mercoledì 30 giugno 2010

La pesca nel Nervia in una relazione del 1870



Sfogliando qua e la, ho trovato un documento molto interessante sulla pesca nelle acqua del Nervia. È un documento che risale al 1870 e fa parte di una relazione sulla pesca svolta sull'intero territorio nazionale. Nella relazione sono riportati i metodi di pesca consentiti con alcune riflessioni a riguardo e un dettagliato elenco del tipo di pescato comprensivo del prezzo di vendita. 
Tempo fa vi proposi un brano tratto da U fil de la Nervià di André Cane dal titolo Catarinin a Burdigota, una venditrice di pesce del primo novecento 
Questo brano rappresenta uno spaccato di vita quotidiana nella nostra piccola comunità nei primi decenni del 1900, accostare questa relazione al brano mi sembra molto interessante perché ci permette di confrontare tre situazioni temporali ed effettuare riflessioni sul modo in cui i nostri antenati vivevano il fiume rapportandolo ai giorni nostri.
La mia conclusione? Oggi sono veramente in pochi coloro che vivono il fiume... 

Ho trovato un piccolo errore nella relazione riguardo la lunghezza del torrente Nervia, mi sembravano un po' troppi i chilometri segnalati infatti sono un po' meno, qui qualche informazione sul nostro torrente.
 
 [...]
AVVERTENZA

In questo Volume si trovano riunite le relazioni officiali delle RR. Prefetture e Sottoprefetture, degli Uffizi municipali, dei Comizi agrari, e di alcune Camere di commercio intorno alla pesca di Lago e di Fiume, ottenute in replica ai quesiti della Circolare del R. Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio del 21 gennaio 1870; seguite da informazioni e rapporti di diversi uffici, o di privati, da documenti antichi, leggi e regolamenti che, in generale pel Regno d'Italia o in particolare per le Provincie, Circondari e Municipi diversi, hanno avuto o hanno vigore sull' esercizio della pesca medesima.
PROVINCIA DI PORTOMAURIZIO

Relazione sulla pesca di fiume secondo la circolare del li. Ministero di Agricoltura e Commercio del 21 gennaio 1870.

1. 2. La pesca si esercita nei torrenti Nervio, Nervino, Roja, Bevera, Argentino, Caramagna, Arroscia, Impero, Cervo, dai primi di maggio agli ultimi di novembre.

3. Si hanno Anguille, Trote, qualche Striglione.

4. Si impiegano Reti, Nasse, Bertovelli, Amo, Tanaglia, i prosciugamenti, la percussione dei massi con strumenti di ferro, lo spargimento della calce (').

5. La Rete a Sacco può valere dalle 2 alle 8 lire.

0. Si dovrebbero proibire la calce, la rete, il percuotimento dei massi.

(') Qui e dovunque nelle relazioni successive si conserva la nomenclatura degli strumenti da pesca e delle specie dei pesci tanto volgare, quanto scientifica, tale e quale vien data, rinviando fin d'ora al prospetto sinonimico che sarà compreso nella parte riassuntiva del lavoro. I numeri degli articoli delle Relazioni corrispondono ai relativi quesiti proposti dal R. Ministero colla circolare indicata nel titolo.

Pesca in Italia, Voi. II. P. I. i

7. La pesca è libera in generale; ma nel Nervio è demaniale, ceduta quivi ai Comuni di Dolceacqua, Isolabona, Rocchetta Nervina, per l'annuo canone di lire 40.

8. Non si hanno stabilimenti di pescicultura.

9. 10. Il pesce ricavato in piccola quantità (22 quint. nel Nervio, 200 chil. nel Nervino ecc.) si consuma in paese al prezzo di lire 2 a 3 al chil. per le Trote, di cent. 60 al chil. per le Anguille, di cent. 40 per le altre qualità.

11. 12. 13. Non vi è classe di pescatori da poterne contare gli individui, non si hanno barche per la pesca, nè si può ridurre a cifra il guadagno di chi più o meno trae qualche provento dal pescare, o parlare di repartizione di proventi.

14. 15. Mancano i laghi ; il torrente Nervio corre in tutto circa 35 chil., il Nervino 14; sono corsi d'acqua dai 15 ai 60 metri di larghezza quelli detti Caramagna, Arroscia, Cervo, Impero, Primo, Argentina, Bevera, Roja.

16. L'osservanza delli ordini si potrà ottenere affidandola ai RR. Carabinieri e alle Guardie doganali, e accordando a queste o a quelli una partecipazione di almeno '/s sulle multe.

17. Non vi sono speciali disposizioni sulla pesca, se non quella inclusa nella concessione di trasportare il legname per acqua (flottazione), che la proibisce da novembre a marzo, per non distruggere le uova dei pesci.

77 Segretario della Sottoprefettura. Siorazzi [...]

lunedì 28 giugno 2010

Preavviso di contravvenzione

                                Immagine reperita in rete

Se sul parabrezza della vostra macchina trovate una ricevuta scritta da un vigile con la dicitura "Preavviso di contravvenzione", cosa pensate?
Quando è capitato a me quasi cinque mesi fa, ho pensato che se non avessi spostato la macchina mi sarei presa una multa. Non ho fatto il conto con quel genio di burocrate che si è inventato questa dicitura per le multe già effettuate. Vi spigo cosa mi è successo. Dopo dieci minuti di posteggio tra il concesso e il vietato, mi sono accorta che il Vigile di Dolceacqua non si era fatto scappare il mio ambiguo posteggio e sfidando la pioggia battente è sceso dal suo mezzo e mi ha messo sul parabrezza il preavviso di contravvenzione. Se avessi saputo che la contravvenzione era già stata fatta, avrei lasciato la macchina li tutto il giorno evitandomi un bagno sotto la pioggia (tanto non intralciava minimamente la circolazione), due, avrei pagato la multa evitandomi di farmi accollare le spese di notifica e magari mi sarei risparmiata due punti sulla patente.  Mi è stato detto che se avessi letto bene il foglietto (va già bene se non si è sciolto sotto l'acquazzone) avrei trovato la dicitura che quella era una sacrosanta MULTA. Dopo questa avventura sono giunta a una conclusione: il burocratese, se fuorviante, rende noi semplici cittadini degli emeriti ignoranti.


domenica 27 giugno 2010

Un successo!!!



