martedì 30 giugno 2009

E se ci fosse uno "Sportello del Cittadino".....?


Il Sindaco Dott. Veziano Danilo, immagine reperita qui


Nel programma elettorale del Sindaco Veziano vi era un punto molto interessante, ristabilire uno stato di collaborazione tra Amministrazione e Cittadini.

L'ho subito trovato positivo, ma come faccio a stabilire un contatto con gli amministratori?
Se avessi una proposta interessante da fare come faccio a farlo sapere al Sindaco?
Devo andare in Comune e chiedere un appuntamento?
Ci potrebbe stare, ma in tempi di comunicazione telematica...........
un metodo molto più veloce e rapido sarebbe quello di istituire uno "Sportello del Cittadino", uno sportello virtuale a cui accedere per comunicare con gli amministratori, lasciare le proposte per rendere il paese più vivibile, per dare in pratica il proprio contributo, senza dover aspettare i tempi della burocrazia e riempire moduli o protocolli.......

Potrebbe essere che ci scappi una proposta a costo zero che rende il paese unico nel suo genere........perché no!!!
Potrebbe anche essere.........che un giovane si avvicini alla vita amministrativa potendo esprimere la propria idea......facendo la propria proposta.

So che alcuni Assessori e Consiglieri leggono questo blog, sarebbe bello avere una loro opinione, perché questo blog è nato anche per dialogare con l'Amministrazione......
Se poi mi volesse rispondere il Sindaco in persona..........ben venga!!!

E voi cari lettori cosa ne pensate della mia idea?
Sapete di esperienze simili?

lunedì 29 giugno 2009

Isolabona, rassegna fotografica del XIX secolo.

Oggi pomeriggio mi sono recata a casa di Ugo e Gioia alla Molinella, gli ho riportato alcuni libri che mi avevano dato.
Nella loro casa, posta a due chilometri dal centro abitato, è sorto un agriturismo, questo.

Le stanze per gli ospiti sono state ricavate da questa antica abitazione, fotografia che mi ha fatto avere il fotografo Moreschi.

Nella sala del ristorante vi sono appese parecchie fotografie che ritraggono Isolabona negli anni del XIX secolo, alcune sono veramente belle e le ho fotografate.....purtroppo non sono venute benissimo....... ho cercato di aggiustarle

Il buteghin piazza Santa Lucia

La fontana

Via Ruffini

Il paese visto dalla strada che scende da Apricale

Piazza Santo Spirito


Via Veziano


Come ben sapete, ritengo la documentazione iconografica fondamentale per la memoria storica, queste sono senza ombra di dubbio una serie molto importante, meritano di essere condivise.

Ugo mi ha anche consegnato un piccolo libro recante la data di pubblicazione 1934, racconta un'avventura di un nostro compaesano in terra d'Africa........ma questa è un'altra storia che merita una lettura attenta da parte mia per potervela raccontare nei migliori dei modi........

domenica 28 giugno 2009

Dolychoris mediterraneum,

Questa fotografia l'ho scattata il 14 di giugno mentre girovagavo tra gli incolti vicino a casa mia, per me è stata una vera sorpresa riuscire a fotografare questi Emitteri perchè non li avevo mai visti.........
Per poterli identificare e dare loro un nome mi sono rivolta a Giancarlo Castello, che ha così scritto:

[...]

Fanno parte dell'Ordine degli Emitteri (quindi sono cimici, ma vegetariane) e appartengono all'importante Famiglia dei Pentatomidi (in Italia 104 specie, quasi tutte anche da noi) , ovvero cimici a cinque lati, perciò a forma di scudo. Quelli della foto (la femmina è quella più colorata di rosso-violaceo) sono molto ghiotti di linfa di fiori e piante ornamentali. Sono molto comuni da noi da giugno a ottobre, ma non troppo in altre zone d'Italia. Sono cugine della cimice verde puzzolente e, come tuti gli Emitteri, succhiano soltanto linfa da un pungiglione boccale lungo quanto il corpo. La specie della foto è il Dolychoris mediterraneum.[...]

Ho fatto vedere questa fotografia a diverse persone che frequentano la campagna quotidianamente e tutte mi hanno detto di non averle mai viste..........


 
Quando si cammina per boschi o prati siamo attirati dal paesaggio, dagli alberi e dai fiori senza fare caso a queste meraviglie della natura, un mondo a volte silenzioso ma caratterizzato da colori fantastici, adesso so che esistono e come si chiamano, grazie Giancarlo.



venerdì 26 giugno 2009

Il Sindaco Veziano da l'ultimatum per il parcheggio nelle piazze, i commercianti si mobilitano

Il paese è in subbuglio dopo l'avviso del Sindaco affisso in tutto il paese in cui si invitano i cittadini a non parcheggiare le auto presso la Piazza di Santa Lucia e in quella della chiesa, piazza Martiri.

Contro questo invito si sono mossi i commercianti ritenendo questa azione lesiva nei loro confronti in quanto secondo loro, le macchine di passaggio non potranno più fermarsi per fare acquisti, e perchè l'amministrazione non i ha convocati per trovare una soluzione insieme.

Di seguito l'invito del Sindaco

Comune di Isolabona Cari Concittadini.
Con la presente mi rivolgo a voi affinchè con la fattiva collaborazione di tutti il nostro Paese possa cambiare in meglio. Una delle prime azioni che dobbiamo mettere in atto è quello di mettere in ordine le nostre vie e le piazze. Non è assolutamente più possibile vedere opere costruite con il denaro di tutti danneggiate ancora prima di venire alla luce ed altre già terminate occupate e danneggiate irrimediabilmente. Il Paese ha parcheggia sufficienza per ospitare le nostre autovetture, quindi occorrerà riprendere l'abitudine di parcheggiare nei luoghi idonei. Siamo disposti a tollerare e pazientare ancora una settimana affinchè il presente messaggio raggiunga tutta la Cittadinanza di Isolabona dopo di che, contro la nostra volontà, saremo obbligati a ricorrere a tutti i mezzi consentiti per far rispettare il DIVIETO di SOSTA in TUTTO IL CENTRO STORICO. PIAZZA MARTIRI e PIAZZA SANTA LUCIA. Sono sicuro che grazie alla responsabilità ed il senso civico che ognuno di noi ha a far data dal 1° di luglio rivedremo questi luoghi liberi dalle auto ed a disposizione dell'intera collettività . Cordialmente .
Il Sindaco
Veziano dott Danilo
.
Giugno 2009


In risposta di questo, oggi su La Stampa è stato pubblicato un articolo con le motivazioni dei commercianti....


La piazza Santa Lucia si trova all'ingresso del paese, il buteghin, da quando è stata fatta la nuova piazza con relativo arredo urbano, è stata ritrasformata in un parcheggio, aggiungo selvaggio....l'arredo urbano è stato in parte rotto e le panchine spostate per fare spazio alle auto.........auto del luogo e di passaggio (a volte).

Le fotografie sopra le ho scattate questa mattina, riprendono alcuni arredi rotti o divelti.......da chi?
Questo non si sa, l'unica cosa che so è che ho contribuito anch'io a pagarli e adesso li devono sostituire......

