro ed alla notevole gamma di tinte. 
Le Scabiosa sono piante erbacee o perenni talvolta frutescenti alla base, munite di foglie intere o lobate, dentate e sovente assai suddivise. I fiori sono raccolti in capolini terminali depressi, con brattee involucrali in serie semplice o doppia ed involucretti segnati da due, quattro, otto coste ed altrettanti solchi. Il calice di ogni fiore termina in setole sottili e la corolla presenta un lembo quadri o quinquefido a lobi assai diseguali, oppure si mostra bilabiato.
Il frutto termina con cinque reste. L’involucretto si allarga a formare un collaretto nelle Scabiosa, mentre nella Succisa i capolini assumono una forma emisferica per l’assenza di corolle periferiche raggianti, mentre gli ordini di squame involucrali sono due. Nelle Cephalaria il capolino a coppa ha più serie di squame membranacee e l’involucretto a volte ha ha il bordo dentellato oppure esibisce denti apicali, la metà dei quali sono forniti di resta. 
Nelle Knautia la corolla ha quattro lobi, il ricettacolo peloso è privo di pagliette ed il frutto porta sul bordo da otto a dieci reste.

Cephalaria alpina Schrader.  
(VII- VIII. Nasce nei luoghi rupestri dai 1000 sino ai 1800m). Pianta a base legnosa con fusto eretto, ramoso e pelosetto in basso, alto sino a 100cm. Le foglie basali sono ellittiche a bordo seghettato, quelle del fusto imparipennate con 7-11 con foglioline lanceolate e nervatura alata. I capolini a palla, leggermente storti, sorretti da lunghi peduncoli appena obliqui hanno squame e pagliette oblanceolate e pelose, corolla giallo chiara e involucretto con 8 denti lunghi e pelosi. 

Cephalaria leucantha Schrader.

Foto Moreschi

(VII- VIII. Nasce nei prati aridi sino ai 1200m). Pianta a base legnosa con residui fogliari, fusti ascendenti, molto ramosi e glabri, alti sino ad 80cm. Le foglie basali sono hanno contorno ellittico e sono divise in 8-12 segmenti sempre più ampi verso la punta con un grande segmento lanceolato, acuto, a margine seghettato, quelle del fusto semplici, da lineari a lanceolate. I capolini con involucro a forma di coppa, sono sorretti da lunghi peduncoli, hanno squame marroni ovate e strettamente appressate, corolla bianca a stami esterni; l’involucretto e il calice hanno bordo fittamente dentato.   

Knautia arvensis Culter

Foto Moreschi

(Biennale o perenne. V- IX. Nasce nei luoghi selvatici ed erbosi sino ai 200m). Ha quasi sempre stoloni sotterranei, fusti eretti, ramosi, ad internodi estesi a volte con macchie porpora, alti sino a 90cm. Le foglie radicali sono oblunghe, le mediane lirate o pennatosette con 2-3 segmenti laterali, il terminale più ampio; le supreme più ridotte. I capolini sono ermafroditi: i femminili minori, hanno calice ad 8 reste, squame  triangolari e corolla azzurro viola o lillacina ma anche porpora o rosata. Lungamente peduncolati ed emisferici, hanno le squame lineari, le corolle viola scuro, porporine, azzurre o biancastre; l’involucretto ha la corona breve e riflessa. Simili sono: 

- Knautia mollis Jordan ch differisce per  essere densamente pelosa, avere gli internodi corti, le foglie basali lungamente picciolate, i pedicelli fiorali ghiandolosi e le corolle porpora rosse; 

- Knautia purpurea Borbàs che differisce per essere priva di stoloni,  foglie del fusto a 8-16 segmenti per lato, e segmento apicale eguale nella lunghezza ma più largo.   