                    Queste tre fotografie sono state scattate da Alberto Cane



Ieri pomeriggio si è tenuta la giornata di studio dedicata a Fortunato Peitavino. Posso dire che il pomeriggio è stato un successo sotto tutti punti di vista. L'affluenza di pubblico è stata elevata, più di  centocinquanta persone si sono riunite per ascoltare i relatori, che con le loro relazioni hanno saputo coinvolgere chi ascoltava, la critica è stata positiva.
Personalmente credevo di essere più emozionata nell'esporre la mia relazione. Sono riuscita a controllarmi e non ho dimenticato nessun punto, penso che quando si parla di qualcosa che ti sta a cuore veramente, niente e nessuno ti può bloccare. 
Un ringraziamento all'amico Corrado Tanzi che ho conosciuto mediante a questo strumento e che ieri mattina prestissimo è partito dalla mia Brianza per venire a parlaci di Peitavino, ha scoperto questo personaggio tramite il mio blog e ne è rimasto affascinato per la sua attualità.
Grazie a tutti.

sabato 26 giugno 2010

È giunto il giorno...





                                Cliccare sull'immagine per ingrandire.


Oggi in val Nervia è una splendida giornata di sole, una leggera brezza fa in modo che l'aria non sia troppo calda, l'ideale per la manifestazione in programma per le ore 17 presso il camping delle rose, vi ricordo che l'incontro si terrà sotto i castagni secolari della tenuta che fu di Fortunato Peitavino.
Spero di incontrare tanti amici e di passare con loro un piacevole pomeriggio.
Domani vi racconterò. 

venerdì 25 giugno 2010

Il cielo di luglio 2010

Il blog dell'osservatorio di Perinaldo, ha messo in rete il video del cielo di luglio.




Sapete che per me è diventato un appuntamento fisso. Questo mese ci sarà l'eclissi di sole totale, purtroppo si potrà vedere solo a sud del  Pacifico, se volete scoprire di più, continuate a leggere

giovedì 24 giugno 2010

Viagra in commenti spam.

                                      Immagine reperita in rete


Il viagra è approdato nel mio blog. Mi spiego. Questa sera ho aperto il blog e ho trovato tre commenti spam. Due sono per il viagra e uno per  mobili d'arredo bagno con collegamento a un sito. Quotidianamente ricevo mail spam che invitano all'acquisto di questo "farmaco" mai avrei pensato di trovarli sul blog.
Il fatto è che ho la verifica parola, ma a quanto pare non basta più!!!
Perdonatemi se in questi giorni non riesco a passare dai vostri blog, sono molto indaffarata.

E per salutarvi una vignetta...giusto per sorridere un po'.

                                                          Immagine reperita in rete

lunedì 21 giugno 2010

Fortunato Peitavino un naturista a Isolabona nei primi decenni del Novecento, la giornata di studio a lui dedicata





                       Cliccare sull'immagine per ingrandire

Sabato 26 giugno presso il camping delle rose di Isolabona all eore 17, si terrà una giornata di studio dedicata a Fortunato Peitavino dal titolo "Un naturista ad Isolabona nei primi decenni del Novecento". Questa sarà la prima tappa del programma che con alcuni amici abbiamo presentato al Comune di Isolabona  dal titolo "Programma per il recupero e la valorizzazione del patrimonio storico e culturale di Isolabona", ve ne parlai qui. A questa giornata parteciperanno come relatori un medico nutrizionista e dietologo, un etnologo, un iridologo, un naturalista, un botanico e alcuni storici con la moderazione di Paolo Veziano
Riteniamo che la figura di questo personaggio, che ha visto i natali a Isolabona, sia un atto dovuto. Gli studiosi ripercorreranno i suoi studi, svolti all'inizio del Novecento, confrontandoli con quelli attuali, ciò che emergerà da questa giornata, sarà sorprendente, soprattutto per la validità e l'attualità delle teorie portate avanti dal Peitavino.
Tra gli storici, se avete cliccato sull'immagine, avrete letto il mio nome. Ebbene la mia relazione avrà come titolo  "Le memorie orali".  Mai avrei immaginato all'apertura di questo blog di arrivare a tanto. Questo mezzo si è dimostrato utile alla storia e alla sua divulgazione facendo conoscere questo borgo. Grazie all'Amministrazione Comunale che ha saputo cogliere nel nostro progetto un valido strumento per la valorizzazione del nostro territorio.
Siete tutti invitati a partecipare a questo evento che si terrà nei luoghi dove Peitavino visse e lavorò ora trasformato in un camping. La conferenza si svolgerà all'aria aperta, immersi nel verde e all'ombra di alberi ad alto fusto...proprio come sarebbe piaciuto a Fortunato Peitavino.
A margine del pomeriggio verrà allestita un'esposizione con materiale iconografico e documentario.

domenica 20 giugno 2010

In New Magazine Imperia si parla di Isolabona

È uscito questa settimana il nuovo numero del bimestrale New Magazine Imperia, il periodico con cui collaboro con la pubblicazione di articoli legati alla storia di Isolabona.

