lunedì 28 febbraio 2011

Un nuovo video di Dolceacqua su YouTube

Su YouTube, un nuovo video fatto di immagini di Dolceacqua. È stato appena pubblicato, lo trovo meraviglioso!!!



Se avete in programma una gita nell'estremo Ponente Ligure, questo è un borgo che merita le vostre attenzioni.

venerdì 25 febbraio 2011

martedì 22 febbraio 2011

Una testimonianza del terremoto del 23 febbraio 1887, ritrovata nel manoscritto di Gio Antonio Cane

Domani sarà il 23 febbraio, una data che nella storia di questi luoghi è ricordata a causa del tragico   terremoto  del 1887, ne parlai ampiamente qui. Rileggendo gli studi che Marino Cassini ha svolto sul manoscritto di Gio Antonio Cane, ho trovato un riferimento a questa catastrofe. La pagina non fu trascritta da Marino perché, vista la data, non poteva essere stata scritta dallo stesso autore del manoscritto che all'epoca del terremoto era  sicuramente morto. Incuriosita, ho chiesto al proprietario del manoscritto, Giacomino Rodini, se me lo poteva far ri-visionare. Così è stato e ho trovato la pagina in questione. Purtroppo le condizioni di conservazione del manoscritto non sono eccelletti, la pagina presenta diverse imperfezioni.


 Pagina originale del manoscritto di Gio Antonio Cane


Ho provveduto a trascrivere ciò che è stato scritto dalla mano ignota. Alcune parole non sono leggibili, ho inserito dei puntini. Ho fatto un confronto tra questo resoconto e quanto scritto da Girolamo Rossi nella Storia del Marchesato di Dolceacqua e dei Comuni della Val di Nervia, a parte qualche piccola inesattezza che forse, non è neanche tale, la testimonianza è da considerarsi attendibile. L'autore indica l'ora del fatto con 5 del mattino, il terremoto è avvenuto alle 6 e 22 minuti. Potrebbe anche essere che l'autore volesse dire che alle 5 si erano radunati in chiesa, questa è una mia interpretazione. 
Non ci sono riferimenti a danni subiti dalle abitazioni ma questo non vuol dire che non ci siano stati.
Il Rossi infatti cita Isolabona come comune danneggiato. Nella relazione di Arturo Issel a pag. 197, possiamo trovare la tabella relativa a tutti gli importi calcolati dei danni nei vari Comuni. Qui possiamo leggere che Isolabona ha subito danni per un ammontare di £ 7035. Sono molto pochi se paragonati alle 396.360 £ di Castelvittorio. Quella che segue è la trascrizione della pagina trovata. 

Nel Lanno del Signore 1887 addi 23 del mese di febbraio la mattina ......... ore 5 mentre tutto il popolo in questo paese era radunato in chiesa per assistere alla S ta Messa per la benedizione delle Sacre Ceneri si è sentito un gran terremoto che ha scosso tutta la chiesa e anche tutte le case le aque delle fonti erano tutte ........ come la polenta e stato poco danno ringraziando Laltissimo Iddio in questo paese ma negli altri paesi sono stati danni strazianti e irreparabili a Bajardo si e allarghato tutto il paese e la chiesa vi e stato sepolto sotto le macerie 200 persone perche e cascata la volta della chiesa
a Oneglia si e dichiarata inabitabile
Diano marina si e voltata di sotto sopra restando ......... tutti gli abbitanti
Il castel vittorio si è tutto dirocato e le genti sono tutte andate ad abbitare chi incampagna chi nelle barache di tavole ........e stato una gran desolazione


Forse questa fotografia conservata nell'archivio storico di Alfredo Moreschi con data di riferimento 1887, ritrae veramente uno dei danni causati dal terremoto, per accertarlo però, bisogna mettere mano nell'archivio storico comunale. Paolo Veziano e chi scrive, si sono resi disponibili per un suo riordino a titolo di "volontariato" certi che, gran parte della storia di questo luogo sia ancora sconosciuta.

lunedì 21 febbraio 2011

Soluzione indovinello di Treixe


Le fotografie che ho postato ieri si riferiscono all'interno di questo tronco di castagno. Il primo a dare la soluzione è stato il mio amico di facebook Sandro seguito da Fabio che hanno scritto:

Sandro Durante il tronco cavo di un enorme castagno...ciao Roberta!
Fabio Gastaldo concordo con Sandro
Anche Giulio ha indovinato. Qualcuno di voi ha pensato a una tana di scoiattolo ma non è così, troppo bassa. Girando nel bosco ne ho incontrato ben due che molto velocemente si sono andati a rintanare nel loro rifugio che si trova ad un'altezza molto superiore di questa. Comunque, circa quattro mesi fa, questo anfratto è servito a Nana di Treixe, la gatta che vive in Treixe e soprannominata così da mio figlio, per farci i suoi piccoli!
Spero che la primavera arrivi presto, la natura in questo luogo è fantastica.



domenica 20 febbraio 2011

Indovinello. Girando nel bosco di Treixe...