Knautia integrifolia  Bertol (annuale. VI- VIII. Nasce nei luoghi selvatici ed erbosi sino ai 1800m). Ha fusti irsuti nella parte inferiore, eretti, ramosi, alti sino ad 80cm. Le foglie sono obovate o oblanceolato spatolate con lungo picciolo, in genere intere; le superiori ridotte e strettamente lanceolate. I capolini sono ermafroditi: i femminili minori, hanno calice ad con 12-24 denti qualche volta aristati. La corolla è viola chiaro.  Il frutto ha due denti opposti maggiori degli altri. 

Scabiosa argentea L. (Biennale o perenne. VII- IX.  Nasce nelle sabbie costiere e nei greti sino agli 800m). E’ pianta con fusti legnosi ascendenti molto ramosi ed alti sino a 50cm. Le foglie basali, scomparse all’antesi sono spatolate ed incise, le nuove pennatosette a 12-20 foglioline lineari, l’apicale obovata; le cauline  sono laciniate regolarmente. I molti capolini emisferici sono cinti da squame lineari e composti da fiori bianco giallastri o appena violacei, gli esterni maggiori. Il frutto cilindrico ha 8 solchi ed è irsuto solo nella metà inferiore.  

Scabiosa columbaria L. (VI- IX. Frequente nei luoghi soleggiati sino ai 1500m). Ha radice a fittone, fusti eretti e fogliosi, divaricati e ramosi, alti sino a 60cm. Le foglie inferiori sono indivise o lirato pennatifide, dentate, le radicali in rosetta; le cauline sono pennatosette a foglioline strettamente lanceolate, l’apicale più o meno simile. I capolini blu chiaro, blu lillacino o blu rosato, portati da brevi peduncoli, sono emisferici, lungamente peduncolati e cinti da brattee lanceolato lineari, più corte del capolino; il calice ha reste scure. Simile è la: 

- Scabiosa uniseta Savi che differisce per essere molto pelosa, avere il segmento apicale più grande, il calice a reste ridotte e caduche.   

- Scabiosa graminifolia L. (VI- VIII. Nasce nei luoghi rupestri dai 100 sino ai 2000m). E’ pianta cespugliosa usualmente vellutato sericea fusti legnosi prostrati ed ascendenti fogliosi nella parte inferiore ed alti sino a 30cm. Le foglie sono lunghe, lineari o appena lanceolate ed erette. I capolini solitari ed emisferici sono cinti da brattee lanceolate e composti da fiori azzurro lillacini o rosei, gli esterni manifestamente più grandi. L’involucretto è dentellato e le reste del calice sono giallastre. 

- Scabiosa holosericea Bertol.
Foto Moreschi

(VI- VII: Nasce nei prati aridi dai 500 sino ai 1900m). Ha fusti tondi, eretti, pelosi, ramosi, alti sino ad 80cm. Le foglie sono grigio vellutate, le basali sono crenate, oblanceolate spatolate, le cauline sono una o due volte pennatosette a segmento apicale più largo. I capolini a peduncolo corto, hanno fiori viola o lillacino, con reste del calice scure. Simile è: 

- Scabiosa candicans Jordan  che differisce per il colore bianco giallastro delle foglie che nelle cauline hanno lacinie lineari, e per le reste del calice che sono brevi ed esili.   

- Scabiosa vestita Jordan  che differisce per essere di minori dimensioni, avere fusto semplice unifloro, le foglie basali pelose e le cauline una o due volte pennatosette con segmento apicale maggiore. 

- Scabiosa lucida Vill. 

Foto Moreschi

(VII- VIII: Nasce nei prati e nei pascoli dai 1500 sino ai 2600m). Ha grosso rizoma lignificato, fusti tondi, eretti o ascendenti in sommità pelosi, alti sino a 25cm. Le foglie sono verde lucido, carnosette, ravvicinate le une alle altre, le basali sono dentate, scomparse all’antesi; le cauline sono pennatosette a segmento apicale più grande ed acuto. I grandi capolini terminali e solitari lungamente peduncolati, hanno fiori azzurri o rosa lillacino, con reste del calice scure. 