La divulgazione di notizie storiche legate a un territorio lo trovo di fondamentale importanza per non perdere la memoria storica. L'articolo che ho scritto per questo numero è legato al tributo della bannalità da parte dei Doria e i cambiamenti apportati dall'amministrazione Sabauda.
Oggi il nome dei Doria è legato soprattutto a un discorso turistico. Appartenere alla terra che fu dei Doria sembra essere un privilegio, sappiamo però che non è così. Il feudato, durato secoli, da parte dei Doria nel Marchesato di Dolceacqua, rappresentò per i singoli cittadini una sottomissione che portò a mantenere queste terre in una situazione di degrado e di non sviluppo.
Quando vennero cacciati, nel periodo napoleonico, le cose iniziarono ad andare meglio, ma con il ritorno dei Savoia i Doria rivendicarono non i loro terreni, ma il medioevale tributo alla bannalità.
La spuntarono i Doria e i comuni del marchesato si trovarono nella situazione di dover pagare cifre elevatissime. Isolabona fece propria tutta l'insofferenza e l'esasperazione della popolazione del marchesato e indirizzò più di una supplica ai Savoia con la quale si chiedeva l'abolizione di questi anacronistici e iniqui diritti feudali. Bisognerà, purtroppo, attendere fin dopo l'unità d'Italia che il parlamento trovi un accordo per l'abolizione di questo tributo.
I Doria sono legati alla nostra storia ma, non bisogna dimenticare ciò che hanno fatto sia nel bene e soprattutto nel male.
Il periodico è disponibile presso l'edicola di Isolabona. All'interno numerosi sono gli articoli legati al territorio imperiese.

giovedì 17 giugno 2010

Aspettando San Giovanni, i falò e i gavettoni di Isolabona, la loro storia.

Immagine reperita in rete

Nel calendario delle manifestazioni organizzate per quest'anno dall'amministrazione comunale, la prima è quella dedicata alla fiaccolata di San Giovanni. Il 24 giugno ricorre questo santo e il giorno prima il 23, nel nostro borgo è consuetudine festeggiare con l'acqua e il fuoco. Questo rito, che ha origini antichissimi, si è consumato per decenni con riti propiziatori, ultimamente si era trasformato in un "gavettone collettivo" perdendo in questo modo il suo vero significato. Con l'iniziativa dell'amministrazione comunale di effettuare una fiaccolata, speriamo si recuperi il suo significato più profondo.
Negli scritti di Marisa Saettone e Marino Cassini ho trovato un paragrafo dedicato appunto a questo giorno, un elenco di memorie raccontate da persone che nel 1957 erano anziane.
Un altro amico, Giorgio Amico, ha tenuto proprio oggi una conferenza a Vado Ligure dal titolo " I fuochi di San Giovanni fra storia e folklore". Nel suo blog è possibile leggere notizie davvero interessanti, io vi darò solo un piccolo assaggio.
In conclusione vorrei fare solo una piccola riflessione. Le tradizioni vanno tramandate spiegando anche il loro significato.

Marino Cassini e Marisa Saettone hanno scritto:

[...] La festa di San Giovanni (24 giugno) cade al principio dell'estate e veniva solennizzata da grandi falò accesi dalla popolazione. La differenza nei falò rispetto a quello di Natale consisteva nel fatto che il falò di Natale era unico mentre quelli di di S. Giovanni ardevano ovunque, e inoltre a S.Giovanni non si bruciavano grossi ceppi o tronchi ma erba, fieno, paglia, rami d'ulivo, viticci.
Nell'uso di falò nella notte di Natale e in quella di S. Giovanni lo studioso Pola Falletti ha voluto vedere una reminiscenza di antichi riti pagani, in uso presso gli antichi Celti. A suo parere i fuochi non venivano accesi per solennizzare una festività religiosa e non a caso essi avevano luogo al solstizio d'inverno e al solstizio d'estate. Se si pensa alla conoscenza che del cielo avevano gli antichi, si potrà dedurre come debba essere loro apparso un fenomeno inconsueto e forse magico, il fatto di vedere il sole nel primo punto del Cancro cessar di alzarsi sopra l'equatore e sembrar quasi fermarsi per poi incominciare a calare; e verso il 22 dicembre, nuovamente vederlo nel primo punto del Capricorno cessare di scendere sotto l'equatore, fermarsi quasi, per poi riavvicinarsi ad esso. Dalla paura che la stranezza di questo fenomeno dovette produrre negli antichi all'accensione di falò propiziatori, il passo è breve.
Solo in un secondo tempo, con l'avvento del Cristianesimo, si ebbe l'accostamento dei fuochi col Natale e con la festa di San Giovanni.
Mentre i falò bruciavano i giovani saltavano attraverso le fiamme in segno propiziatorio. Se il salto veniva fatto da una coppia di fidanzati, questi si sposavano entro l'anno.
Strana curiosità. Il giorno dopo si potevano vedere delle donne chine sulla cenere dei falò. Cercavano in mezzo ad essa "i cavegli de Sän Giuäni" (I capelli di San Giovanni). Sembra, infatti, che nei residui dei falò fossero presenti dei capelli bianchi i quali avevano il potere di guarire le malattie e di portar fortuna a chi li trovava.
Oltre alla tradizione del fuoco esisteva pure a Isola la tradizione dell'acqua. Durante la notte di San Giovanni, mentre dappertutto ardevano falò, gruppi di giovani, per lo più ragazzi muniti di secchi e di schite (specie di siringhe di legno che servivano per spruzzar acqua - in tempi più vivini a noi si usarono pure pompe da bicicletta) si divertivano a bagnare passanti.
L'unione delle due tradizioni - acqua e fuoco - proprio sul principio del'estate, stava a simboleggiare nella mente del popolo la fertilità e la fecondità della terra e della natura data appunto da questi due elementi.[..]


Giorgio Amico scrive

Cesare Pavese, tanto per incominciare

- Li hanno fatti quest'anno i falò? - chiesi a Cinto.

