sabato 30 maggio 2009

Nico Orengo, ci ha lasciati.....

Immagine reperita in rete


Questa mattina Nico Orengo ci ha lasciati, non l'ho mai conosciuto personalmente.
Era molto legato alla mia terra adottiva........vi mando da Alberto suo grande amico che più di tutti noi sta vivendo questo triste momento......... Ciao Nico anche da parte mia.

venerdì 29 maggio 2009

Il silenzio, Francesco Biamonti

Francesco Biamonti

Due giorni dopo il tempo era mutato. Entrava un'aria fine, piena di ombre e di tremoli d'argento.
Edoardo ripuliva l'area di caduta delle olive: ben presto si sarebbero dovute stendere le reti. Era con Sirio, un suo compagno. Sirio aveva fatto un po' di carriera nella marina da guerra e per passare il tempo lavorava in nero. Erano nati degli arbusti, lentischi, allori e alaterni, e li toglievano col picco.
- Mi rincresce. Sarebbero belli.
- Imbarazzano, e crescono a spese degli ulivi.
- Sui margini si potrebbero lasciare.
- Togli tutto, ce n'è tanti nel bosco.
- Piacciono dentro ai vasi.
- A chi?
- Alle donne.
- Non certo a quelle che andavano a segare il fieno sulla montagna.
- Hai una strana visione delle falciatrici, delle nostre madri.
- Ogni tanto sul mare me le vedevo davanti e mi dicevo:
hanno fatto una vita peggiore della nostra. Tu non ci pensavi?
- in questo momento non mi viene in mente, -disse Edoardo. Gli venivano in mente tante altre cose, ma non quel ricordo.

Entravano soffi più forti e vagavano ombre argentate.
Sirio era un lavoratore scrupoloso; e nella foga calpestava minuscoli fiori che, nella loro tinta, facevano concorrenza al cielo.
- Fa con calma.
- A novembre dobbiamo abbacchiare: stanno già uscendo le mosche dal verme di San Luca. Meglio prendere le olive acerbe che punte. O vuoi prenderle come Dio le manda?
Le ombre argentate si posavano sugli alberi, poi ripartivano. Passavano nuvole traforate, resti di cirri davanti al sole.
- Sta per venire il vento da ponente.
- Non è un vento freddo.
- Forse stasera piove.
- Se il tempo ci lasciasse finire questo lavoro.
- A me piace sempre quando piove. Mi sembra di bere insieme agli alberi.

Francesco Biamonti
Il silenzio, Torino, Einaudi 2003

Il dialogo, dai riflessi bucolici, tra il protagonista de " Il silenzio" Francesco Biamonti e un suo collaboratore al lavoro tra gli ulivi. Notazioni paesaggistiche e umori meteorologici individuano ancora una volta il palcoscenico ligure-provenzale della narrativa di Biamonti, perfetto equilibrio di lirismo estremo e di rigoroso naturalismo. Fu del resto lo stesso editore Einaudi a voler accreditare per lui l'immagine di scrittore contadino e di coltivatore di mimose.
Da la Casana n° 1 gennaio/marzo2009 Banca Carige.



Questa estate mi sono ripromessa di leggere Biamonti, lo scrittore che meglio di tutti ha saputo dipingere con le parole il nostro territorio.

giovedì 28 maggio 2009

Centranthus ruber, gananofero.




Foto di gturs


Tempo fa ho avuto il piacere di essere contattata dal Sig. Moreschi di Sanremo fotografo storico della città dei fiori, coautore insieme a G. Nicolini del libro Fiori di Liguria, il quale mi scrisse di rivolgermi a lui qualora avessi avuto intenzione di parlarvi dei fiori spontanei che colorano la nostra terra, perchè mi avrebbe inviato le schede aggiornate.
Ieri l'ho fatto e lui molto gentilmente mi ha inviato la scheda relativa al Centranthus ruber.
In questo periodo questo fiore colora abbondantemente le nostre campagne dando ad esse un aspetto colorato e piacevole da guardare, anche se incolte.
Qui da noi li chiamano gananoferi e un tempo venivano raccolte le foglie per essere mangiate in insalata, non le ho mai provate, ne sono tentata........
Le fotografie si riferiscono soprattutto ai fiori, belli ma poco durevoli, peccato.
Ho un piccolo dubbio su come ho scritto il nome dialettale, se a leggermi è qualche autoctono, accetto le dovute correzioni.