Queste foto le ho scattate ieri in un luogo del nostro territorio che si chiama Treixe. Questo toponimo è presente un un documento del 1° marzo 1230 in riferimento ad una sentenza arbitrale tra le comunità di Pigna e Apricale per la proprietà di monte Comune pronunciata da fra Giovanni dell'Ordine dei Minori. 
Ieri, vista la bella giornata, speravo di scattare alcune fotografie interessanti, purtroppo la natura sta ancora dormendo. Mi sono accontentata  di osservare il bosco e in particolare forme apparentemente strane, come ciò che è restato dalla vegetazione dell'anno scorso di questa Clematis Vitalba L 


Oppure di queste piante ormai morte di Castagno




Tornando al titolo del post, sapreste dirmi cosa ha attirato la mia attenzione? Cosa ho fotografato e raffigurato nelle prime due fotografie?
Tornerò a parlarvi di questo luogo però prima di salutarvi vi mostro lo spettacolo che si può ammirare da lassù anche se la fotografia non gli rende giustizia.

 Guardando a Nord da Treixe, la montagna innevata è il Toraggio.

sabato 19 febbraio 2011

Marino Cassini: a proposito di Merdanzo...

Marino Cassini mi inviato ieri alcune sue considerazioni sul torrente Merdanzo. Marino, da grande scrittore che è, ci regala una descrizione di questo luogo a suo modo. Avendo letto il suo libro I ricordi di Cirò, posso dire che questo torrente ha per lui un significato importante, si tratta infatti di un luogo che conosce molto bene e anche se sono passati molti anni da quando, bambino lo frequentava giornalmente, ha lasciato in lui ricordi indelebili. Grazie Marino, è per me un onore averti come amico.
 
Cara Roberta,
ho letto gli interventi sull'argomento che sembra attrarre i lettori. Il mio parere l'ho espresso, ma condivido anche tutti gli altri nei quali c'è sempre una spiegazione logica. 
Voglio solo aggiungere un aneddoto che puntualmente si ripete durante i miei incontri con le scolaresche. Me l'ha ricordato una frase dell'amico  Alberto che scrive: "Quando si parla di merda, direttamente o indirettamente c'è sempre un notevole interesse".
Infatti, durante gli incontri con i ragazzi, prima  di parlare di libri o di personaggi, mi presento loro con un breve curriculum e una delle frasi che uso è:
"Io  sono ligure, nato a Isolabona, un paesino che sorge alla confluenza di un torrente e di un torrentello. Vado pazzo per il mio paese e in particolar modo per il torrentello. Ragazzi miei, si tratta di un torrenterllo bellissimo. Durante l'inverno è bianco per la brina e luccicante  per le pozze d'acqua gelata sulle cui lastre ghiacciate si riflettono i pochi raggi di sole che riescono a raggiungere il fondo valle; in primavera è tutto ricoperto d'un verde intenso; d'estate rigoglioso per le giunchiglie in fiore, i canneti e per altre erbe acquatiche dalle quali si eleva il gracidar di rane nascoste per entrare in una inattesa sinfonia pastorale e per fondersi col frinire delle cicale o con i belati di qualche capretta in cerca di teneri germogli;  un ruscello giallastro d'autunno quando le foglie avvizziscono e si apprestano a cadere ai primi soffi del vento. E poi, amici, gli odori, gli odori della natura circostante, gli effluvi che emanano dalle  corolle dei fiori, ora delicate ora carmose, attorno alle quali volano api e libellule dalle ali trasparenti.. Io adoro quel torrentello soprattutto  per il suo nome profumato:  Si chiama Merdanzo".
Certo che dopo il volo poetico, atterrare su quel nome è per gli ascoltatori uno  choc.
Lascio a voi pensare quale possa essere la loro reazione: il nome strappa risate a non finire, tanto più che concludo sempre con le parole: "Mi sento fiero di essere nato vicino al  Rio Merdanzo". 
 