- Noi li facevamo sempre. La notte di S. Giovanni tutta la collina era accesa.

- Poca roba, - disse lui. - Lo fanno grosso alla Stazione, ma di qui non si vede. Il Piola dice che una volta ci bruciavano delle fascine.

- Chissà perchè mai, - dissi, - si fanno questi fuochi.

- Si vede che fa bene alle campagne, - disse Cinto, - le ingrassa.

(La luna e i falò, 1949)

Non lasciamoci trarre in inganno dalle ingenue parole di Cinto. Pavese sa molto bene di cosa sta parlando e la spiegazione che il contadino langarolo dà dello scopo dei falò va diritto alle radici di quel rito antichissimo che ogni anno si ripete sempre uguale anche se se ne è ormai perso il senso. Le feste del fuoco come riti di fertilità hanno un'origine che si perde nella notte dei tempi, in un periodo molto anteriore al cristianesimo e allo stesso mondo romano. Con la festa di San Giovanni Battista esse acquistano veste cristiana, ma è una veste sottile. Riti della stessa natura si ritrovano in tutta Europa dalla Scandinavia al Mediterraneo, sempre con le stesse caratteristiche. Quello dell'accensione dei falò al solstizio d'estate è un rito magico legato alla fertilità della terra, degli animali, degli uomini, ma anche un rito di purificazione e dunque di protezione. Continua a leggere

martedì 15 giugno 2010

Premio Nazionale Città di Chiavari Al Miglior Giornalino Per Ragazzi


Ricevo su segnalazione di Marino Cassini il bando per partecipare al Premio Nazionale "Città di Chiavari" al miglior giornalino per ragazzi. Trovo questa iniziativa molto bella. Coinvolgere i ragazzi con la pubblicazione di un giornalino lo trovo stimolante. L'anno scorso l'Istituto Comprensivo della val Nervia aveva intrapreso questa strada, quest'anno, l'iniziativa non si è ripetuta, ne parlai qui
Sinceramente mi è dispiaciuto perché leggendolo, mi sentivo partecipe della vita scolastica.
Sicuramente ci saranno stati dei problemi per la realizzazione, problemi che spero vengano superati nel prossimo anno scolastico.
Per quanto riguarda l'evento segnalato da Marino Cassini, sono felice che tra i premi ci sarà anche quello dedicato a Marisa Saettone, che verrà assegnato al miglior articolo apparso tra quelli in gara.
Marisa, moglie di Marino Cassini, ha raccolto per la sue tesi di laurea, notizie molto importanti sul nostro piccolo borgo, notizie importantissime per la nostra memoria storica.
Se siete a conoscenza di giornalini per ragazzi, diffondete l'iniziativa.





E’ bandita per iniziativa congiunta dell’Associazione Ligure di Letteratura giovanile e del Comune di Chiavari la sesta edizione del




L'edizione del premio 2010 è rivolta ai periodici per i 12 – 17 anni.

SOTTOSEZIONI DEL PREMIO:

premio alla migliore copertina
premio ai migliori racconti
premio alle migliori illustrazioni
premio ai migliori fumetti
premio ai migliori servizi fotografici
premio ai migliori servizi di informazione e di divulgazione
premio ai migliori servizi di attualità
premio alla migliore “Posta dei lettori”
premio alla qualità della grafica
La partecipazione è gratuita e comporta l’invio in plico raccomandato da parte delle Editrici, in triplice copia, di n. 10 differenti numeri del giornalino usciti nel 2009 o nel 2010 (almeno tre numeri dovranno riferirsi al 2010). Il plico dovrà pervenire alla Segreteria del premio c/o Associazione Ligure Letteratura Giovanile, via Franceschi 42 16043 Chiavari (GE) entro il termine massimo del 10 settembre 2010.
Un’apposita giuria, formata da un rappresentante del Comune di Chiavari e da quattro esperti designati dall’Associazione Ligure Letteratura Giovanile, valuterà i giornalini pervenuti e conferirà il premio sulla base di elementi quali la qualità grafica, la qualità dei racconti, dei fumetti e dei servizi fotografici, la qualità delle rubriche, l’efficacia informativa, le valenze formative, la capacità di intrattenere piacevolmente un lettore adolescente, ecc. Per le sottosezioni del premio si considereranno le voci sopra specificate. E’ facoltà della giuria conferire menzioni speciali ai periodici che si distinguano per qualche aspetto o peculiarità positiva.
A titolo consultivo, la giuria acquisirà il gradimento sui periodici in gara espresso dagli studenti della corrispondente fascia di età frequentanti le scuole pubbliche e paritarie di Chiavari, e il giudizio dei loro docenti.
La notizia della vincita verrà comunicata con lettera raccomandata, a firma del Presidente della giuria. La cerimonia di premiazione si svolgerà il 4 dicembre 2010 in Chiavari, alla presenza di autorità comunali, provinciali, regionali, religiose e scolastiche. Nel corso della manifestazione saranno svolti giochi a premi e attività di intrattenimento relative ai giornalini premiati, con la partecipazione degli studenti che avranno collaborato all’iniziativa.
I premi consisteranno nella consegna di una speciale targa, col diritto di fregiarsi, per il primo classificato, della fascia riportante la scritta “1° premio Città di Chiavari al miglior periodico per i 12-17 anni”; ai vincitori delle sottosezioni andranno, rispettivamente, le targhe: "1° premio Città di Chiavari per i migliori racconti", "1° premio Città di Chiavari per i migliori fumetti", "1° premio Città di Chiavari per la qualità della grafica", e così via. Il diritto di fregiarsi della fascia o di scritta corrispondente vale soltanto per l'anno del conferimento del premio e per quello successivo e decade quindi con l'ultimo numero del 2011.
A conclusione della manifestazione verrà assegnato il Premio "Marisa Saettone" all'autore del miglior articolo tra quelli apparsi sui giornalini in gara. Il Premio consisterà nella consegna di una artistica ceramica di Albisola - su disegno dell'illustratrice Lucrezia Giarratana -, offerta dal Presidente onorario dell'Associazione, Marino Cassini, in memoria della Moglie.
Dei premi e delle relative motivazioni verrà data ampia informazione sulle riviste specializzate nazionali, nonché sul sito del Comune di Chiavari e su quello dell’Associazione Ligure Letteratura Giovanile.
Per informazioni e chiarimenti rivolgersi alla
Associazione Ligure Letteratura Giovanile via Franceschi, 42 – 16043 Chiavari (GE)
tel. 0185320907; 0185304097 – e mail: posta@associazioneletteraturagiovanile.it
Sito: www.associazioneletteraturagiovanile.it
L'Assessore alla Cultura del Comune di Chiavari Il Presidente dell’ A. L. L. G.
Ing. Roberto Rombolini Prof. Angelo Nobile