Testo inviatomi dal Sig Moreschi fotografo in Sanremo e coautore insieme a G.Nicolini del libro "Fiori di Liguria"

La Valeriana rossa

(Specie del Genere Centranthus)

Centranthus ruber: Erba da vacche a Borzoli, Scannacrave a Noli, Galin-a grassa a Lavagna, Erba de crave a Sanremo, Basan-a grassa a Genova, Basan-a sarvaega Erba grassa a Voltri, Fava grassa a Pegli, Cannerezza o Roccairoexe ad Imperia, Cannuazzu a Cogorno, Canna Rossa a Bordighera, Gioxia a San Bernardo, Courelli a Montalto, Canaréza ad Alassio, Valeriana russa a Pietra Ligure.

Foto di gturs


Le Valerianacee interessano, particolarmente la flora delle regioni temperate e montane del vecchio mondo soprattutto quelle dell'Europa centrale e mediterranea, ma con qualche specie arrivano sino all'area caucasica, nepalese e giapponese.

Tre sicuramente sono i Generi di questa famiglia che insistono, nella flora ligure perché oltre alle sette Valeriana, vi si trovano anche le otto specie del nuovo Genere Valerianella, e le tre specie di Centranthus (o Kentranthus) fra le quali merita una menzione particolare il Centranthus ruber, una delle piante maggiormente diffuse sulle colline della Liguria, apprezzata da tutti per le vistose macchie rosate dei grandi corimbi fioriti, ma poco conosciuta nei suoi importanti riflessi utilitari.

Chiamata nel volgare nazionale "Valeriana rossa", ma può avere fiori bianchi, non è solamente in grado di fornire tutti i possibili impieghi medicinali e curativi delle Valeriane, anche se con princìpi più blandi, ma i suoi germogli e le giovani foglie, sono una delle insalate più saporite ed economiche perché costano, solamente la fatica di una gita negli incolti dove cresce abbondantemente per tutto l’anno.

Anche le radici, se si gradisce il loro sapore amarognolo permettono la preparazione di nutrienti minestre a funzione depurativa.

I contadini Liguri la riconoscono con una nutrita serie di battesimi, gran parte dei quali, sembrano sottintendere un uso foraggiero per i diversi erbivori da allevamento.

In estate, il Centranthus ruber è una spruzzata di colore su rocce, vecchi muri e scogli delle zone a clima secco dove solo farfalle ed altri insetti muniti di lungo apparato boccale, attirati dal dolce profumo, riescono succhiare il nettare dal fondo della stretta corolla.

I frutti, quando sono perfettamente sviluppati hanno in dotazione piccoli paracadute pelosi, grazie ai quali si affidano al vento.
Foto di gturs


Centranthus ruber

Il nome Centranthus, deriva dalle parole greche "kentron" e "anthos", (sprone e fiore), per sottolineare la presenza di una lunga appendice conica posta lateralmente al tubo corollino. Il suo magazzino di sostanze medicinali annovera zucchero, mucillagine, gomma, resina ed enzimi, un olio essenziale di colore azzurro-verdastro composto da borneolo, canfene, pinene, acido formico ed acetico .

Il Centranthus ruber viene sovente utilizzato per abluzioni calmanti e lenitive perchè il suo profumo è meno aggressivo di quello della Valeriana; la cosmesi biologica ne ricava un decotto per bagni facciali rilassanti. Sciolto in alcool combatte efficacemente la forfora ed attenua, sia le leggere irritazioni cutanee, che la presenza di brufoli.
Il Centranthus ruber non da assuefazione e viene sovente associata al Biancospino; si ottiene così una buona azione antispasmodica che cura a dovere le nevrastenie, l'insonnia, ed ha effetto calmante anche nei confronti dell'apparato digerente quando si mescola alla Passiflora.
Presso alcune popolazioni europee viene considerato ispiratore di sentimenti amorosi e leggermente afrodisiaco, tanto da essere incluso nelle ricette dei filtri d’amore. Anche questa lussureggiante specie spontanea è stata accreditata in passato di oscuri legami con il mondo della magia soprattutto ci si è affidati alle sue radici polverizzate, ben chiuse in sacchetti, per proteggere casa e raccolti dai fulmini; portando un mazzolino di sole foglie c'era la sicurezza di rasserenare gli innamorati dopo una baruffa.

*

Centranthus angustifolius DC. (V- VI. Nasce nelle zone pietrose dai 600 sino ai 2400m). E’ pianta a base suffruticosa, glauca, cespugliosa, alta sino a 70cm. Ha foglie inferiori e superiori lineari. I fiori, a corolla rosea, sono portati in corimbi densi e terminali e sono muniti di sperone lungo più dell’ovario.