Il sindaco mise nel suo programma questo intervento, ha ottenuto un plebiscito per cui le considerazioni che faccio sono di carattere interpretativo, ma chi l'ha votato sapeva di questo oppure ha votato e basta?
Seconda considerazione di carattere personale, l'ingresso del paese è il biglietto da visita dell'intera comunità, avere una piazza bella e ordinata è sicuramente positivo anche per i commercianti che, se fossero stati un po' più attenti a lasciare il posto auto alle persone di passaggio, forse non si sarebbe arrivati a questa drastica soluzione.........i famosi furbetti a cui allude il Sindaco in risposta alle critiche sulla stampa di oggi!!!
Apprezzo questo intervento, soprattutto perchè si sta iniziando a mettere ordine..........

giovedì 25 giugno 2009

Geologia dell'alta val Nervia

La Val Nervia è secondo me la valle più bella di tutto il Ponente ligure, la trovo affascinante per il paesaggio e soprattutto per ciò che ci offre dal punto di vista faunistico e della flora spontanea, come avete già avuto modo di leggere nei miei post.
Leggendo il libro, "Le ferrate del Pietravecchia e la discesa del rio Bendola" scritto da Aldo Candian, Andrea Carminati, Salvatore Gulifa, Eugenio Andrighetto, Suzanne Pastorelli ed.Coopers editrice, mi sono soffermata nel capitolo dedicato alla geologia dell'Alta Val Nervia, scritto dal geologo Fabio Martelli,  scoprendo aspetti che non conoscevo e che ritengo importantissimi per conoscere meglio il territorio in cui viviamo.
Riporterò di seguito le parti che ritengo più interessanti.

[...]
Il problema che ha caratterizzato l'evoluzione delle Alpi MArittime con la formazione delle valli per erosione è uno dei più complessi del mondo. Infatti i fenomeni orogenetici che hanno caratterizzato la formazione dell'Appenino Ligure nonchè quella delle Alpi Marittime sono dovute alla spinta di tre croste: quella tirrenica, quella adriatica e quella continentale europea.
Questa interferenza costruttiva è tutt’ora un pericolo perché è la principale causa del rischio sismico della Liguria e, in particolare, dell’estremo ponente ligure. Esiste infatti una grande faglia che corre sotto le Alpi ed è causa di accumulo di tensioni elastiche. Il disastroso terremoto che distrusse Bussana nel febbraio del 1887 (6°8 grado della scala Richter), il cui epicentro era in mare e che era caratterizzato da un ipocentro poco profondo, ne è la dimostrazione.
Circa 50 milioni di anni fa la Liguria non esisteva. Al suo posto c’era il bacino piemontese che ricopriva gran parte dell’attuale Piemonte e formava il golfo Padano. Poi, a causa della confluenza e della spinta orogenetica delle croste prima citate, si sono formati dei corrugamenti che hanno formato la Liguria con il suo sistema montuoso.

La val Nervia è caratterizzata, come tra l’altro la maggior parte delle valli che non sono da correlarsi ad un’origine vulcanica, da rocce sedimentarie, cioè da rocce che nei periodi più recenti si sono formate in gran parte per l’accumulo di sedimenti di ogni natura. Le rocce che dal monte Toraggio (1949 metri) scendono fin quasi a Buggio ( frazione di Pigna ) sono caratterizzate da falesie chiare alte qualche centinaio di metri.
Poi abbiamo uno spessore di circa 500 metri con alternanza di calcari argillosi e marnosi che testimoniano l’origine marina di questi sedimenti che si sono formati nel cretacio superiore per l’accumulo di sedimenti detritici fini sui fondali marini.
L’origine marina non è solo dimostrata dalla presenza di resti fossili sia animali che vegetali, come conchiglie bivalvi, gasteropodi, ammoniti. Alghe calcaree (più frequenti però nella zona dei Balzi Rossi e in quella di Grimaldi), ma anche da mummoliti che sono organismi unicellulari con un diametro che arriva anche sino a tre centimetri.

Un altro fenomeno che interessa la val Nervia è quello carsico. Il carsismo è quel fenomeno che caratterizza la permeabilità di un terreno o di una roccia. Il torrente Nervia è caratterizzato da carsismo nella zona del letto compresa tra Dolceacqua e Camporosso e nei pressi della foce. Il corso d’acqua  riemerge in parte a una certa distanza nel mare. Questo fenomeno è visibile nell’alta val Nervia in superficie per la presenza di fessure e fratturazioni nei calcari con la conseguente presenza di fori, solchi, creste, meandri, pozzetti che la incidono. Sono presenti le doline, piccole depressioni ellittiche presenti sui prati del Toraggio.
Le acque sotterranee, a causa del fenomeno carsico, convogliano il drenaggio dando luogo a sorgenti che, per la compattezza della roccia calcarea, ha favorito, durante l’orogenesi alpina, la formazione di un reticolo non sempre ortagonale di faglie e fratture lungo le quali le acque scorrono in superficie per pochi metri, per pochi metri, per poi infiltrarsi in profondità, seguendo percorsi più o meno verticali che formano torrenti e corsi d’acqua sotterranei a contatto, naturalmente, con rocce impermeabili. Questi torrenti ipogei (sotto terra) danno origine alle grotte. Un’altra caratteristica della val Nervia è quella dei movimenti franosi dovuto alla presenza di argille.
Questa è la causa delle frane che, specie nei periodi piovosi, in autunno e in primavera, costituiscono un problema. Una delle zone più a rischio sulla provinciale della val Nervia e il tratto che separa il comune di Dolceacqua da quello di Isolabona.[…]




Spero di aver contribuito, riportando parte di questo capitolo, a farvi conosce meglio il nostro territorio.

Link interessanti
 Recondite armonie
 Le vie ferrate ed il sentiero anello del pietravecchia

mercoledì 24 giugno 2009

Giornate interminabili........

Alba a Ospedaletti, foto di gturs



L'estate è la stagione che preferisco, soprattutto per il clima.
Ma quanto sono lunghe le giornate?
Forse troppo.....!!!
Quando lavoro, la mattina mi sveglio molto presto, per poter tornare a casa ad un orario decente, ho così la possibilità di poter fare altre cose......ma quante cose devo fare!!!

L'orologio lo guardo raramente, si viaggia con il sole, in questi giorni tramonta dietro il Castellan alle diciannove, prima riordina casa poi annaffia l'orto, le piante in vaso, pulisci il giardino, una doccia e prepara cena......lava i piatti e sono già passate le ventuno.......e il mio blog che deve essere aggiornato, come faccio a visitare quelli dei miei cari lettori e lasciare un commento ai loro post?

Farò come posso, torneranno quei giorni in cui le giornate saranno più corte e il tempo da dedicare a me e alle mie passioni sarà maggiore, perdonatemi se non riesco a frequentare i vostri blog e a lasciarvi traccia del mio passaggio......

Mi piace l'estate ma "scombussola" le mie abitudini.......e voi come vivete queste giornate interminabili?

Roberta in attesa che le giornate si accorcino........

martedì 23 giugno 2009

Sondaggio tra i miei lettori....

In questi primi giorni d' Estate, il caldo e la stanchezza iniziano a farsi sentire anche sul carattere e sui comportamenti della quotidianità.

Andando a lavorare a Sanremo devo usare la macchina, spesso mi trovo bloccata a qualche incrocio.....mi capita di assistere a delle scene particolari, gesta urla e manovre pazze.

Quello che più mi stupisce è che gli autori il più delle volte sono persone distinte e spesso signore......così mi è venuto in mente di fare un piccolo sondaggio tra tutti voi:

Quando usate la macchina la vostra personalità subisce un cambiamento?

Io posseggo un carattere "geneticamente" infiammabile, avvisatemi se venite dalle parti di Sanremo!

lunedì 22 giugno 2009

Araneus diadematus, ragno crociato.