sabato 12 giugno 2010

Les Balcons - Isola Bona




Sfogliare vecchi libri è diventato per me un appuntamento quotidiano, un appuntamento che mi riserva tante sorprese, come quella di questa sera.
Una vecchia immagine, riportata in una pubblicazione del 1914, dal titolo Les Balcons - Isola Bona il cui autore è Aid George C. La trovo meravigliosa perché ci regala un'immagine che nessuno ricorda più.


Cliccare sull'immagine per ingradirla

La cosa sorprendente è che in questa pubblicazione l'unica immagine della val Nervia è questa.

venerdì 11 giugno 2010

Pigna descritta nel 1847 da Goffredo Casalis


Alla distanza di pochi minuti da Pigna, verso levante, in riva del Nervia, in un sito chiamato Lago Pigo, da una rupe calcarea scaturisce in abbondanza un'acqua solforosa, la quale lascia un sedimento copioso di zolfo. Essa è chiara: ha un odore d'idrosolforato grave, un sapore solforoso; la sua temperatura è in relazione con quella dell'atmosfera, il suo peso specifico è quasi eguale a quello dell'acqua comune. Il sig. dottore Fodéré nel 1802 , essendo professore di chimica fisica nel liceo dì Nizza-Marittima, ne fece l'analisi, e vi rinvenne zolfo, selce, carbonato di calce e miniato di soda. Essa si adoperò in questi ultimi tempi con ottimo successo nella cura di diverse malattìe: il medico Gian Battista Girllo, che esercitava fa clinica in Pigna , si valse utilmente di quest'acqua per guarire pletore, flogosi universali e parziali , reumi cronici, scrofole, affezioni croniche di petto, ostruzioni, malattie linfatiche e ghiandolari, ingorgamenti viscerali, costipazioni alvine, discrezie erpetiche; ond'è che vi riuscirebbe di grande utilità uno stabilimento balneario.

Questo brano è tratto da un libro scritto nel 1847Ebbene oggi lo stabilimento balneario esiste questo mentre qui potrete guardare una vecchia fotografia, non riporta l'anno, delle terme di Pigna.
Qui se volete continuare a leggere

Per gli amici pignaschi, ecco come vi ha descritti il Casalis:

Gli abitanti sono in generale di complessione robusta, d'indole pacifica, e di mente svegliata.

Interessante vero?

giovedì 10 giugno 2010

Ultimo giorno di scuola, finalmente!!!

Domani sarà l'ultimo giorno di scuola. Mi sembra così vicino il giorno che scrissi questo post, invece sono già trascorsi nove mesi!!!
L'importante che sia andato tutto bene e che questa nuova avventura sia stata affrontata con impegno e serenità. I "frutti" si raccoglieranno sabato mattina con la consegna della scheda di valutazione. A proposito sapete di cosa tengono conto gli insegnanti per la valutazione degli alunni?
Io l' ho capito meglio leggendo il post di Annarita pubblicato oggi su matem@ticaMente
Interessante, perché anche noi genitori, dobbiamo capire i meccanismi di valutazione dei nostri figlioli.
Vi saluto, domani la sveglia suonerà ancora, per l'ultima volta, alle 6e30!!!

mercoledì 9 giugno 2010

Parole di pietra in via Besso



Oggi Stefano, un lettore forse capitato per caso nel mio blog, ha lasciato traccia del suo passaggio nel post che dedicai alle nostre mulattiere prese d'assalto dai motociclisti durante una gara di enduro QUESTO

Stefano ha scritto:
Vi segnalo il corto relativo a Via Besso (Pieve Ligure), antica mulattiera ligure di medio crinale, probabilmente pre-romana, che presto potrebbe essere distrutta da pavimentazione non consona.

Come potevo non segnalare questo grido?
Le nostre antiche mulattiere vanno rispettate, questo è e rimane il mio punto di vista nonostante io non conosca questa realtà. Rispettare il nostro territorio cultuarale e storico non ha prezzo ne confini.


martedì 8 giugno 2010

Caveau del Rossese di Dolceacqua nel Castello dei Doria

La valorizzazione dei prodotti agricoli di un territorio deve essere tra i compiti delle Amministrazioni che governano una realtà agricola.
Quanto sta avvenendo a Dolceacqua deve essere preso come esempio.
L'economia agricola sta attraversando un periodo di crisi, trovare strategie per rilanciare questo settore è un compito che deve coinvolgere le realtà produttive e le Amministrazioni locali, chi possiede i mezzi si deve far sentire.

Un esempio?

Questo è un video pubblicato dal Sindaco di Dolceacqua, Fulvio Gazzola, che me ne ha concesso l'utilizzo. Caveau del Rossese di Dolceacqua nel Castello dei Doria a cura dell'Associazione Vigne Storiche. Filmato prodotto da Pierre. Produzione di Roberto Piantoni.