Come vedete il nome ha i suoi lati positivi. Non ne ha , invece, per un editore che ha pubblicato in edizione scolastica il libro di Calvino  Il barone rampante, perché nella frase che cita il nome del rio dove sorgevano gli ontani sui quali il giovane barone viveva, è stato cancellato.  Piccinerie di certi censori.

  
                                 L'Ontano del Barone Rampante...forse!


 
                                     Scorcio del Merdanzo vicino all'Ontano

Ho appreso dagli interventi che qualcuno voleva cambiare il nome con Rio de Rose. Per fortuna non è stato così!

giovedì 17 febbraio 2011

M'illumino di meno, 18 febbraio 2011.



Il 18 febbraio 2011 torna M’illumino di meno, la più radiofonica campagna sul risparmio energetico mai escogitata sul globo terracqueo.
La Giornata del Risparmio Energetico 2011,special edition per i 150 anni dall’unità d’Italia, è fissata per il 18 febbraio 2011. Anche quest’anno Caterpillar invita comuni, associazioni, scuole, aziende e case di tutt’Italia ad aderire all’iniziativa creando quel “silenzio energetico” che ha coinvolto le piazze di tutt’Europa negli anni scorsi, per fare spazio, dove possibile, ad un’accensione virtuosa, a base di fonti rinnovabili.
Per il 18 febbraio cerchiamo, contestualmente agli spegnimenti simbolici, accensioni originali di luci pulite a tema tricolore. Turbine, lanterne, Led o biciclette, che alimentino tricolori luminosi su tutto il territorio nazionale. Impariamo a risparmiare, a produrre meglio e a pretendere energia pulita per tutti.

A questa iniziativa partecipano 150 Sindaci come ad esempio quello di Dolceacqua che per domani ha organizzato alcune iniziative. Da Riviera24 copio e incollo:
 
- Attività di sensibilizzazione al Risparmio Energetico presso le Scuole Elementari e Medie
- Attività di sensibilizzazione verso i Cittadini con la distribuzione dell’Ottalogo (le 8 semplici regole per risparmiare energia)
- Riduzione dell'illuminazione durante tutto il giorno presso gli Edifici Comunali
- Spegnimento dell'illuminazione del Castello dei Doria ,
- Manifesto-volantino alla cittadinanza con l’invito a partecipare all’iniziativa utilizzando meno luce per questa giornata
Per tutti coloro che sono intenzionati a partecipare all'iniziativa, ecco il decalogo da seguire che per buona abitudine andrebbe seguito tutti  giorni!!!
Invito tutti gli amici ad aderire all'iniziativa del programma radiofonico di Caterpillar

decalogo

Buone abitudini per il 18 febbraio (e anche dopo!)
1. spegnere le luci quando non servono
2. spegnere e non lasciare in stand by gli apparecchi elettronici
3. sbrinare frequentemente il frigorifero; tenere la serpentina pulita e distanziata dal muro in modo che possa circolare l’aria
4. mettere il coperchio sulle pentole quando si bolle l’acqua ed evitare sempre che la fiamma sia più ampia del fondo della pentola
5. se si ha troppo caldo abbassare i termosifoni invece di aprire le finestre
6. ridurre gli spifferi degli infissi riempiendoli di materiale che non lascia passare aria
7. utilizzare le tende per creare intercapedini davanti ai vetri, gli infissi, le porte esterne
8. non lasciare tende chiuse davanti ai termosifoni
9. inserire apposite pellicole isolanti e riflettenti tra i muri esterni e i termosifoni
10. utilizzare l’automobile il meno possibile e se necessario condividerla con chi fa lo stesso tragitto.
E ricordati di spegnere tutte le luci e i dispositivi elettrici non indispensabili venerdì 18 febbraio alle ore 18.00!


sabato 12 febbraio 2011

Marino Cassini risponde a Luciano Gabrielli


Questo pomeriggio, dopo aver letto il commento di Luciano Gabrielli lasciato al post precedente, ho contattato Marino Cassini per avere un suo ulteriore punto di vista riguardo il toponimo Merdanzo. Questa sera Marino mi ha risposto, rimarcando le sue convinzioni e motivandole come segue:

Cara Roberta,
 rispondo a caldo alla tua richiesta sul toponimo Merdanzo.
Avevo a suo tempo letto quanto Nino Lamboglia scrisse sull'etimologia del toponimo "Merdanzo" e con Alberto avevamo pensato ad altre spiegazioni come la derivazione dal latino "mendacium" ,che se non erro ho trovato in uno scritto di Girolamo Rossi (non chiedermi quale perché non lo saprei ritrovare) o alla derivazione ricavata da Alberto dalla parola "canavaira,  e dai miasmi che la macerazione della canapa produceva nel fondo valle dove veniva coltivata. 
All'ipotesi del signor Gabrielli avevo anche pensato. Essendo Apricale l'unico paese che sorge nei pressi del rio, i liquami che nel lontano passato finivano in fondo valle potevano aver fornito l'occasione per battezzarlo con quel nome.  Ma l'avevo scartata, anche perché, quando mia moglie fece una tesi sugli usi e costumi della Val Nervia, nelle interviste che conducemmo assieme nei vari paesi, nessun vecchio di Apricale, da noi interpellato, parlò di condutture (fogne) che dall'alto del paese scendessero sino a valle per smaltire le "acque nere". Apricale non era una città con decine di migliaia di abitanti, bisognevole quindi di una Cloaca Massima (vedi Roma) per smaltire i liquami.  Nel lontano passato gli Apricalesi (Vrigarenchi) erano sì  e no un migliaio, tutti contadini, e i liquami erano il concime naturaleche usavano per orti, uliveti, vigneti e , ritengo, ben poco raggiungeva il fondo valle in quantità tale da dare il nome al rio.
Ricordo che nella mia infanzia "il soverchio peso del corpo" veniva accuratamente raccolto in grossi pitali ("benengèire") per essere poi messo in botticelle di legno  della capacità di 20/30 litri, e portato , due o tre volte alla settimana, negli orti e nei campi per essere distribuito tra i solchi coltivati ad ortaggi.
(Eccoti una curiosità: durante i primi decenni del secolo scorso i comuni mettevano all'asta  pezzi della strada comunale che da Ventimiglia raggiungeva Pigna. Colui che otteneva l'appalto e solo lui (avendo versato una modesta somma) aveva il diritto di raccogliere gli escrementi dei  muli e degli asini che percorrevano la carrettiera.  Tutto letame che finiva negli uliveti.  Allora non si buttava via niente. Ecco perché sono scettico circa l'ipotesi del signor Gabrielli, che ho avuto il piacere di conoscere e che colgo l'occasione per salutarLo unitamente alla moglie.
 
Un caro saluto anche a te
 Marino.  

Ringrazio Marino per la sua risposta e per aver incrementato, con la notizia dell'appalto della raccolta degli escrementi animali, una parte del passato legato a questa terra.

venerdì 11 febbraio 2011

Au fil de la Nervia di André Cane. Ne posseggo una copia!!!

Circa un mese fa vi parlai del sito Abebooks. Un sistema organizzato da Google per l'acquisto di libri usati. Ho effettuato due acquisti, uno in Italia e l'altro in America. Nella libreria italiana, a Torino, ho acquistato Storia del Marchesato di Dolceacqua e dei comuni della val Nervia scritto da Girolamo Rossi. Si tratta della ristampa della seconda edizione, quella interamente rifusa a beneficio dell'Ospedale di Dolceacqua. Bordighera 1966. Questo libro lo considero una fonte importante per effettuare ricerche storiche sul mio territorio.
Ci sono voluti sette giorni per averlo, mi è stato consegnato tramite pacco postale
.

Per il secondo libro, quello acquistato in America, ci sono voluti diciotto giorni. Mi è stato recapitato ieri tramite corriere. Si è trattato di un acquisto abbastanza importante trattandosi di un libro usato ma, l'avrei pagato anche il doppio perché non poteva mancare nella mia biblioteca. Si tratta della copia n° 82 (di 250) di Au fil de la Nervia, scritto nel 1973 da André Cane.




Di questo storico vi ho già parlato in diverse occasioni, qui , qui. Poter acquistare il libro in cui descrive personaggi, usi, costumi e momenti della quotidianità nel nostro Borgo nel primissimo 900, era un'occasione che non potevo lasciarmi scappare. In vendita ho trovato solo una copia, finita in America chissà per quale motivo, forse un regalo come attesta la dedica sulla prima pagina. Un mistero a cui non riuscirò dare una risposta!!!