 


Parecchi mesi fa ho fatto questa fotografia nel mio giardino, camminava sulle pietre e mi ha fatto parecchia impressione.....devo confessarvi che i ragni in generale mi provocano una certa repellenza.......in poche parole mi agitano !!!
Sono stata comunque attratta da questo grosso ragno che ho anche fotografato, con la speranza prima o poi di scoprire il suo nome.
Purtroppo non ci sono riuscita da sola, ma grazie a Giancarlo Castello tutto mi è stato più semplice, è bastata una mail......


Giancarlo Castello scrive
[...]


Questo è l'Araneus diadematus (ragno crociato)  o Epeira diademata, del tutto innocuo, nonostante la croce sul dorso che la leggenda popolare vede con sospetto, come la maggior parte dei ragni italiani. Ovviamente i ragni sono Aracnidi, no Insetti.[...]

Per saperne di più da Vikipedia 
 

[...]
Come gran parte dei membri della famiglia Araneidae (di cui è l'esponente più comune ) trascorre il proprio tempo al centro di una struttura di seta orbicolare, la quale oltre a rappresentare la "dimora" del ragno costituisce un vero e proprio campo di battaglia nel caso in cui una qualsiasi preda di opportune dimensioni vi rimanesse impigliata.
Se disturbato il più delle volte tende a darsi alla fuga piuttosto che reagire in modo aggressivo, ma nell'eventualità in cui dovesse verificarsi il morso (eccetto casi di ipersensibilità) in soggetti sani le conseguenze sarebbero davvero minime, essendo le tossine del veleno poco attive e la quantità massima inoculabile estremamente ridotta.[...]

Da  Focus .it
[...]
L'incontro tra la preda e il predatore offre in questa micrografia al microscopio elettronico nuovi punti di vista. Un ragno (Araneus diadematus) continua a leggere 




E voi cari lettori, cosa vi provoca la vista di un ragno?
Vi ho già detto cosa provoca a me, e oggi pulendo il giardino, ne ho incontrati parecchi ma più piccoli di questo......per fortuna!!!
Vivendo in campagna è facile fare di questi incontri, anche se preferisco incontrare farfalle......al massimo qualche cimice........


domenica 21 giugno 2009

Isolabona, nominati gli Assessori.

Venerdì sera si è svolto il primo Consiglio Comunale con la nomina di quattro Assessori, Dario Faraone (vice sindaco), Roberto Cavassa, Vittorio Testa e Maria Grazia Sferrazza.
Presidente del Consiglio Comunale è stato nominato David Gabrielli, Veziano mi ha detto che verrà apportato una modifica al regolamento che prevede la possibilità di nominare Assessori esterni, dando la possibilità di far rientrare in questo modo chi non è stato eletto.
Questa modifica verrà fatta per coinvolgere tutti coloro che facevano parte della lista, coinvolgendo in questo modo tutti nel rilancio del paese.



La Giunta di Danilo Veziano punta a mettere ordine nell’intero paese, rifacendo l’arredo urbano, la piazza ed il centro storico. Punterà anche sul rilancio turistico e, una delle prime idee, riguarda la possibilità di celebrare matrimoni al Castello. Saranno prima necessari lavori per renderlo nuovamente agibile ed illuminarlo.

sabato 20 giugno 2009

Agrimonia eupatoria, erba merella.





Domenica scorsa è stata una giornata propizia per fare fotografie, nell'incolto vicino casa mia ho fatto parecchi scatti, vi ho già parlato delle Achilllee e della Sferoforia.

Oggi vi voglio parlare dell'Agrimonia eupatoria.


Dopo aver fatto le fotografie, le ho fatte vedere a mia suocera e a una sua amica, l' hanno subito  riconosciuta, è l'erba merella, mi hanno detto, quando eravamo bambine la raccoglievamo per farne una tisana.........
E adesso nessuno o quasi la riconosce, perchè nel corso di due generazioni si sono perse queste come altre informazioni di carattere naturalistico e storico?

 
Il Sig. Moreschi mi ha fatto avere la scheda aggiornata relativa a questa pianta, specie dall'apparenza insignificante, invece è ricca di principi medicinali sfruttati già dall'uomo preistorico..........continua a leggere.
[...]
L’Agrimonia eupatoria è forse stata una delle prime piante utilizzate dall’uomo  primitivo perché in molti depositi dell’età neolitica gli archeologi hanno ritrovato rilevanti quantità dei suoi frutti.
Se ancora si ignorano tutti gli scopi per i quali veniva raccolta dalle popolazioni preistoriche, abbondano invece i riscontri sugli utilizzi terapeutici affermatisi in epoche successive, in gran parte giunti sino ai nostri giorni.
Il suo scopritore, o meglio colui che ne ha lanciato le  proprietà terapeutiche, 64 anni prima della nascita di Cristo, è il celebre Mitridate Eupator, sovrano del Ponto.
Esperto riconosciuto nell’uso delle erbe medicinali è anche l’inventore della mitridatizzazione; ossia di quel metodo di autodifesa dai veleni, basato sull’assunzione progressiva di sostanze venefiche in dose minima per suscitare nell’organismo una difesa immunitaria.
Per questi motivi e per onorare la sua figura di coraggioso pioniere della ricerca, gli è stata dedicata dai botanici la specie principale del Genere Agrimonia anche se altri si dicono convinti di una derivazione da “hepatoria”, perchè creduta utile nelle malattie del fegato.
Quanto alla denominazione di Genere molti propendono per la derivazione dal nome dell'Argemone, una specie di Papavero usato nell'antichità contro un particolare mal d'occhi detto "arghema" ossia "cataratta dell’occhio".
ltri etimologi avanzano l'ipotesi di una più banale spiegazione accostandola a due termini che combinati significano “fiore di campo”.  
I medici dell’epoca romana non mancarono di servirsi dell’Agrimonia per curare le malattie del fegato, per rivitalizzare la memoria, cicatrizzare le ferite. La usarono anche quale antidoto contro sostanze velenose, pur rimanendo dubbiosi sulla sua efficacia terapeutica per le affezioni più gravi degli occhi.
Plinio ne riferisce i benefici effetti illustrandola così: ”Anche l’Eupatoria ha il patrocinio di un re. Il gambo è legnoso, nerastro, peloso, alto un cubito e talvolta di più. Il seme, preso in pozione  nel vino, è una risorsa straordinaria in caso di dissenteria”.
Nel descrivere quando, come e dove procurarsela Plinio non manca neppure di indicare il rituale dell’operazione: ”Mentre la si svelle, bisogna pronunciare la frase: Questa è l’erba Argemon che Minerva scoprì come farmaco osservando le guarigioni dei maiali che l’avevano mangiata”.