Il binomio tra Vigne Storiche e Rossese è sicuramente un binomio vincente, uno dei tanti. Infatti, questa è solo una delle tante iniziative atte alla valorizzazione dei prodotti agricoli prodotti sul territorio di Dolceacqua. Un plauso a Fulvio Gazzola che trova sempre il modo per valorizzare i prodotti e i produttori in un contesto turistico.
E noi stiamo sempre a guardare...

Giustizia

  
La giustizia è la signora e la regina di tutte le virtù.
Cicerone
                                                                     

sabato 5 giugno 2010

Codice CAPTCHA


Vorrei tanto sapere come fanno i commentatori di SPAM ad accorgersi immediatamente che è stata tolta la verifica del codice CAPTCHA nei commenti.
Succede solo a me?

venerdì 4 giugno 2010

"Un'estate di manifestazioni", programma manifestazioni estate 2010 a Isolabona.

l

Sul sito del Comune di Isolabona è disponibile il programma delle manifestazioni per l'estate 2010. Cliccate qui per accedere alla pagina
Mi sembra che quest'anno sono state fatte scelte interessanti. Le manifestazioni avranno inizio in questo mese di giugno e si protrarranno fino alla fine di agosto. La musica, per tutti i gusti, è la principale protagonista senza dimenticare le tradizioni e la poesia dialettale. Per la prima volta ci sarà un evento culturale che ha lo scopo di riscoprire un nostro compaesano, un personaggio che è vissuto nel scorso, Fortunato Peitavino, ve ne parlai qui. A questa giornata di studio parteciperò anch'io, ma ci sarà il tempo per parlarvene.

giovedì 3 giugno 2010

I roveti di Isolabona di Luciano Gabrielli

Questa mattina ho ricevuto una mail da Luciano Gabrielli che dopo aver letto il mio post di ieri mi ha proposto di pubblicare un brano che lui stesso scrisse un po' di tempo fa dopo aver letto le memorie di Gio Antonio Cane ordinate dal figlio Francesco. I rapporti tra isurenchi e apricalesi sono i soggetti. Anche Luciano, come me, non è di Isolabona, ma da studioso e appassionato di archeologia ha saputo cogliere nella nostra comunità spunti su cui scrivere e dibattere .Peccato che ai l'isurenchi Doc manchino gli spunti per commentare.

Grazie Luciano per il tuo contributo.


I roveti di Isolabona

Di Luciano Gabrielli


Quando il mondo abitato dagli uomini era più piccolo, paesi che oggi ci sembrano vicinissimi, quasi un tutt’uno, erano spesso delle realtà lontanissime. Lontane non solo geograficamente, date le difficili vie di comunicazione, ma anche lontane nei sentimenti degli uomini, che spesso erano animati da rancori profondi le cui origini si perdevano nella notte dei tempi e che a volte nessuno ricordava più. Qualche furto di bestiame, qualche pascolo conteso o qualche sguardo di troppo ad una donna da parte del vicino forestiero scatenavano liti, vendette, rancori che il tempo faticava a sanare e che perpetuavano nuove occasioni di liti, vendette e rancori. Insomma, una spirale negativa il cui ricordo talvolta è arrivato fino a noi. Qualche volta però, forse poche volte per la verità, qualcuno ha saputo cambiar tendenza e trasformare questo fardello di odio in una fonte di motivazione verso il raggiungimento di obiettivi che hanno sfidato i secoli.

La storia che mi piace raccontare è proprio una di queste. Ce l’ha tramandata Gio Antonio Cane, un abitante di Isolabona vissuto a cavallo del XVIII e XIX secolo, appuntando minuziosamente le sue memorie in un diario che è arrivato fino a noi. Il fatto si svolge all’inizio del 1700 proprio a Isolabona e deve gran parte di ciò che è avvenuto ai rapporti difficili propri di quel tempo tra gli isolesi e gli apricalesi.

Isolabona ed Apricale sono due paesi finitimi, come si direbbe utilizzando una parola del vocabolario di Gio Antonio, ma le rispettive popolazioni nel passato non si sono mai molto amate, o meglio gli isolesi non hanno mai amato molto i vicini di campanile. La ragione si perde nella notte dei tempi e non contribuì certo a stemperare gli animi l’annessione dei suoi abitanti al comune di Apricale, più importante in quel periodo, avvenuta con un atto datato 3 gennaio 1287. Ma le discordie che con questo accordo forse si volevano far cessare sono continuate nel tempo. Agli isolesi non sarà andato mai molto giù che per molti secoli, per dirla con le parole di Gio Antonio Cane, “isola non poteva deliberare cosa alcuna di rilievo senza la Comune d’Apricale”[1].

Pur avendo ottenuto l’indipendenza amministrativa dal Comune di Apricale nel 1573 la Parrocchia di Isolabona continuava a essere una cappellania alla dipendenza della pievania di Santa Maria di Apricale. In quel tempo la vita del paese era fortemente pervasa dalla religione , immaginiamo quindi la felicità dei suoi abitanti quando nel 1641 il vescovo Gavotti eresse a parrocchia la loro chiesa di Santa Maria Maddalena.

Ma la costruzione era piccola, ed agli occhi dei fedeli forse sembrò indegna del nuovo stato, probabilmente non fu solo per questo motivo, ma presto iniziarono i lavori per renderla più importante e forse anche per smarcarsi così dalla sudditanza dagli abitanti del paese vicino, sudditanza che avevano dovuto subire fino ad allora anche nella professione della fede. Fu così che nell’anno 1712 furono iniziati nuovi lavori di ampliamento della chiesa, la cui struttura originaria era molto più antica ed aveva già subito numerosi interventi, e fu proprio durante questi lavori che avvenne il fatto che voglio narrare.