 Ho già selezionato altri libri interessanti e considerata questa prima esperienza positiva, farò altri acquisti.

giovedì 10 febbraio 2011

Accadde un anno fa.

c'è stato il decreto legislativo 11 febbraio 2010 numero 22 "riassetto della normativa in materia di ricerca e coltivazione delle risorse geotermiche"


Questo è un commento che mi è stato lasciato su facebook da un mio contatto in risposta alla domanda:


Vi ricordate cosa accadde 11 febbraio di un anno fa? Io si. Un fatto alquanto straordinario per i nostri luoghi. Cosa?

Mi ha fatto molto sorridere. Mentre scrivo arrivano altri commenti e tra questi alcuni sono molto precisi nel ricordare quel giorno. Il video che segue lo girai proprio mentre accadeva anzi cadeva!!! 

mercoledì 9 febbraio 2011

L'Albo Pretorio digitale del Comune di Isolabona

Immagine reperita in rete

Il Comune di Isolabona si è adeguato alla normativa che prevede l'Albo Pretorio digitale.

Il servizio è disponibile direttamente dal sito del Comune, si può accedere a questo nuovo servizio e restare informati su tutte le pratiche amministrative che prevedono la pubblicità. Un sistema che personalmente trovo molto gradito, trasparente e di comunicazione con i cittadini. Spero che rientrino negli atti da pubblicare on-line anche le delibere della Giunta Comunale e del Consiglio. Tutti i Comuni si devono attenere a queste regole di divulgazione.

I nuovi obblighi

La Legge n. 69 del 18 giugno 2009 riconosce l'effetto di pubblicità legale solamente agli atti e ai provvedimenti amministrativi pubblicati dagli Enti Pubblici sui propri siti informatici.In particolare l’art. 32, comma 1 della legge ha sancito che “a far data dal 1 gennaio 2010 gli obblighi di pubblicazione di atti e provvedimenti amministrativi aventi effetto di pubblicità legale si intendono assolti con la pubblicazione nei propri siti informatici da parte delle amministrazioni e degli enti pubblici obbligati”

Il successivo comma 5 dello stesso art. 32 precisa “a decorrere dal 1 gennaio 2010 le pubblicazioni effettuate in forma cartacea non hanno effetto di pubblicità legale

martedì 8 febbraio 2011

lunedì 7 febbraio 2011

Scoliopteryx libatrix e altre falene descritte da Giancarlo Castello

Parecchio tempo fa, un caro amico, mi inviò delle fotografie che scattò nel complesso fortificato del balcone di Marta. Bellissime fotografie di falene.



Fotografie di Alessio Bosco


Sono rimaste parecchi mesi ferme nella memoria del mio archivio immagini quando ecco l'occasione giusta, Giancarlo Castello, l'entomologo che ha già collaborato con questo blog, si rende ancora disponibile per una collaborazione. Oggi mi ha inviato una scheda molto interessante su queste creature, una scheda molto bella e dettagliata come solo lui sa fare. Ci spiega la suddivisione data alle specie viventi delle grotte, in base al motivo di permanenza.

QUANDO LA BELLEZZA SI NASCONDE NEL BUIO SILENZIOSO.