Il suo uso terapeutico è stato praticamente ininterrotto ed anche il celebre naturalista inglese John Parkinson, nel suo Theatrum Botanicum del 1640, dopo averne decantato le caratteristiche,  giunge ad affermare: “con esse si cura soprattutto il fegato e le farmacie dei nostri paesi, principalmente quelle di Londra, fanno uso di questa prima specie di Agrimonia”.  
Nelle bisacce dei soldati del XVI° secolo non mancava mai una bottiglietta di "Eau d’arquebusade" a base di Agrimonia ed altre erbe che serviva per curare immediatamente le ferite d’archibugio.
Al di là di qualche immancabile bizzarro utilizzo del passato, ancora oggi sono confermati i poteri astringenti e vulnerari scoperti da Mitridate duemila anni or sono; si sono riscontrati risultati positivi nella cura delle malattie croniche del fegato, negli ingorghi viscerali, nell’itterizia e persino nell’idropisia. Anche nelle affezioni del cavo faringeo, i gargarismi hanno risolto molte situazioni disperate, soprattutto nelle specifiche infiammazioni dovute allo sforzo dei cantanti o dei predicatori, benché lo specifico più affermato resti l' "Erba dei cantori", ossia il Sisymbrium officinale.
La dose per la preparazione del famoso decotto prevede 100 gr. di Agrimonia secca fatta bollire in un litro d’acqua e ridotta di 1\3, a cui vanno aggiunti 50 gr. di miele rosato o zucchero. La stessa bevanda, senza miele, è un ottimo prodotto per pediluvi perché elimina la stanchezza ed i gonfiori alle estremità; applicata direttamente sugli arti facilita la guarigione di lussazioni e distorsioni. 
Un'altra celebre tisana a base di Agrimonia, da sperimentare allo scopo di contrastare le difficoltà di digestione o l’insufficienza epatica si chiama "The dei boschi" o "Te del Nord", molto diffuso nei Paesi  dell’Est europeo. La sua versione veterinaria era e continua ad essere il beverone tradizionale preparato in grandi bacili dai cosacchi che viene ancora oggi somministrato ai cavalli per preservarli da noiose infestazioni intestinali di parassiti.
L’azione medicinale dell’Agrimonia eupatoria è dovuta alle molte  sostanze presenti in tutte le parti della pianta: olio etereo, una sostanza amara, eupatorina, acidi organici (salicilico, nicotinico, ascorbico, citrico, malico, palmitico, stearico, oleico, cerilico, ursolico), vitamina K, B1, quercitrina, tannini, fitosterina, alfa-almirina. Segnatamente al contenuto di acido ursolico, un principio dagli effetti analoghi a quelli ottenuti con il cortisone, si segnalano effetti positivi nela cura delle allergie. Inoltre, nelle radici fresche, è stata isolata una sostanza amara, chiamata agrimonolide che  scompare con l'essiccazione.
La parte della pianta generalmente usata sono le cime fiorite. La sua radice rizomatosa pestata e macerata permette di ricavare un colore oro usato per tingere i capelli: una tinta simile a quello dei piccoli fiori gialli che ricoprono le esili spighe, in grado di attirare le api perché emanano un delicatissimo profumo di albicocca.
L'Agrimonia eupatoria, non solo alfabeticamente, primeggia nel gruppo dei "12 fiori guaritori di Bach" , specificamente indicata per chi nasconda ansia ed inquietudine dietro ad un comportamento improntato a gaiezza e cortesia forzosa; questo, almeno sostengono i patiti di fioriterapia.
Per facilitare la propagazione dei suoi semi l’Agrimonia ha prodotto una corona di uncini sulla sommità del frutto, utili per attaccarsi al vello degli animali e viaggiare gratuitamente verso altri territori. Le sue virtù curative l’ hanno imposta come simbolo della salvezza ed augurio di pronta guarigione: questo auspicio si esprimeva portandone agli ammalati un mazzo fiorito.
Lo strano frutto dell'Agrimonia è un achenio  che si sviluppa all'ascella di una brattea divisa in 5 lacinie, l'achenio porta nella metà superiore un anello di aculei uncinati.

Le Agrimonia sono in tutto una decina di specie, due delle quali vivono in Italia e nella nostra regione. Ad esse va aggiunta una ex, oggi denominata Aremonia.   Appartengono alla famiglia delle Rosacee, sono perenni e villose, con fusti eretti, foglie imparipennate o lobate con foglioline dentellate; i piccioli sono auricolati alla base da stipole connate. I fiori gialli sono in racemo terminale a forma di spiga. L’Aremonia ha foglie radicali lungamente picciolate, le cauline ternate a picciolo breve, le stipole intere o bifide, il corimbo con pochi fiori.

Agrimonia eupatoria L. (V-VII, vive luoghi selvatici erbosi sino ai 1500 m.) Ha un rizoma obliquo; è irsuta con peli di diverse lunghezze, fusto eretto semplice alto sino ad 1 m. Le foglie  imparipennate o lobate con foglioline oblunghe o lanceolate a margine dentellato hanno la pagina inferiore più chiara. I fiori sono gialli, hanno 5 petali obovati conniventi e sono portati in racemo terminale a forma di spiga. Il frutto con 2 acheni ha setole uncinate alla sommità  
Aremonia agrimonioides DC. (Sin.Agrimonia agrimonioides L. V-VI, vive soprattutto nelle faggete sino ai 1500 m.).  Ha un rizoma legnoso consistente, foglie basali in rosetta e fusti erbacei ascendenti di 20 cm. Le foglie sono imparipennate con segmenti ovoidi ineguali a margine dentellato. I fiori, portati corimbo lasso, sono gialli, hanno 5 petali spatolati,. Il frutto è tondeggiante.


Come raccoglierle e coltivarle  

Come per tutte le specie spontanee molto diffuse non si danneggia il patrimonio vegetale e non risulta difficoltoso prelevare direttamente i semi o dissotterrare un rizoma durante il periodo di riposo. 
I semi presenti sono posti lungo le spighe nei caratteristici acheni divenuti marroni alla maturazione un paio di mesi dopo la fioritura. Le semine ed i trapianti dei rizomi si fanno direttamente a dimora in una zona fresca ed umida  su terreno sciolto e nutriente in autunno.   [...]



Auguro a tutti i miei lettori un buon fine settima, Roberta.






 

venerdì 19 giugno 2009

Per me è solo questione di passione.......


Ogni giorno ricevo decine di mail da un forum a cui sono iscritta che tratta temi odontoiatrici.
A Dentalforum sono iscritti decine di odontoiatri di tutta Italia, tra cui anche docenti universitari, odontotecnici di fama e non come la sottoscritta.

Si discute, si parla e si litiga su protocolli di conservativa e di chirurgia, farmaci e piani di trattamento e chi più ne ha ne metta.

Tutti dimostrano nella loro professione una grande passione......

Ho voluto fare questa breve introduzione perché ciò che ho pubblicato ieri, potrebbe sembrare per qualcuno una sorta di litigio via web, io non lo vedo così.

Ho la fortuna di avere su questa mia modesta tribuna, commentatori di livello culturale elevatissimo e persone, che mi hanno dato la loro disponibilità di collaborazione, dello stesso livello.

Purtroppo si possano generare delle tensioni, si potrebbe andare avanti, avanti, avanti.....ma il mio blog non è nato per discutere a questi livelli, ho dato la possibilità a entrambi di esprimere la propria opinione.
Il mio intento è di far conoscere un territorio non solo dal punto di vista storico, culturale, paesaggistico ma anche attraverso il mondo che ci circonda che comprende i fiori e gli insetti.

Ciò che abbiamo letto è stato un esempio di vera passione per il proprio lavoro, sono grata a entrambi per frequentare il mio blog.

giovedì 18 giugno 2009

Giancarlo Castello risponde ad Annarita


Martedì vi ho parlato della

Sphaerophoria scripta (SFEROFORIA)

Pubblicando la mail ricevuta dal Dott Giancarlo Castello questa:

[...]
Quasi tutto è importante, anche gli insetti che sembrano repellenti o inutili. Quella che sembra quasi una vespina smilza è un utile insetto appartenente all'Ordine dei Ditteri (quindi è una mosca) e alla Famiglia dei Sirfidi, mosche cacciatrici di afidi, ancor più utili delle coccinelle. I Sirfidi sono in Italia ben 482 specie (nella nostra zona ce ne sono almeno 200), mascherati da vespe si difendono così dalle aggressioni degli uccelli. La specie in questione è la Sphaerophoria scripta (SFEROFORIA), e vive da marzo a ottobre. E' migratrice e originaria della Malesia.[...]

Nel suo commento Annarita scrive:
Annarita ha detto...