I lavori dovevano essere abbastanza importanti tanto che fu giudicato conveniente non avvalersi di artigiani locali. Era infatti prevista la sopraelevazione dell’edificio, la costruzione di una nuova volta e la copertura del tetto. Fu così che la costruzione fu affidata ad Antonio Bettini (o Battini), un capomastro di Lugano che aveva l’impresa a Breglio. Fu allestito il cantiere che fu affidato a quattro suoi operai, mentre il Bettini, che ne curava la supervisione, si recava settimanalmente sul posto per “dare il disegno ed ordinare le cose ai suoi lavoranti”.

Era l’anno 1713, i lavori procedevano spediti, “la volta era già mezza allestita ma qualcosa non fu fatto così come si sarebbe dovuto fare ed improvvisamente la volta crollò. Nel crollo morì un paesano mentre due muratori furono estratti feriti da sotto le macerie. Un vero dramma per il paese ed i lavori furono interrotti. Certo il dolore per il lutto doveva essere forte, ma forse altrettanto forte fu la delusione, ma più che altro la rabbia, nel sentire che i vicini apricalesi gioivano per la disgrazia subita imputandola, a loro dire, all’incapacità degli isolesi di portare a termine un’opera così importante. Per loro non ce l’avrebbero mai fatta ed i rovi sarebbero presto cresciuti abbondanti sulle rovine. Questo sentimento doveva essere certamente diffuso tanto che Gio Antonio Cane annotava nei suoi appunti “Quando andò a terra la volta della Chiesa gli Apricalesi dicevano che nella Chiesa d’Isolabona vi nasceranno li roveti”.

Immaginiamoci lo stato d’animo degli abitanti di Isolabona. Dal paese vicino arrivava una provocazione troppo forte che non poteva essere lasciata inascoltata. Chissà quali vendette avranno meditato mentre nuovo odio si andava aggiungendo all’odio atavico che già governava il rapporto tra i due popoli.

Il reverendo Rettore Ignazio Calvini doveva essere un buon pastore e certamente conosceva bene il suo gregge. L’onta per la derisione subita dai vicini doveva essere così scottante che non fu necessario molto sforzo per convincere i suoi compaesani a “metter mano all’opera”. Facendo leva sul loro orgoglio fu anche in grado di infondergli il coraggio ad accettare una sfida che prima avevano giudicato superiore alle loro capacità. Ma in fondo in fondo era pur sempre una vendetta, se pur molto sottile.

Il paese diventò un grande cantiere, in quindici giorni la fornace di calce fu riempita delle legna necessarie ed in un mese “vi diedero fuoco tutti d’unanime consenso. La costruzione ricominciava. Nell’anno successivo, era in 1714, la volta fu terminata e venne iniziata la produzione dei coppi per la copertura del tetto. Ancora un anno e l’opera fu conclusa. L’orgoglio per il lavoro fatto doveva essere tanto, ma di più fu certamente la soddisfazione di essersi riscattati agli occhi degli apricalesi. Ancora una volta Gio Antonio Cane si fa portavoce del sentimento collettivo scrivendo “Nel 1715 si è fornito l’opera e tutto il pulimento ornato l’opera, come si suol dire “Finis Corona ……….” questo a disprezzo degli Apricalesi”. Forse avrebbe dovuto scrivere “a dispetto” ma la parola “disprezzo” che invece ha usato certo meglio si adattava a descrivere il suo stato d’animo e quello dei suoi compaesani.

Ma la storia non è finita qui, e anche quest’altra parte è frutto degli altri tempi in cui si svolse. Oggi al crollo sarebbe seguita un’inchiesta, ma allora forse si credeva di più nella fatalità e l’unica sua conseguenza fu quella di interrompere i lavori. Questa volta però c’era un colpevole ed era l’imperizia di chi li stava eseguendo. Scrive Gio Antonio Cane “Non avendo caricato gli scotri nel colmo come a dovere de Maestri di muro, mentre si travagliava si sono ristretti gli scotri e si dirocò il lavoro fatto”. Forse non ci fu nessuna inchiesta, nessun processo e nessun risarcimento per il danno subito, ma il responsabile non deve aver da allora dormito sonni tranquilli perché “quando morì il soprannominato Capo Mastro Battini in Lugano suo Paese ha lasciato duecento Franchi alla Parrocchia di Isolabona che per la sua mancanza andò a terra la volta della Chiesa”.

Decisamente una storia d’altri tempi.

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[1] In corsivo il testo originale tratto da “Trascrizione delle memorie di Isolabona scritte da Gio Antonio Cane e ordinate dal figlio Francesco (fatta da Rossi Lorenzo su una fotocopia in possesso della Biblioteca Aprosiana di Ventimiglia)”

mercoledì 2 giugno 2010

Apricale e Isolabona, un divorzio storico, 1573

Isolabona e Apricale rimasero uniti amministrativamente per 287 anni. Un divorzio che portò con se strascichi e disaccordi.
Una frase pronunciata dagli apricalesi è ricordata dagli isolesi, scolpita, indelebile, quella pronunciata dopo l'incidente che vide crollare parte della chiesa parrocchiale in fase di ampliamento. Questo fatto è ricordato alla carta 8 del manoscritto di Francesco Cane e riporta la data 1713.