Di Giancarlo Castello

Gentile Roberta, finalmente posso rimettermi a tavolino per collaborare nuovamente con lei. Le interessantissime foto che mi ha mandato, raffiguranti misteriose farfalle ricolme di gocce, ci fanno capire quanto sia imprevisto e misterioso il mondo degli insetti. La nostra immaginazione ci porta a vedere farfalle variopinte che veleggiano in certe belle giornate soleggiate. Ma, come ho già detto in altre occasioni, le farfalle si dividono in due gruppi, esistendo specie diurne e specie notturne, anzi sono proprio queste ultime a essere decisamente le più abbondanti e scientificamente interessanti. Mentre è abbastanza facile catalogare le 386 specie che costituiscono le farfalle del giorno, molto più difficile risulta lo studio delle 4.700 specie della notte, che chiamiamo falene, senza contare che, alcune tra esse, hanno deciso di tornare a far parte di una fauna che possiamo definire crepuscolare, vale a dire a metà strada tra il giorno e la notte. Nella complessa suddivisione delle falene possiamo trovare stranezze ed eccezioni a piacere. Tutte le specie, indistintamente, per volare con sufficiente vigore, hanno bisogno di una certa temperatura nelle ali, almeno 30 gradi, il che non è poco. Per generarla gli individui convertono in energia il nettare che aspirano dal calice dei fiori e per le specie diurne, che utilizzano la famosa polverina, funzionante come i pannelli solari, la notte non servirebbe. Per contro le falene, che quasi sempre possiedono anche una folta pelliccia, si scaldano con quelle speciali vibrazioni delle ali che possiamo a volte osservare. Logicamente, chi è alla ricerca del caldo, non dovrebbe essere attratto dall’umidità. Allora perché quegli esemplari tutti ricoperti da goccioline? Sono forse scampati a un acquazzone e stanno al coperto ad asciugare? A questo punto cercheremo di chiarire la questione. Dal tempo delle glaciazioni (L’ultima, quella di WÜrm, è terminata appena diecimila anni fa…) alcune specie hanno acquisito l’abitudine indotta di frequentare l’ambito delle grotte. In quel periodo era una questione di vita o di morte e un ambiente protetto dal gelo polare poteva significare la sopravvivenza. Si sa, è facile prendere un’abitudine, difficile invece è toglierla, non parliamo poi di un adattamento lentamente conquistato (provate a far vivere un eschimese dalle nostre parti e cercherà il freddo). Non sono molte in verità le creature che si sentono ancora attratte da quell’ambiente così particolare. Tra le farfalle solo una decina di specie frequenta le entrate di grotte naturali (o artificiali), conservando atavicamente un’acclimatazione che le costringe a cercare ciò che normalmente non è affatto gradito. Secondo la suddivisione data alle specie viventi delle grotte, in base al motivo di permanenza, esistono tre tipi di esseri:
1 I TROGLOSSENI, quelli che capitano per caso all’interno di una grotta e che vi permangono brevemente per sfuggire a qualcosa. Nel caso non ritrovino l’uscita, data la mancanza di cibo, periscono miseramente.
2 I TROGLOFILI, che invece sono attratti dalle grotte solo in certi periodi, per una semplice questione biologica, oppure per la persistenza di un atavico adattamento a quell’ambiente, comprese l’umidità, una temperatura stabile e la mancanza di ventilazione.
3 I TROGLOBI, cioè quelle specie che non possono fare a meno dell’ambiente sotterraneo, essendosi adattate definitivamente a quelle condizioni di vita, con un’alimentazione specializzata e modificazioni fisiche permanenti.

Alla luce di questa premessa le nostre farfalle sono dunque creature Troglofile, pur conservando una vita esterna come tutte le altre specie. I loro bruchi, al pari di tutti i bruchi che si rispettino, hanno bisogno di una precisa pianta nutrice, in mancanza della quale sarebbero condannati. La nostra zona è tra le più ricche del mondo in fatto di cavità naturali abitabili (considerando tutte le Alpi Liguri, sono almeno 1.250) e risulta pertanto ricca di fauna sotterranea. La decina di specie di farfalle che possiamo osservare in quei luoghi sono tutte, ovviamente, notturne. Alcune le troviamo persino nel buio delle nostre cantine, che loro considerano grotte naturali.
La più interessante tra queste è l’Apopestes spectrum, la falena della ginestra odorosa (Spartium junceum), quella che comunemente chiamiamo ginestra gialla, vistoso cespuglio, tipico della macchia mediterranea.



Venendo alle specie delle fotografie, possiamo riassumerne le caratteristiche attraverso alcuni brevi appunti. La prima, molto più vistosa, soprattutto per il suo colore, appartiene alla Famiglia più numerosa tra le farfalle europee, quella dei NOTTUIDI, che conta ben 816 specie. Si tratta della Scoliopteryx libatrix , la falena libatrice (su libiam nei lieti calici… non vi ricorda niente?), adattata da tempi remoti all’umidità delle grotte, vi si rifugia durante il giorno e per tutto l’inverno.

Fotografia di Alessio Bosco


La si ritrova specialmente sulle volte, dove può sostare assolutamente immobile, mentre le goccioline scorrono sulla superficie untuosa delle sue ali di un bel colore lavico e legnoso, con sfumature gialle e rosacee. Come se entrasse in ibernazione, la si può trovare in grotte freddissime, fino a duemila metri. Forma a volte raggruppamenti numerosi, e siccome le grotte sono anche il luogo dove va a morire, costituisce un importante alimento per tantissimi altri esseri sotterranei.