Attenzione! Dire che la spharophoria scripta appartiene all'ordine dei ditteri non vuol dire che è una mosca! Atrimenti significherebbe anche che l'uomo e la scimmia, appartenenti entrambi allo stesso ordine dei primati, sono la stessa cosa!!!
In genere si fa confusione a questo proposito. Cominciamo dalla mosca comune e vediamo la sua classificazione scientifica, a partire dall'ordine per arrivare alla specie, e trascurando la tassonomia superiore.

Mosca domestica:

Ordine: Diptera
Sottordine: Brachycera
Coorte: Cyclorrhapha
Sezione: Schizophora
Sottosezione: Calyptratae
Superfamiglia: Muscoidea
Famiglia: Muscidae
Sottofamiglia: Muscinae
Genere: Musca
Quindi la mosca comune appartiene alla famiglia dei Muscidi che è ben diversa dalla famiglia dei Sirfidi a cui appartiene la sphaerophoria scripta. I sirfidi appartengono alla sezione Aschiza, mentre i muscidi appartengono alla sezione Schizophora. Elemento non indifferente. Poi è vero che alcuni sirfidi possono "assomigliare" alle mosche o alle api o ad altri insetti, ma questo non significa che la sphaerophoria scripta sia una mosca. Ti lascio il link agli atti di un seminario sui sirfidi tenutosi alla facoltà di agraria dell'università di Bologna:
http://www.apat.gov.it/site/_files/Sirfidi_Introduzione.pdf

In sintesi, la sphaerophoria scripta è un dittero sirfide e non un dittero muscide come la mosca.

Anche le funzioni dei due insetti sono ben diverse...ma ci vorrebbe un post apposito.

Molto interessante il post, come sempre.

Salutone
annarita


Ho così scritto a Castello una mail per avere una risposta in merito e oggi mi è arrivata, è quella riportata di seguito.

[...]

Gentile dottoressa, scrivo direttamente a lei, così altamente e perentoriamente scientifica. La suddivisione sistematica a cui lei fa riferimento, reperibile in qualsiasi scheda di Wikipedia, pur se perfetta e precisa, la ritengo un semplice atto di pignoleria. Intendo dire che le mie piccole e modeste note non volevano rivolgersi al British Museum o all’accademia di Guido Grandi, bensì a un pubblico, almeno credo, molto semplice, che ha soltanto bisogno di identificare un insetto che non conosce. Determinare non è facile, ci vuole molta esperienza. Sono iscritto a diverse Società entomologiche e botaniche da 35 anni, conosco bene i discorsi che lei fa... Mi creda, ho sempre constatato che alla gente interessano poco, anche se sacrosanti per gli scienziati. Credo che lei non conoscesse affatto l’entità in questione. Se non è rimasta affascinata dalla sua bellezza e dal suo mimetismo batesiano, ne sono dispiaciuto. Venendo alla sua osservazione, apparentemente giusta, ma deviata da un discorso a mio avviso piuttosto pretestuoso, dimostra di non aver letto con sufficiente sensibilità quelle brevi note. Da anni osservo delle cose per portarle a chi di insetti non sa nulla o quasi nulla. In questo caso faccio riferimento all’aspetto apparente di vespa e concludo che si tratta di una mosca, appunto perché in apparenza sembrerebbe una vespina. Il termine che adopero è un termine generico, secondo una chiave di lettura rivolta a un pubblico generico. Io asserisco che si tratta di un dittero, quindi di una mosca. Ma non voglio dire che tutti i ditteri siano la stessa cosa, la frase si agganciava al discorso della vespina. Non volevo dire che i ditteri sono mosche, ma che le mosche sono ditteri. Si tratta di leggere la frase in modo semplice o prevenuto. E poi era una semplice mail rivolta a una persona che mi chiedeva cosa fosse quell’insetto. Non pensavo che ci fosse alla finestra un cecchino pronto a sparare sugli uomini di buona volontà. In realtà, a questo punto, è lei che genera confusione nei poveri lettori! E poi: cosa trova di tanto scandaloso nella parola mosca? Guardi che i Sirfidi, presso tutti gli Entomologi sono considerate mosche. C’è il termine Muscidi (riferimento a una Famiglia che in latino fa Muscidae – citata anche da lei ) e la parola mosche (termine italiano che significa un certo tipo di animali genericamente considerati mosche e nient’altro). Lei pensa che la gente chiami Calliphora un moscone blu o Lucilia una mosca verde metallizzato? Se io avessi affermato che si tratta di Musca, allora avrei dato una falsa informazione. Non faccio confusione tra il nome della specie e il termine italiano. Mosca, cara signora, può essere chiamato anche un piccolo Sirfide, si informi. Quando si fa divulgazione scientifica, come faccio io da moltissimi anni, si sta attentissimi a non dare false informazioni. In una materia vasta come l’Entomologia, è necessario mirare il TIPO d’informazione che s’intende fornire. Conosco tutti gli insetti e le piante d’Europa, senza tema di smentite. Difficilmente faccio lezioni di tassonomia o sistematica (ironia della sorte: sono considerato uno degli Entomologi che conoscono meglio questi aspetti. Sono sempre io durante le conferenze a sollevare questioni di questo genere, ma solo per arrivare a capire meglio le specie) A scuola vado a settori, primo tra i quali l’aspetto esteriore.

Sicuramente non accetterà queste mie semplici rimostranze, ma affermo per i frequentatori del sito di stare tranquilli e siano contenti di aver scoperto il vero nome di quella mosca, un tipo di mosca carnivora, molto utile all’agricoltura. Tutte le altre considerazioni appartengono ad altri ambiti, meno interessanti. Nonostante tutto posso garantirle che mi farebbe piacere ricevere ancora osservazioni come le sue. Per crescere e migliorare. Se uno sbaglia è bello che ci sia qualcuno a farglielo notare. Gliene sarei stato grato, ma devo deluderla. Questa volta non ho detto nulla di così tremendo. Stia bene. Con simpatia. Giancarlo Castello [...]


Non mi piace lasciare le cose a metà.....

Il detto.......

immagine reperita in rete



Pee fà pluff, u ghe voo di boi larfi.

(Per fare (pluff) "botto" "sbottare" , ci vogliomo delle buone labbra.)


Grazie Fiorella.

mercoledì 17 giugno 2009

Con orgoglio dico no........



Oggi mi è stato chiesto di partecipare a un progetto perchè la mia "testa" è stata reputata all'altezza di poter contribuire in senso positivo alla sua riuscita, niente manovalanza, solo contributi di concetto......!!!

Che bello, si potrebbe pensare, ma io, che solitamente analizzo a mente fredda tutte le decisioni da prendere, ho pensato:
Ma come, un mese fa la mia testa ha fatto la fine di Cristoforo Colombo qui sopra, e ora posseggo una testa idonea a collaborare.........!!!
Noooooo, io non cerco gloria, ma non mi va neanche che qualcuno possa pensare il contrario e che io non abbia le palle per dire no!!!

Io posseggo una testa e una mente libera, dico sempre quello che penso e lo faccio con orgoglio!

martedì 16 giugno 2009

Sphaerophoria scripta

Pensavate che mi fossi arresa di parlarvi di piccoli animali e insetti vari?
Ebbene vi siete sbagliati......
Ho con grande piacere stretto una collaborazione virtuale con un entomologo molto conosciuto nella nostra zona, il Dott Giancarlo Castello, grazie alle sue preziose informazioni potrò darvi delle nozioni inerenti al mondo che ci circonda.