*

Centranthus calcitrapa DC. (Annuale- III- VI. Cresce negli incolti sino ai 600m). E’ pianta glauca, con fusti eretti, alti sino a 40cm. Ha foglie basali spatolate ed a punta arrotondata e margine crenulato; le superiori sessili e pennatosette. I fiori a corolla rosea, sono portati in corimbi densi e sono muniti a metà del tubo di un corto sperone.

*

Centranthus ruber DC. (III- VIII. Comune in tutta la regione cresce in grandi masse negli incolti fiorendo in pratica per tutto l’anno, sino ai 1200m). E’ pianta a base legnosa, glauca, cespugliosa, a fusti ramosi, alti sino a 70cm. Ha foglie inferiori picciolate ed ottuse, ovali triangolari; le superiori ovali lanceolate, più o meno abbraccianti. I fiori hanno corolla rosea, porporina o bianca, sono portati in corimbi composti formanti una pannocchia terminale e sono muniti di sperone lungo il doppio dell’ovario.




Foto di gturs


Come raccoglierli e coltivarli



Il Centranthus necessita di molto sole, terreno sciolto e sabbioso, magari inserito nelle tasche del rock garden o nelle crepe dei muri dove dimostra abitualmente di trovarsi a suo agio.

Nel giardino le semine si svolgono secondo le cadenze annuali, ad ottobre, epoca in cui i semi sono ben maturi o la primavera successiva.

Per la divisione dei cespi è bene attendere il periodo autunnale di riposo o la fine dell’inverno.

Dopo la fioritura possono essere potati drasticamente.

Per consumarne le tenere foglie primaticce è bene trattare il Centranthus come una comune insalata da taglio riseminandola più volte a distanza d'un mese.



Spero che questo sia il mio primo post in collaborazione con il Sig. Moreschi che mi auguro di conoscere al più presto personalmente.

martedì 26 maggio 2009

Essere donna




Oggi la mia amica Dony mi ha inviato una mail con un allegato questo, lo voglio condividere con tutti voi.
Roberta

lunedì 25 maggio 2009

Relazione dell'Ispettorato alle foreste del 1870, provincia di Porto Maurizio

Fotografia di gtu, Mendatica la transumanza



Che un tempo l'economia locale fosse strettamente legata ai prodotti del sottobosco è risaputo, questi prodotti erano l'unica fonte di guadagno per molte famiglie.

La raccolta dei funghi, lamponi e mirtilli coinvolgeva numerose famiglie, erano la mano d'opera di chi aveva le concessioni governative.
I prodotti raccolti venivano tre o quattro volte alla settimana portati ai mercati, fino a quello di Nizza che dista all'incirca 80 chilometri con le strade attuali.
Lidia ad esempio, percorreva questo tragitto con il suo calesse per fare più velocemente.......
Mi sono sempre chiesta in che modo venisse regolamentata questa raccolta, ho trovato un documento del 1870, una relazione dell'ispettorato alle foreste in cui viene descritta ampiamente la situazione dei nostri boschi, sia dal punto di vista della manutenzione che dell'applicazione da parte delle amministrazioni dei regolamenti.
Purtroppo oggi i nostri boschi risultano per lo più in uno stato di abbandono, la campagna e i prodotti del sottobosco non sono più l'unica fonte di guadagno.
I tempi cambiano......