Scabiosa marittima L. (Biennale o perenne. IV- XI.  Nasce nei luoghi selvatici ed erbosi del litorale o della zona montana sino ai 1300m). Ha fusti eretti, divaricato ramosi, alti sino a 100cm. Le foglie radicali oblungo spatulate dentate o incise e distrutte alla fioritura; le mediane pennato partite; le supreme semplici e lineari. I capolini, lungamente peduncolati ed emisferici, hanno le squame lineari, le corolle viola scuro, porporine, azzurre o biancastre; l’involucretto ha la corona breve e riflessa.   

- Succisa pratensis Moench

Foto Moreschi

(Sin. Scabiosa succisa L. VI- VIII. Nasce nei boschi e nei prati umidi sino ai 1600m). Ha un rizoma breve ed ascendente col quale nascono foglie basali in rosetta, oblunghe od ovali, ed un fusto semplice, talvolta a coppie di rami, alto sino ad 80cm. Il fusto porta 2 coppie di foglie e capolini all’inizio tondi, poi emisferici di fiori a corolla azzurro-violacea o rosea; l’involucro ha squame patenti e pagliette lineari spatolate ed acute. Il frutto è irsuto con involucretto a 4 denti e calice con setole scure. 

Come raccoglierle e coltivarle.   

Le Scabiose sono graditissime e ricercate dagli amatori di giardinaggio che possono scegliere tra le gia avvenenti specie selvatiche e le splendide, sofisticate varietà messe a disposizione dalle aziende florovivaistiche. 
Le Scabiose si debbono seminare in autunno e dopo averle opportunamente trasferite in vasetti, vanno alloggiate nella zona desiderata ad aprile. 
Nella nostra regione si possono però seminare anche a marzo e trapiantare a maggio date le favorevoli condizioni climatiche. I semi delle specie selvatiche, abbondanti sul territorio regionale, sono pronti per il prelievo in autunno.

mercoledì 14 settembre 2011

Catananche cerulea, "freccia di Cupido"


Passeggiare in montagna regala grandi emozioni. Gli spazi aperti, l'orizzonte che si perde tra il mare e i monti e la distesa di verde sono solo alcuni aspetti che riusciamo a cogliere guardando verso il cielo ma se abbassiamo gli occhi ecco altre grandi sorprese. Fiori grandi, piccoli, colorati, profumati, spinosi alcuni sembrano insignificanti altri ci appaiono molto appariscenti ma come si chiamano? Trovare il loro nome non è cosa semplice. Alcuni di loro si conoscono perché fanno parte della natura che ogni giorno ammiriamo e sono entrati a far parte della nostra quotidianità, altri invece sono difficili da identificare. Fortunatamente uno dei massimi esperti di fiori della nostra zona, ci mette a disposizione le sue conoscenze e ci regala schede interessanti. Nella mia ultima passeggiata a Col Sanderau ,che si trova nei pressi di Muratone, ho fotografato alcuni fiori ignara di aver fotografato un ingrediente dei filtri d'amore la Catananche cerulea da "Katanankazo" che vuol dire nel greco antico "incatenare"!!! L'avessi saputo ne avrei raccolto in abbondanza.  Questi fiori posseggono una caratteristica un po' strana, infatti tra le 12 e le 13 si chiudono e si riaprono solo il mattino seguente. La colorazione dei petali non è sempre uguale infatti può essere blù come in questo caso ma anche rosa e....sarà meglio che mi fermi qui, altre utili informazioni le potete leggere nella scheda. La giornata trascorsa lassù, mi ha regalato tanti spunti per nuovi post per conoscere meglio il mondo che ci circonda. Qui ho trovato un libro che ci tenevo tanto ad avere, in fondo alla scheda ve lo faccio vedere.
Buona lettura, però prima una domanda, quando passeggiate in montagna, preferite guardare in alto verso il cielo o in basso?
  