Domenica, come vi ho già detto, ho fatto un giro negli incolti vicino a casa mia alla ricerca di fiori da fotografare certa che avrei trovato anche altri soggetti un po' particolari, le mie attese non sono state disilluse......




Oggi vi voglio parlare della Sphaerophoria scripta (SFEROFORIA)






Giancarlo Castello scrive:
[...]


Quasi tutto è importante, anche gli insetti che sembrano repellenti o inutili. Quella che sembra quasi una vespina smilza è un utile insetto appartenente all'Ordine dei Ditteri (quindi è una mosca) e alla Famiglia dei Sirfidi, mosche cacciatrici di afidi, ancor più utili delle coccinelle. I Sirfidi sono in Italia ben 482 specie (nella nostra zona ce ne sono almeno 200), mascherati da vespe si difendono così dalle aggressioni degli uccelli. La specie in questione è la Sphaerophoria scripta (SFEROFORIA), e vive da marzo a ottobre. E' migratrice e originaria della Malesia.[...]

Devo confessarvi che domenica è stata la prima volta che ho visto questa mosca travestita da vespa, è proprio vero quando si dice che non si guarda con attenzione il mondo che ci circonda...........
Ho fatto altri incontri interessanti ma queste sono altre storie, ve ne parlerò in un'altra occasione.


lunedì 15 giugno 2009

Reduce da tre ore di tennis, ho ritrovato la mia forma!!!

Oggi post molto leggero, ho il fisico a pezzi, sono reduce da tre ore di tennis....dalle 17 alle 20 ho giocato un singolo e un doppio per il tennis Dolceacqua........contro il tennis Bordighera incontro del campionato di sedie D3
La prima partita l'ho persa 6-3/6-4, lottando fino all'ultima pallina.....contro una ragazzina del 1996 che si allena tre quattro volte la settimana, il doppio invece l'abbiamo vinto con il punteggio di 6-4/6-0 facendo una prestazione veramente eccezionale, modestia a parte.
La nostra squadra ha così potuto aggiudicarsi la vittoria avendo la mia amica Laura vinto il suo singolo.....


Ho passato alcuni giorni in uno stato di malessere fisico, oggi ho ritrovato la mia forma completa, e l'ho fatto nel migliori dei modi, cioè praticando sport, quello sport che è sempre stato molto importante per il mio sviluppo e benesse fisico e mentale.....

Sentirsi bene con se stessi, confrontarsi con altre persone mi da modo di raggiungere un'equilibrio mentale, di sviluppare la concentrazione, di imparare a lottare e di dire che non è mai finita fino all'ultima pallina, così nel gioco come nella vita......
Lo sport è sempre stato un punto di riferimento nella mia vita, un punto di partenza per imparare a credere in me stessa.......
E voi avete punti di riferimento simili?


Queste fotografie sono state scattate in un'altra occasione, ma la giocatrice sono io.....
Domani tornerò a pubblicare cose serie, ho del materiale veramente interessante........

domenica 14 giugno 2009

Le Achillee, camomilla servaiga.

 
Fiori di Achillea
Questo tardo pomeriggio sono andata a fare un giro nelle fasce incolte vicino a casa mia certa di trovare fiori e insetti da fotografare, infatti le mie aspettative non sono state disilluse......
Nella fascia du Rissa ho trovato questo esemplare di Achillea, quello che in dialetto viene chiamata Camomilla servaiga, in quella di Alberto altri fiori e insetti molto interessanti di cui vi parlerò in un'altra occasione;)
Da fiori di Liguria di
G Nicolini 
A. Moreschi
[...]
Il termine Achillea è una denominazione derivata da un'antica leggenda collegata ad Achille, il quale, avendo appreso direttamente dal proprio maestro il centauro Chirone i segreti delle erbe medicinali, con i succhi di una di queste, curò le ferite dei propri compagni d'arme durante la tragica e cruenta guerra di Troia. 
Secondo altra fonte, lo stesso Achille, sotto consiglio di Venere, tentò di alleviare il forte dolore provocatogli dal dardo scagliato da Paride comprimendo alcune foglie di Achillea sulla parte ferita.
Nell'uno, come nell'altro caso, la tradizione parla di piante che in seguito non è stato più possibile identificare con sicurezza nonostante le approfondite ricerche di storici e naturalisti; pertanto, continua a rimanere oscuro se l'antica specie vulneraria fosse o no l'attuale Achillea millefolium.
Nel linguaggio dei fiori viene generalmente assegnato alle Achillee il valore simbolico di fiori della guarigione, ma stranamente, anche quello dell'emblema della guerra, forse perchè continuano ad essere collegati con le tragiche vicende del conflitto troiano.
Per questa ragione nella vicina Francia è stata battezzata con i nomi di Herbe à la coupure e Sorriso di Venere assumendo contemporaneamente il valore di veemente dichiarazione d'amore, intesa nel senso di passione che combatte ed elimina tutti gli ostacoli.
In Italia questa specie, oltre al comunissimo Millefoglio, conosce tutta una serie di battesimi specialistici:
Erba dei carpentieri, Erba dei boscaioli, Erba da tagli ecc, tutte denominazioni che ne rilevano lo specifico uso emostatico e disinfettante, soprattutto come soccorso di pronto impiego sui luoghi di lavoro, da parte degli artigiani, operai e contadini dei secoli passati.

Le Achillee sono piante perenni, soventi aromatiche, a rizoma strisciante ed a fusto eretto, talvolta cilindrico oppure angoloso, semplice o anche molto ramificato.
Le piante sono sempre provviste di foglie più lunghe che larghe, pennate o sub-intere.
Poichè appartengono alle famiglie delle Composite, le Achillee hanno fiori secondo il classico tipo a capolino, costituiti da una parte di fiori tubolari e da una corona di fiiori periferici ligulati. I frutti non presentano coste e sono tronchi all'apice.
Nella flora ligure nascono spontaneamente dieci specie di Achillea, la più diffusa è l'A. millefolium.
Quasi tutte le Achillee essiccate e tagliate, servono per la preparazione di un ottimo thè calmante e depurativo.
Le Achillee contengono in genere un glucoside,l'achilleina, acido achilleico, tannino, asparagina, fitosterina, micillagine, resine ed un olio essenziale.
La sostanza amara dell'A. millefolium, come nel passato, continua ad essere impiegata nella fabbricazione della birra ed insieme a l'A.herba rotta e A. nana, rimane il componente principale di quasi tutte le ricette di aperitivi, amari e l'iquori d'erbe.
Queste due ultime specie, soprattutto, sono attivamente ricercate e raccolte in grandi quantità dagli erboristi che ne estraggono i principi aromatici e tonici.
I loro distillati servono sovente per sostituire, nella fabbricazione del famoso liquore alpino Genepy, la ormai rara e introvabile Artemisia glacialis.  [...]
In ogni angolo della nostra terra vi crescono dei tesori, basta saperli riconoscere ed apprezzare, la natura ha pensato a tutto, sta a noi saperli riconoscere e farne un uso corretto........
 

giovedì 11 giugno 2009

Ultimo giorno di scuola e ricordi.....

Pigna anno scolastico 1969/70



Oggi è stata l'ultima volta che sono andata a prendere mio figlio all'uscita da scuola......ebbene ero emozionata e nello stesso tempo triste........si è concluso il suo primo ciclo di studio e questo è uno di quei traguardi che ti lasciano un ricordo indelebile per tutta la vita.


Chi di noi non si ricorda l'ultimo giorno di scuola, dei compagni e delle maestre?