[...] Quando andò a terra la volta della Chiesa gli Apricalesi dicevano nella Chiesa d’IsolaBuona vi nasceranno li roveti.
Il Reverendo Rettore Ignazio Calvini sentendo questo, invitò tutto il Popolo a metter mano all’opera.
Nello spazio di giorni quindici empirono la fornace e le legne necessarie l’hanno prese in Beimeano e in un mese vi diedero il fuoco tutti d’unanime consenso.[...]
Un fatto doloso vide protagonista un apricalese, siamo nel 1858 e la nostra fontana subisce un danno che la muterà per sempre.
Dal mio articolo dedicato alla fontana di Isolabona:


E, il grave danno arrecato alla fontana nel 1858, appare chiaramente legato proprio alla turba provocata dagli animali durante l’abbeveraggio. Si trattò di un fatto ritenuto assai grave sul quale gravò il pesante sospetto del dolo, se l’Amministrazione ritenne di convocare immediatamente un Consiglio straordinario. Dalla relativa delibera datata 10 ottobre si evince che un certo Pisano di Apricale fu accusato di aver volontariamente provocato la rottura della copertura della fontana. A sua difesa il Pisano sostenne che: «la lastra di marmo non era ben ferma e che la bestia fermatasi a bere ed essendo carica di lunghi fasci di canne, ha urtato la pietra malferma facendola cadere».
Il Consiglio non accettò questa tesi difensiva e ribadì che: «la lastra di marmo stava lì da più di 400 anni e non sarebbe caduta se non fortemente spinta, che il Pisano usò negligenza nel non custodire e tenere occhio alla sua asinina traversando questo Comune, dunque egli è responsabile del danno e obbligato a pagare a sue spese il rifacimento del coperchio della fontana».

Il folklore letterario di Isolabona ha trasformato in versi il sentimento di astio tra i due comuni.
Dalla Tesi di Maria Luisa Saettone del 1957:

Vrigarenchi da sigärä Apricalesi della cicala ( loquaci)
tüti i di i munta e i cärä ogni giorno salgono e scendono
i mete i pei en t’a Madona entrano nella chiesa della Madonna
tüta a nöite u trona, u trona. e per tutta la notte tuona e tuona.


Ma cosa successe dal punto di vista storico?
Quali furono gli accordi presi dalle parti?
Eccoli per firma di Marino Cassini che li ha raccolti e trascritti.

Marino Cassini scrive:

Fu durante la reggenza feudale di Stefano Doria che avvenne la scissione dei comuni di Apricale e di Isolabona, rimasti amministrativamente uniti per 287 anni. Il 3 settembre del 1573 il notaio Bartolomeo Giraldi di Genova stese l'atto di divisione nel castello di Dolceacqua. Le trattative erano state precedentemente condotte dal Parlamento di Apricale nelle persone di Ludovico Fiore, Bernardo Martini, G.B. Viale e G.B. Cassini e dal Parlamento di Isolabona nelle persone di Pietro Boero, Battista Cane, Domenico Cane, Francesco Borfiga, Battista Anfosso, Gio Maria Liberale, Giacomo Cane, Bartolomeo Martini.
Al comune di Isolabona competeva pagare a Stefano Doria, dazi, mutui, collette, stipendi e altri oneri pubblici e privati, per un terzo, mentre i rimanenti due terzi spettavano al comune di Apricale. Il territorio sino ad allora in comune veniva attribuito per due terzi ad Apricale e per un terzo a Isolabona. Ogni privato manteneva il possesso della sua proprietà anche se questa veniva a trovarsi nell'altro comune e non era tenuto a pagare a questo alcuna tassa gravante sul terreno. I campari di Apricale e quelli di Isolabona dovevano sorvegliare le terre appartenenti al loro comuni, anche se queste appartenevano a residenti nell'altro comune. Ognuno poteva portare armenti e attrezzi nelle proprie terre. Eventuali danni dovevano essere valutati dai campari o da periti secondo gli Statuti del luogo su cui il danno era avvenuto.
Come già era accaduto all'atto dell'unione dei due comuni, la divisione non portò certo la pace perchè sorsero subito questioni e controversie sulle quali l'accordo precedente non era stato chiaro. Ancora quattro anni dopo la divisione, Stefano Doria doveva intervenire per dirimere reciproche accuse.
Alla fine del secolo, secondo quanto si legge in atti dell’Archivio di Apricale, sorse ad esempio la questione sollevata dagli abitanti di Apricale i quali accusavano quelli di Isolabona di tenere chiuse le porte di accesso al paese, impedendo agli apricalesi di accedere ai loro mulini, alle loro case e nuocendo al loro commercio. Il giurista Bertinio Gugliotti, rifacendosi ad un periodo antecedente in cui le porte rimanevano sempre aperte, diede ragione agli abitanti di Apricale. “A questo consulto - scrive N.Calvini - è da collegare la sentenza emessa il 27 agosto 1663 dal Governatore di Nizza che condannava gli Isolesi ordinando loro di tener aperte le porte del paese anche di notte.”
A questa lamentela si aggiunsero pure quelle relative a diritti di pascolo, alla raccolta delle castagne e delle nocciole, nonché alla divisione del greto del torrente Nervia in merito al prelevamento di pietre che gli abitanti di Isola impedivano a quelli di Apricale. Fu pure questione di contesa il passaggio delle mandrie di Apricale attraverso la piazza della chiesa di Isolabona.

Che caretterini!!! Ma anche questo ha un perchè e ce lo spiega Girolamo Rossi nel suo libro
Storia del marchesato di Dolceacqua e dei comuni di Pigna e Castelfranco nella prefazione:


Non sarà male il premettere, come la valle della Nervia la quale pareva destinata dalla natura a formare una sola famiglia avesse nel medio evo tre signori. Dolceacqua, Apricale, Isola Buona e Perinaldo appartenevano ai Doria, sulle porte di Pigna e di Rocchetta si ergeva lo stemma prima dei Reali di Napoli quindi dei Conti di Savoja, Castelfranco poi e Camporosso primo ed ultimo paesi della valle riposavano all'ombra del vessillo genovese. Or mi si dica come si potesse ripromettere vita tranquilla, dedicata almeno alle cure dei campi in cosiffatta contrada, dove a ogni passo si incontrava un confine; a ogni confine una contestazione; in due uomini due avversari e ben spesso due nemici !