Catananche cerulea

Foto scattata a  Col Sanderau

Scheda a cura di Alfredo Moreschi.

Catananche cerulea: Cicoria selvatica a Mignanego

La credulità e la facilità con la quale il genere umano si lascia talvolta suggestionare non debbono proprio aver limite, se nell'antica Tessaglia vi furono persone che prestarono fiducia alle streghe ed ai negromanti, i quali sostenevano che la Catananche coerulea possedesse il magico potere di far cadere innamorata la persona alla quale fosse stata somministrata. 
Per tale ragione questa nostra pianta fu sovente mescolata ad altri ingredienti nei filtri d'amore. Non per niente il suo nome deriva dal verbo "katanankazo" che vuol dire nel greco antico "incatenare". 
A proposito di questo termine e del riferimento ad abituali utilizzi esoterici esiste una citazione di Plinio il quale afferma testualmente:” È superfluo che io descriva le caratteristiche della Catananche, una pianta tessala, dal momento che la si utilizza soltanto per preparare filtri d'amore (la pianta in questione è stata identificata nell'Ornithopus compressus). Non è comunque fuori luogo dire, allo scopo di rivelare le imposture dei magi, che la pianta è stata scelta per questo uso in base ad una constatazione analogica, per il fatto che, mentre secca, si contrae come fanno le unghie di un avvoltoio morto”.   
Linneo adottò questa denominazione nel suo Sistema naturae creando un Genere comprendente cinque specie tutte native dei bacino Mediterraneo, due delle quali nascono in Italia: la nostra Catananche coerulea e la Catananche lutea, che riserva i suoi fiori giallastri alla sola Sicilia.
Sempre legati alle loro presunte influenze magiche, sono nati innumerevoli battesimi volgari quali "Madre d'amore", "Cupidonia", "Belvedere turchino". 
Nei paesi di lingua inglese è nato il nome popolare "Cupid's dart", ovvero "freccia di Cupido" per sottolineare il suo significato simbolico d'amore.
La denominazione dialettale di "Cicoria selvatica" nata a Mignanego è una definizione comunque imprecisa e decisamente poco riguardosa nei confronti delle rimarchevoli doti ornamentali della nostra pianta.
Le sue prerogative, non sono però sfuggite al già citato Casey, il quale l’ha incontrata più volte nei corso delle sue escursioni naturalistiche nell’entroterra della riviera italiana e francese e, nel suo Riviera nature notes, la descrive come “la più graziosa delle Composite Ligulate che ha le brattee dell'involucro talmente secche e scariose da produrre un rumore scoppiettante quando vengono pressate fra le dita”.
La particolarità morfologica ha valso alla Catananche coerulea il battesimo francese di "Immortelle" giustificato, appunto, dall’aspetto dell’involucro decisamente molto simile a quello dei Semprevivi. I suoi fiori vistosi e grandi, considerati uno dei tre blu che si incontrano nelle garighe, hanno inoltre la particolarità di chiudersi tutti i giorni fra mezzogiorno e l’una per riaprirsi solamente il mattino successivo.
Le corone della Catananche si presentano sovente con colorazioni diverse dall'usuale blu tenero e si possono incontrare esemplari con i capolini bianchi o rosei, sempre però marcati alla base delle ligule, da quella macchia di colore più scuro che nell'insieme appare come un occhio e produce un effetto singolare quanto aggraziato. 
Le sue foglie ed i boccioli giovani non hanno conosciuto utilizzi medicinali ma possono egualmente servire alla preparazione di una tisana rilassante e leggermente sonnifera. 
Per prepararla occorrono tre grammi di parti essiccate ogni cento di acqua, da sorbire alla dose di una tazzina da caffè prima di coricarsi.    