A volte mi capita di pensare a loro e anche se sono passati moltissimi anni non è la malinconia a prendere il sopravvento ma la gioia nel ricordarli......
Ricordo la mia maestra Luisa, arrivava da Benevento che con la sua parlata un po' strana si è fatta voler bene da tutti noi.....

Mi piacerebbe sapere che valenza date a questi ricordi ......io se non si è capito, li considero molto.....

mercoledì 10 giugno 2009

Incendio a Isolabona, interviene l'elicottero

Questo pomeriggio a Isolabona si è sviluppato un'incendio nei pressi di una uliveto in località Molinella- bosco di Permean, forse a causa del vento abbastanza forte.......

Al mio rientro da Sanremo avvenuto attorno le 17.45, le fiamme non c'erano più ma si vedevano colonne di fumo tra le fitte piante, ho potuto scattare qualche fotografia a questo enorme elicottero adibito allo spegnimento degli incendi che ha scaricato liquidi proprio davanti ai miei occhi, quelle che seguono sono la sequenza fotografica che ho potuto scattare......
 
  
  
  
Speriamo che questo non sia il primo di una serie di incendi che tutti gli anni cancellano ettari di territorio qui come nel resto d'Italia, arrecando danni all'eco sistema.
 

martedì 9 giugno 2009

Da "Islabonita" di Nico Orengo, la pesca all'anguilla.

Da Islabonita di Nico Orengo



[...]
Se le anguille erano anguille e il loro destino era scenderei fiumi di apparente riposo, riprodursi nel Mar dei Sargassi e poi favorire il ritorno della prole nei luoghi di comune appartenenza, ebbene lei era lì: davanti alla foce del Nervia, a Valecrosia, per assolvere a quell'impegno.
Il piccolo avannotto, se mai avesse trovato l'invio calmo della foce del Nervia, e se mai fosse riuscito a risalirne le secche, fra pietra e pietra, e scoglio, non sarebbe andato incontro a un soggiorno, ma a una caccia spietata e indolente, quella con i pescatori del paese.[...]

[...]
Crescendo, l'anguilla imparò a conoscere i pericoli della notte, a cambiare rifugio, spostandosi da un sasso a un altro, a cercare tane fonde, abitate in precedenza, dove le braccia e le tenaglie dell'uomo non arivassero.
Imparò a sentire attraverso l'aria e l'acqua quel sussurro che diceva"Andemu a pigliaa due cue", lo sfrigolio dei gambali di gomma sul fondo del fiume e i nomi dei grandi cacciatori: Piè de lansa issa, Bertu castigu de Diu, Bacì Galupi, Gè de Carlin.[...]

I brani che ho riportato sono stati tratti da Islabonita, ultima fatica di Nico Orengo prima di lasciarci.......parlano dell'avannotto e successivamente dello stesso cresciuto, descrive ironicamente una pratica molto in uso nel 900 ad Isolabona, la pesca dell'anguilla.

L'amico Paolo Veziano, tempo fa descrisse le varie tecniche, se vi interessano potrete leggerle qui
Io ne riporto solo una quella della.....

                                                                Paolo Veziano



FURSINA - Una delle pratiche più semplici ma che presuppone notevoli doti intuitive, grandi riflessi e un buon allenamento. Si utilizza una forchetta da tavola piuttosto spessa (quelle di una volta), appiattita e cui vengono limate le estremità in modo da renderla del tutto simile alla fiocina. Nei mesi estivi, si sceglie una zona dove il fiume si allarga e, di conseguenza, l’acqua è piuttosto bassa e calma. Si risale il fiume evitando così di rendere l’acqua torbida e si sollevano con le mani le pietre che potrebbero rivelarsi nascondigli per le anguille. L’abilità del pescatore consiste nell’anticipare la fuga dell’anguilla che rimane solo pochi istanti allo scoperto, dopo il diradamento della “nuvoletta” di polvere creata dal sollevamento della pietra. Pesca largamente diffusa, vero apprendistato per la pesca con le “frusciale”.

Queste pratiche fanno parte della nostra storia, in tutte le famiglie si è praticata questa pesca, erano altri tempi, ma come per tutte le tradizioni bisogna avere memoria storica, memoria che Nico Orengo ha raccontato nel suo romanzo.........grazie.
Link correlati
La gazzetta di Isolabona
Nico Orengo

lunedì 8 giugno 2009

Elezioni amministrative a Isolabona, Veziano Danilo il nuovo Sindaco.


Isolabona ha un nuovo Sindaco, il Dott Veziano Danilo ha stravinto le elezioni amministrative del nostro comune con 348 voti, il candidato Martini Claudio ha ricevuto 81 consensi.


Isolabona ha bisogno di una spinta per poter ritrovare una sua dimensione in ambito sociale, culturale e turistico, speriamo che chi ha fatto della politica, una sua seconda professione, trovi la forza e la volontà per ottenere questi risultati, tenendo conto di tutte le realtà che compongono il tessuto sociale.

Se volete conoscere il Dott Veziano, qui trovrete una pagina a lui dedicata, a me non resta che auguragli  buon lavoro!

domenica 7 giugno 2009

Monte Toraggio, lassù fino alla croce......1986


Oggi un'amica, Dianella, mi ha fatto avere delle vecchie fotografie, tra queste un gruppo di amici in cima al monte Toraggio, la vetta che sovrasta la nostra valle e a cui tutti noi siamo un po' legati.......

Come vi ho già raccontato altre volte, è a questo monte che è dedicato il mio primo sguardo la mattina, a secondo del suo aspetto si capisce se la giornata sarà bella o brutta.....




Appoggiato alla croce, Alberto Cane, seduto con il cappello Giuliano Noaro, seduto con gli occhiali Giacomino Rodini, in piedi con il cappello Giorgio Cane.

Anch'io ho raggiunto questa vetta, solo una volta, e l'ho fatto moltissimi anni fa, era il 1986

Roberta e Giannino Cane

Ricordo quella camminata, allora vivevo ancora ad Arcore e per me fu un'esperienza unica......come credo per tutti quelli che sono arrivati fino lassù!

Alberto un paio di anni fa, scrisse un post descrivendo la sua prima volta qui



Oggi quando ho visto quelle fotografie, ho cercato le mie e ho pensato di parlarvi di questa montagna, ho trovato questa bella scheda per chi è interessato troverà delle notizie veramente interessanti.......

Da Cai Bordighera

Sede di un dio o luogo di pascolo?

Sull’origine del nome Toraggio (in dialetto Turagge) non esiste ancora una spiegazione definita. Nel libro Toponomastica Intemelia, Nino Lamboglia scrive: “il nome di questa montagna è evidentemente uno dei più antichi della regione. Un seducente ravvicinamento potrebbe tentarsi con la divinità Torevaius, attestata a Cemenelum; in tal caso il toponimo conterrebbe il ricordo di un culto topico a questo monte, dominate la val Nervia, parallelamente al Bego che domina la val Roia, e si risalirebbe alla voce alpina t(u)or, ancora vitale nelle Alpi Marittime in senso di “cima” e che abbraccia un’amplissima area mediterranea e preindoeuropea. Ma è più semplice pensare o a una base tauraricum, allusivo ad antichi diritti di pascolo (il riflesso indigeno di –ati-cu è veramente –aigu-, ma concorre l’esito –age-, d’influenza provenzale e più genericamente d’influenza letteraria), od anche turraculum svolto nello stesso modo di fenuculum, cuniculum, che danno fenuggiu, cuniggiu”. Sempre a proposito del nome, nell’opuscolo di Gilberto Calandri il Monte Toraggio, caratteri geomorfologici e ideologici si legge: “il toponimo Toraggio è senza dubbio antico, di epoca romana. Incerto se derivi da turris (con riferimento alla forma a torrione della parte più elevata della montagna) o da taurus (da una divinità preromana e forse in connessione con il pascolo, come proposto dal Lamboglia)”.
Continua a leggere


sabato 6 giugno 2009

Gelosia


La gelosia è un misto d'amore, d'odio, d'avarizia e d'orgoglio.