Da Ventimiglia biz

BANDITE - PASCOLI COMUNI - COMUNAGLIE - REGOLAMENTI CAMPESTRI

Tra i documenti dell'ex provincia di Porto Maurizio conservati presso l'Archivio di Stato di Imperia esiste un'utile Relazione dell'Ispettorato alle foreste del 1870 che, per certi aspetti, rappresenta una importante pagina conclusiva sul trionfo ed il declino in Liguria occidentale di quell'importante settore della civiltà rurale e campestre che fu la civiltà dei boschi intesa nel suo millenario aspetto e sotto la propria variegata tipologia: dal mito religioso dei Luci (boschi sacrali), della civilta' del legname, dell'opera antichissima dei fruitori del patrimonio boschivo [e peculiarmente dei raccoglitori/predatori di animali/prodotti del sottobosco (in dettaglio raccoglitori di funghi e praticanti la cacciagione)], delle comunaglie (con relativi statuti di salvaguardia) [spesso da analizzare in sinergia con le bandite (pascoli comuni) e i molteplici aspetti della zootecnia], dei danni alle comunaglie (specificatamente tutelate da Guardie campestri (Campari) ed appositi Ordinamenti pur se continuamente aggredite dall'umana ingordigia e particolarmente soggette al rischio di incendi e/o incendi dolosi.
Secondo la citata Relazione nella II metà del XIX secolo il patrimonio forestale dell'estremo Ponente ligustico contava 160 Kmq., vale a dire più del 13% della superficie provinciale, di 1209 Kmq.
Risultavano computati per la buona qualità i boschi dei comuni di Pigna, Ventimiglia, Taggia, Triora, Apricale, Sanremo, Rezzo, Dolcedo e parte di quelli di Isolabona, Perinaldo, Baiardo.
Erano giudicati media condizione i boschi di Colla (oggi Coldirodi), Seborga, Bordighera, Castelvittorio, Dolceacqua, Montalto, Badalucco e Ceriana.
Risultavano in cattiva condizione i boschi di Piena, Rocchetta Nervina, Cosio d'Arroscia, Mendatica, Montegrosso Pian Latte.
L'estensore della Relazione suffragava quest'ultimo suo giudizio affermando che in siffatte contrade era "più sfrenato...l'esercizio del pascolo e frequenti più che altrove i tagli clandestini".
L'ispettore, in sintonia con certe preoccupazioni epocali, segnalava alla pubblica attenzione un aumento di quei reati forestali e campestri (in particolare del FURTO CAMPESTRE) che costituirono da tempo immemorabile la piaga storica della civiltà rustica e silvestre ed la cui tutela spetta alla figura istituzionale del CAMPARO (GUARDIA CAMPESTRE)
Questi, a suo parere, avrebbero tratto pernicioso incremento dal rincaro della tassa comunale sulle campagne che spingeva i trasgressori a rifarsi sui boschi comuni.
Ulteriore motivo del degrado del patrimonio boschivo sarebbe dipeso dal raccolto delle foglie giacenti nel sottobosco al fine di utilizzarle quali concime per gli oliveti.
Data l'assenza dell'ingrasso naturale , per effetto della decomposizione del fogliame, i boschi dove più era esercitata tale pratica regredivano.
Tale fenomeno caratterizzava soprattutto l'areale di Sanremo.
Considerevoli porzioni dei boschi comunali risultavano altresì abusivamente occupati da privati cittadini senza alcun provvedimento delle indifferenti amministrazioni pubbliche.
Esistevano, anche se costituivano eccezioni, i lodevoli casi di più attente amministrazioni, come Pigna, Ceriana, Apricale, che peraltro avevano avuto cura di impedire il pascolo delle capre nei boschi comuni.
Tali animali procuravano infatti considerevoli danni ai germogli ed alle piante novelle: non fu peraltro casuale che le vecchie normative campestri regolassero con peculiare attenzione il pascolo di questi animali brucatori. L'ispettorato si poneva quindi il quesito se fosse prferibile che le guardie forestali (nella provincia risultavano 21) fossero concentrate in caserme o lasciate isolate.
Nella prima evenienza si correva il rischio che queste spesso si trovassero lontano dai luoghi in cui volta per volta era necessario il loro intervento tenendo altresì conto che visto il loro scarso numero, l'accentramento potesse danneggiare il servizio.
Nella seconda ipotesi sarebbero state da preventivare la possibile ignavia nell'esercizio della disciplina ed in particolar modo l' "accessibilità ai favori ed alla corruzione": del resto a condivisibile parere dell'estensore della Relazione i verbali "di un singolo perdevano quella fede che acquistano quando sono parecchi i denuncianti".
Nella Relazione si suggeriva quindi l'uso di un controllo del patrimonio forestale ispirato ad sistema misto, facente leva su tre caserme fisse dislocate a Pigna, San Romolo e Pieve di Teco.
Nel corso del 1870 erano state dibattute 252 cause per reati forestali e campestri.
Ben 55 fra queste si erano chiuse con la condanna, 64 per transazione, 27 per assoluzione; le cause pendenti risultavano essere ancora 106.
Da secoli i Campari e le Guardie forestali avevano dovuto combattere contro ogni sorta di abusi e violenza: le VARIE NORME PER LA SALVAGUARDIA DELLE PROPRIETA' RUSTICHE DELLA MAGNIFICA COMUNITA' DEGLI OTTO LUOGHI in qualche modo possono esemplificare l'arduo lavoro che questi dipendenti delle pubbliche amministrazioni erano tenuti a sostenere: in un primo momento la normativa dei furti campestri era inserita nel contesto del generale ORDINAMENTO CRIMINALE: per esempio essi dovevano volgere la loro attività in un campo estremamente vasto come si evince dalla lettura del COMMENTO DEGLI ORDINAMENTI, col passare del tempo maturarono ulteriori precisazioni e si stesero normative sempre più specifiche. Ad esempio le guardie forestali dovettero specializzarsi nella tutela dei boschi in conformita' alle norme votate mentre i Campari dovettero impegnarsi nel servizio per la tutela delle proprietà fondiarie poste a coltura. Ma spesso nulla potevano contro interessi privati che andavano coinvolgendo la pubblica amministrazione: specie dopo che ci si rese conto del profitto economico che si poteva ottenere appaltando ad estrattori industriali di legname i boschi comuni in cambio di consistenti contropartite.
Le amministrazioni avevano peraltro concesso autorizzazione a 18 tagli di piante per la vendita ammontanti ad un valore stimato in L. 123.932 (somma invero considerevole).
Tali concessioni concernevano prioritariamente il taglio di abeti, faggi, pini silvestri e marittimi.
Questi processi di disboscamento, al fine della fruizione del legname, riguardavano soprattutto Isolabona con l'abbattimento di 7.000 piante, Perinaldo (2.000), Apricale (1.200), Taggia (1.000 a): alla data della pubblicazione della Relazione risultava peraltro in atto un grosso processo di disboscamento nell'areale di
Rezzo ad opera di un'impresa francese che a titolo di corrispettivo andava realizzando la strada "carrettabile" slls volta di Pieve di Teco.
Stando alla Relazione si era altresì provveduto al rilascio di 45 concessioni di disboscamento onde incentivare aree coltivabili per più di 11 ettari, 15 concessioni allo scopo di impiantare carbonaie, 8 per forni da calce, 2 per fluitazione (cioè affidare i tronchi tagliati alla corrente di corsi d'acqua per il trasporto a valle), 1 per formazione di debbi (vale a dire bruciare stoppie e sterpi per ottenere che la cenere potesse venire utilizzata quale).
La tecnica della fluitazione nel Ponente fu praticata fino ai primi del XIX secolo nel Negrone-Tanaro, nell'Argentina e nel Verbone.
Essa fu abbandonata in dipendenza dei gravi nocumenti ambientali procurati dai tronchi nell'evenienza delle piene fluviali e torrentizie: siffato sistema di trasporto del legname risulta senza dubbio praticabile soltanto nelle aree senza insediamenti demici prossimi alle rive.