Catananche coerulea L.  (VII- IX. Nasce sui pendii aridi, nelle località sterili ma ben esposte al sole, fra i 700 ed i 1300m) È una pianta erbacea perenne a fusto rigido, tomentoso, grigiastro, semplice o raramente ramoso nella parte superiore, alto da 50 ad 80 cm.  Ha foglie percorse da un capo all'altro da nervature principali, lanceolato lineari, lunghe sino a 30 cm intere o dentate, quasi tutte raggruppate alla base. I capolini ovoidali, solitari, si compongono di numerose ligule patenti con 4-5 denti all'apice, di colore più tenero, con la porzione basale colorata di blu porpora scuro. L'involucro ha brattee ovate, scariose bianco-argentee disposte in più ordini.   
  
Come raccoglierle e coltivarle
Nel giardinaggio specializzato le Catananche sono presenti con alcune pregevoli varietà a fiore bianco (Snow white) bicolori a corolle azzurre e bianche (Wisley bicolor) ed a corolle veramente ragguardevoli (Major).
L'orticoltura sfrutta per semine annuali l'avvenenza e l'originalità di questi fiori nostrani piantandoli nelle zone ben soleggiate dal giardino in terra sabbiosa e soffice, tenendo presente la loro poca simpatia per l'eccessiva umidità.
Si possono comunque moltiplicare anche per divisione dei cespi in primavera, dopo di ché non resterà che attendere il mese di luglio, quando cominceranno ad apparire i loro fiori blu che si prestano egregiamente per la composizione di mazzi, durando a lungo nei vasi.
Il prelievo dei semi in natura, come nel giardino, deve essere accurato perché il loro caratteristico involucro scarioso può far sembrare già maturi esemplari i cui frutti non sono ancora perfettamente a punto.



domenica 11 settembre 2011

La luna del raccolto, Harvest moon, saluterà l'inizio della scuola.

Luna fotografata da Bajardo, cliccare sull'immagine per ingrandirla
Ieri mi trovavo a Bajardo, il paese dei Druidi, in compagnia di alcuni amici. All'uscita del ristorante, ci aspettava una luna fantastica. Nel cielo buio, la luna del raccolto, sembrava invitarmi a scattarle qualche foto. Ho scoperto solo oggi che la mia modella è una luna speciale che solo domani raggiungerà la sua massima grandezza. La luna del raccolto o Harvest moon, così si chiama, ha di speciale che illumina immediatamente il tramontare del sole il cielo permettendo ai contadini di ultimare i lavori nei campi. Dal blog dell'Osservatorio di Perinaldo possiamo leggere quanto segue:
<< Generalmente la Luna sorge con un ritardo di circa 50 minuti rispetto al giorno precedente, ma nei giorni precedenti e successivi alla “luna del raccolto” questo periodo si accorcerà , vedremo sorgere il nostro brillante satellite anche con soli 20-30 minuti di differenza >>.
Allargando le ricerche ho anche scoperto che per ogni mese la luna piena possiede un nome, qui potrete scoprirli anche voi. Domani sarà quindi un giorno speciale per la luna ma lo sarà anche per chi studia e lavora in ambito scolastico. Sarà per il mio ragazzo l'inizio del suo ultimo anno alla scuola secondario di primo grado, non mi sembra vero che sono già trascorsi tre anni!!! Auguro a tutti voi un anno ricco di soddisfazioni con l'auspicio che le tante privazioni e sacrifici possano essere utili a chi verrà.

giovedì 8 settembre 2011

Isolabona, incontro con Enzo Barnabà presentazione del libro Morte Agli Italiani.



Domani venerdì 9 settembre alle ore 17 presso la Loggia comunale di piazza Martiri a Isolabona, Enzo Barnabà presenterà il suo libro Morte Agli Italiani, il massacro di Aigues-Mortes del 1893. Barnabà sarà presentato da Paolo Veziano.
Il massacro di Aigues-Mortes, che il 17 agosto 1893 costò la vita a nove operai italiani linciati da una folla inferocita, rappresenta un episodio capitale nella storia dei rapporti tra l'Italia e la Francia. Eppure le storie generali, le enciclopedie ed i media, quando ne accennano, non mancano di riproporre inesattezze che risalgono alle versioni frettolose o interessate all'epoca, mentre frotte di turisti invadono allegramente le strade della città provenzale non sfiorate dal sospetto di trovarsi nel luogo che fu teatro dello scatenarsi, al grido di "morte agli italiani!" della più violenta follia xenofoba.