Alphonse Karr

venerdì 5 giugno 2009

Vecchi proverbi e............ la realtà odierna.

Buggio, foto di gtu ,10 Ottobre 2008



La settimana scorsa ero dal Conte di Tabò, il negozio di Isolabona in cui compero pane, verdure e frutta fresche........vi era anche un signore di Buggio che parlando con Giacomino, il proprietario, rammentava un vecchio detto dicendolo in dialetto, io lo scriverò in italiano.
Se qualcuno dei miei lettori lo vorrà tradurre è come al solito il benvenuto.

Detto:

" Prima di conoscere bene una persona, ci devi mangiare insieme sette rubbi di sale.........."

Alla fine ha aggiunto:

" non so cosa siano sette rubbi ma devono essere molti chili......."

Ebbene si, sette rubbi sono veramente tanti chili di sale perché un rubbo equivale a
circa 8kg (7,94) quindi 7 rubbi = (7 x 8) = 56 kg.

Che questo sia un vecchio proverbio non ci sono dubbi, infatti i rubbi appartengono a vecchi sistemi di pesi e misure in uso nella Provincia di Sanremo, secondo il R. Editto del 1813.

Cosa ne pensate, anche questa volta i detti popolari rispecchiano la realtà.......oppure i tempi che sono cambiati ci portano ad essere un po' più tolleranti verso gli altri?

Personalmente lego abbastanza facilmente con le altre persone......ma se ci mangiassi un po' più di sale insieme, a volte, prenderei qualche facciata in meno!!!


Qui li potrete consultare, me li ha fatti avere tempo fa Fausto









giovedì 4 giugno 2009

Il Sindaco e il paese che vorrei.........

Isolabona


Dalla mezzanotte tutti zitti......basta con la politica.

Mi piacerebbe lunedì mattina, svegliarmi e trovarmi in un paese diverso.......in un paese in cui tutti si lavora per contribuire a renderlo bello, a renderlo vivibile per i nostri figli e soprattutto a renderlo unito........

Non voglio spendere parole su chi sarebbe il Sindaco migliore, voglio solo dire che Isolabona ha bisogno di un Sindaco che sappia aggregare per far rinascere questo borgo e per farlo, ha bisogno della collaborazione di tutti i cittadini, anche di chi, magari, la pensa in modo diverso da lui......

Nel mio piccolo mi darò da fare per far conoscere questo luogo meraviglioso sotto il profilo storico, culturale e paesaggistico.

Oggi un post breve ma credo ricco di contenuti, non di forma ma di sostanza......

Vi lascio con un video di Matteo Cavassa di Isolabona, figlio di una mia cara amica....... perché è proprio sui giovani che dobbiamo puntare.....bravo Matteo;)

mercoledì 3 giugno 2009

Fragole, Fragaria vesca.


Queste sono fragole del mio orto.......non sono bellissime come quelle comprate, ma il loro gusto e fragranza sono ottime.........
Lo sapevate che questo non si deve considerare un frutto?
Infatti dal punto di vista botanico si tratta di un "falso frutto" esito del rigonfiamento del ricettacolo floreale prodottosi conseguentemente alla fecondazione del fiore.
Il nome scientifico della fragola e Fragaria vesca .


Questo nome deriva dal latino “fragrans” nome con cui gli antichi romani sottolineavano la fragranza del suo profumo e poi “vescus” per la tenerezza della sua carne.
Per saperne di più continua a leggere





Risotto alle fragole:

Preparare il brodo seguendo le istruzioni sulla confezione dei dadi. Conservarlo bollente mentre si prepara il risotto.
Nel frattempo in una casseruola larga, a bordi bassi, mettere l'olio, l'erba cipollina e il riso. Far prendere colore al riso e aggiungere il vino; farlo evaporare a fiamma vivace.
A questo punto aggiungere il brodo bollente, un mestolo alla volta, mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno.
Lavare e asciugare le fragole, passarle nel mixer conservandone alcune per la guarnizione finale. A pochi minuti dalla fine della cottura, quando si sta per asciugare il brodo aggiunto, versare il passato di fragole. Mescolare con cura e completare la cottura.
Spegnere il fornello e aspettare 5 minuti prima di servire.

(ricetta reperita in rete)

Adoro il risotto e anche le fragole, questo risotto l'ho già mangiato, ma non cucinato da me, l'ho trovato molto buono......
In che modo preferite gustarle?

martedì 2 giugno 2009

Le tradizioni "storiche" nella quotidianità...........

 Mi capita molto stesso di scontrarmi con mio figlio parlando di risparmio......e non solo di quello energetico ma anche quello relativo ai beni di consumo come ad esempio quelli alimentari.
Far capire ad un bambino di undici anni la parola risparmio non è facile ma ci proviamo praticamente tutti i giorni con la speranza che, sentendoselo ripetere in continuazione, prima o poi lo applicherà......

Oggi, nonostante la bella giornata, ho deciso di non prendere il sole, sarà anche per colpa della novità di facebook, ho trovato alcuni lontani cugini sparsi qua e la tra l'Italia e l'Inghilterra, ho girovagato un po' per il web......ho riletto il sito della compagnia di ventimigliusi e nella sezione dedicata alle usanze e consuetudini,  ho trovato quella riportata qui sotto che vorrei condividere con voi...... anche perchè le usanze sono un paragrafo molto importante sullo studio della cultura popolare.
Attraverso le usanze, a volte, si possono capire meglio intere popolazione, perchè dimenticarle?
Mi piacerebbe raccogliere notizie sulle tradizioni di Isolabona legate alla quotidianità, proprio come questa che riguarda Ventimiglia......

                                                Isolabona, castello

 Dal sito compagniadiventimigliusi
 [...]
Nell’Ottocento, la preziosità dell’olio d’oliva sosteneva l’economia delle famiglie produttrici, con la vendita d’ingenti quantitativi e sovente con la loro esportazione.
    Per risparmiare, quindi, sul consumo famigliare, l’uso dell’olio era, per così dire, razionato attraverso l’uso dello strunchétu, del quale era attrezzata l’oliera da tavola.
    Si trattava d’un bastoncino di legno, ben levigato, che intinto nell’oliera serviva a determinare la dose personale da usare sulle pietanze.
    Nei giorni feriali, ogni commensale poteva intingerlo una sola volta nell’oliera, mentre nelle festività, poteva farlo due volte.
    A Natale, a Pasqua e a San Secondo il bastoncino veniva sostituito con una piuma di gallina, notoriamente più trasportante.
    Di questa usanza rimane un detto popolare: «Besögna fa’ cume i veci d’i veci, ch’i mesürava l’öriu cu’ ina ciüma de gaglina», che in senso figurato raccomanda di essere attenti nelle decisioni.
   A proposito di razionamenti: era anche consuetudine quello sul pane, che veniva affettato dal capo famiglia per tutti i commensali, in fette propriamente sottili. A volte i ragazzi, un po’ più avidi, facevano notare: «Pàire, végu Sciestru», ponendo la fetta ricevuta tra i loro occhi e la collina che sovrasta la Ventimiglia ottocentesca, verso tramontana.
                                                                              L.M.
                                                                            Tradizioni suggerite da Bruna Bianco [...]

Se volete potete raccontare tradizioni popolari che appartengono alle vostre comunità......