Fotografia di Alessio Bosco

Ma parliamo ora del suo bruco, quella parte di sé che le fornirà la sostanza primaria per costruire il suo corpo volante. Chi lo vedesse sulla sua pianta madre, mentre sgranocchia abbondanti pezzi di foglia, non penserebbe mai alla farfalla in questione. Lo si può osservare specialmente in giugno-luglio, è verde chiaro, con due linee laterali giallognole e una fascia superiore scura.

Appare vellutato e sono riconoscibili gli anelli che suddividono il suo corpo. Anche la testolina è verde e presenta una riga in mezzo di colore scuro. La sua pianta d’elezione è in pratica ogni tipo di salice, e la scelta è molto giusta, dal momento che abbiamo tante specie anche in alta montagna, vedi ad esempio il salice reticolato (Salix reticulata) che si può dire uno degli alberi più piccoli del mondo, un autentico bonsai naturale.


Venendo alle altre falene, così eteree, come piccoli fantasmi difficili da determinare, possiamo affermare che si tratta di GEOMETRIDI, una Famiglia di 619 specie, i cui bruchi hanno un modo curioso di spostarsi: puntando le due false zampe terminali sollevano il corpo verso l’alto, come un compasso, per poi raddrizzarlo in una posizione più avanzata.

Fotografia di Alessio Bosco


A proposito, di tutte quelle zampe che vedete nei bruchi, soltanto sei sono le vere zampe, le altre sono una sorta di callosità che funge da appoggio per il corpo, piccole stampelle, insomma. Il nome della specie suona un po’ snob: Entephria nobiliaria, la falena della Sassifraga a foglie opposte (Saxifraga oppositifolia), una pianta che è anch’essa relitto glaciale, il cui adattamento da noi sembrerebbe davvero improbabile, dal momento che oggi persiste solo nei paesi scandinavi.


Potete ammirare i suoi splendidi fiori nei luoghi più ombrosi del mitico Monte Toraggio, dove permangono a lungo mucchi di neve ghiacciata anche nella bella stagione. Il bruco dell’Entephria sembrerebbe uguale a tanti altri. In realtà è facilmente riconoscile per chi sa osservare.
Dal colore di base marroncino-violaceo, presenta sulla schiena, uno dietro l’altro, disegni bianchi, come punte di freccia o, se vogliamo restare in tema, come picchi innevati, tutti uguali.


La sua biologia, particolarmente rallentata, fa sì che, nei mesi più temperati, lo sviluppo avvenga molto lentamente all’interno dei gambi della sassifraga, essi stessi generanti calore, dove si formerà anche la crisalide. Di questa lunga disamina che apparentemente descrive solo due specie, spero si possa cogliere il vero messaggio, cioè che nulla vive da solo su questa Terra e che anche per un piccolo insetto ci si veste di meraviglia e bellezza quando cominciamo a capire la complessità del suo mondo.

Giancarlo Castello

Ringrazio Giancarlo Castello per la sua preziosa collaborazione con una promessa, ritornerò a fotografare la natura per farcela raccontare.

domenica 6 febbraio 2011

Pellegrino Brocardo, da Pigna ad Alessandria d'Egitto. 1557




Pigna si onora di aver dato i natali ad uno dei primi esploratori dell'Egitto (1557) Pellegrino Brocardo.
Così ci ricorda Girolamo Rossi nella sua Storia del Marchesato di Dolceacqua e dei Comuni della val Nervia. Cosa ci ha lasciato questo signore?
Ho condotto alcune ricerche e il risultato è sorprendente. Questo personaggio che era anche musico e pittore, scrisse una relazione del suo viaggio da Alessandria d'Egitto. Questa relazione è considerata da alcuni studiosi un unicum per l'accuratezza dei particolari e anche perché fu la prima volta che arrivò nel mondo occidentale la testimonianza della tradizione del Mhamal egiziano. 

                                            Immagine reperita in rete

Su questo personaggio ho trovato una scheda molto interessante, uno studio fatto da un professore universitario, Gianluca Masi dell'Università di Firenze che, molto dettagliatamente, analizza le informazioni da un punto di vista storico che, l'illustre pignasco ha fatto pervenire al mondo occidentale.
Non credo sia mio compito entrare nei particolari perché, questo umile blog, ha solo lo scopo di raccogliere e catalogare personaggi, usanze, immagini e tutto ciò che nel corso dei secoli hanno contribuito allo sviluppo di questa grande valle. Per tutti coloro che sono interessati a scoprire questo personaggio, un invito, leggete lo studio di Gianluca Masi. Continua a leggere

giovedì 3 febbraio 2011

Caso mensa a Dolceacqua, si è svolta la riunione. Non chiuderà.