“Il merito e il pregio del lavoro di Enzo Barnabà” – ha scritto Alessandro Natta – “consiste non solo nell’averci dato finalmente una precisa, puntuale ricostruzione di un fatto per tanti ragioni memorabile nella storia non solo del movimento operaio ma civile e politico dell’Italia e della Francia, ma nell’indurci a riflettere…”
Un evento culturale di notevole interesse che si svolgerà nel nostro borgo, grazie a Enzo per averlo scelto.

Aggiunta delle ore 21 del 09 settembre.

È stato un interessante pomeriggio. Enzo ci ha accompagnato in un viaggio  nel passato, una pagina triste della storia francese e italiana. Come ha ricordato Paolo Veziano: " La storia è un'ottima insegnante peccato non abbia allievi".

sabato 3 settembre 2011

Alla scoperta del bunker di Sandérau



Dopo la prima grande guerra si assiste a un cambiamento delle fortificazioni di difesa. L'artiglieria pesante si è trasformata e la necessità di predisporre nuove difese si fa sempre più forte. Le terre di confine come questa in cui vivo, saranno tra quelle che subiranno le maggiori pressioni logistiche. Tra il 1928 e il 1934 con la Linea Maginot, si assiste alla massima esaltazione di queste opere, infatti, molte nazioni europee iniziarono la  costruzione dei loro bunker.
Il vero cambiamento consiste nel fatto che questi forti si svilupparono sotto terra per meglio resistere ai colpi dei calibri d'artiglieria. Passeggiando oggi nei boschi, non è difficile incontrare i resti di queste costruzioni come non è difficile individuare le bocche di fuoco delle casematte. Più difficile è trovare per alcune di loro la porta d'accesso. Alcuni, quelli in territorio italiano, furono danneggiati con potenti detonazioni alla fine della seconda guerra mondiale dai francesi. Quello che ho visitato appartiene oggi alla Francia e faceva parte del V° Settore del Vallo Alpino e più precisamente a Sandérau.
Trovarsi a guardare fuori da un bunker la fitta vegetazione, ci fa riflettere su come in circa 60/70 anni questa sia mutata.  Di seguito alcune fotografie che ho scattato.

Entrata
Bocca di fuoco a difesa dell'entrata
Interno, ben visibili i segni delle detonazioni che hanno divelto le porte
Interno

Il particolare che vi ho presentato nel post precedente, si riferisce a una bocca di fuoco della mitragliatrice e più precisamente a quella di difesa 

Non ero molto convinta ad entrare...poi mi sono fatta coraggio e armata di lampada ho fatto un bel respiro e mi sono incamminata. L'ambiente si è presentato "sano", nessun segno di umidità, nessun crollo, le uniche crepe presenti sono quelle nell'intonaco della volta in prossimità delle porte interne divelte, le pareti sono ancora tinteggiate di un bel bianco con uno zoccolo di circa 30 centimetri color rosso porpora. Non  ho incontrato pipistrelli ma altre creature di cui prima o poi vi parlerò. È stata una passeggiata interessante alla scoperta di un mondo sotterraneo artificiale, altri molto più grandi sono visitabili, prima o poi ci andrò.



Altro bunker mimetizzato con le pietre





giovedì 1 settembre 2011

Cos'è?



In questo periodo mi sono concessa un po' di pausa dal blog, da oggi ritorno a scrivere e lo voglio fare proponendovi un piccolo indovinello.

Sapreste dirmi cosa ho fotografato? 

A presto con la soluzione e un post più serio!