Tutte le fotografie sono di Marco Risi che me ne ha concesso l'utilizzo

Si è svolta ieri sera presso la sala consigliare del Comune di Dolceacqua la riunione tra Sindaci e genitori degli alunni che frequentano il plesso scolastico di Dolceacqua. All'ordine del giorno c'era la ricerca di una soluzione per evitare la chiusura della mensa per i ragazzi che frequentano la scuola secondaria di primo grado. Dalla discussione è emerso che tutti i Sindaci parteciperanno, tramite il contributo di 1€ per ogni ragazzo frequentante, alla spesa del costo del pranzo. I genitori, pagheranno un aumento di 0,50€ sul costo del buono pasto. Con questi presupposti la scuola non chiuderà alle ore 14 e i nostri ragazzi potranno continuare ad usufruire dell'apertura della scuola anche di pomeriggio. Il Sindaco Gazzola ha ribadito che i Comuni si dovranno accollare anche l'onere dei buoni pasto non pagati dai lori residenti, trovando autonomamente la soluzione. Per la cronaca, i buoni pasto non pagati risultano in numero di 2000 per l'anno scolastico 2009/2010 e già più di 400 dall'inizio di questo anno scolastico!!!
Il Sindaco Civardi di Camporosso, ha iniziato il suo intervento con una battuta, " qui ci stiamo facendo la guerra tra poveri" continuando dicendo che si dovrebbe alzare la voce per farci sentire e manifestare il nostro dissenso contro chi ha ridotto la scuola in queste condizioni, Stato e Ministero.
Un chiaro discorso politico che non condivido. La Civardi ha anche sollevato il problema della sorveglianza durante la mensa, da quest'anno il compito aspetta ad educatori appartenenti ad una cooperativa, sarebbe invece più opportuno che questo compito venga espletato da personale docente perché, il momento della pausa pranzo, deve essere considerato una continuità dell'educazione scolastica. Questo è competenza del Ministero della pubblica istruzione e non dei Comuni. Queste sue ultime considerazioni mi trovano d'accordo. Il Sindaco di Rocchetta, Gian Paolo Basso e il vicesindaco Alina Gastaudo, hanno concentrato il loro discorso sui tagli effettuati dal Governo, il loro un discorso politico.
Il Sindaco di Rocchetta

Il Sindaco di Isolabona, a causa di un'altra riunione, è arrivato più tardi. Questa mattina l'ho sentito telefonicamente e ci siamo scambiati alcuni punti di vista. Il suo è stato un discorso rivolto al futuro. Bisogna iniziare a pensare diversamente. Che ci siano problemi legati alle poche risorse economiche è palese. Una realtà territoriale come la nostra, composta da piccolissimi Comuni, non può continuare ad essere "campanilistica". Il Comune di Pigna possiede risorse enormi da destinare alla scuola, una eredità lasciata da un benefattore, a Pigna esiste l'unico caso nella Regione Liguria di pluriclasse in ambito secondario. Questa situazione, non agevola lo sviluppo della scuola. Pigna si trova 7Km a monte da Isolabona. Anni fa si parlava di un "polo scolastico unico" che potesse raccogliere tutti i ragazzi della valle. Potrebbe essere un discorso da rilanciare. Unire tutte le forze per fornire risposte concrete alle famiglie e di conseguenza migliorare i servizi a disposizione della scuola.
La "scuola", intesa come ente era assente. I Sindaci incontreranno la dirigente a breve. Trovare punti d'arrivo e capire quali e quante siano le responsabilità di ognuno è doveroso. La scuola non può accollare tutto ai Comuni.
Il Sindaco di Isolabona Veziano

La riunione di ieri sera è stata positiva. Aprire un dialogo tra famiglie e amministratori è da considerarsi più che positivo. Ognuno di noi farà il proprio sforzo. Per chi come me considera la scuola come fulcro della società di domani, saranno sacrifici ben spesi. Per chi non ha ancora capito che i servizi funzionano partecipando con la ripartizione delle spese, e i buoni pasto fanno parte di questo, auguro che i loro figli ricevano insegnamenti migliori dalla scuola che dalla famiglia.