Il graduale accentramento del controllo giuridico e statutario del DOMINIO nell'ambito delle autorità della Capitale concorse a sviluppare una nuova fase nella storia statutaria ligure.
Grossomodo tra la metà Cinquecento e la fine Settecento si assiste ad una considerevole pubblicazione di BANDI CAMPESTRI , pressoché contestualmente alla redazione di STATUTI POLITICI vale a dire di "regolamenti di governo della comunità locale.
Nel contesto globale questa emergenza dipende dalla volontà della amministrazioni locali di conferirsi delle normative specifiche e locali onde poter gestire i proventi derivanti dall'incameramento di multe ed introiti vari per ragioni di legge (notoriamente fruibili all'interno della propria amministrazione in base ad accordi di natura fiscale ovunque instaurati con Genova) e contestualmente poter godere di una certa libertà nella gestione della "cosa locale".
Il fenomeno si replicherà diversamente dopo la caduta del regime di Napoleone e l'ascrizione della Liguria, soppressa quale stato sovrano, al Regno Sabaudo: la soppressione delle Leggi del 1576 e di molte normative della vecchia repubblica determinarono una sorta di scompensi che divennero concausa di non poche controversie come già semplicemente si legge, sin dalle prime righe del testo, in occasione della stesura del REGOLAMENTO CAMPESTRE DI DIANO CASTELLO.
L'abolizione napoleonica delle antiche leggi del Dominio e contestualmente la soppressione di vetusti regolamenti aveva finito per generare grossi problemi legali e di polizia nella salvaguardia delle proprietà:a tal proposito una fondamentale discussione giuridica riguardava ed a lungo avrebbe riguardato, su scala italiana, il grave problema della TUTELA DELLE PROPRIETA' RURALI tanto che non mancarono svariate proposte legislative e significativi interventi di giuristi ed agronomi tra cui merita di esser segnalato, per l'evidenziazione panitaliana che fa della questione nel 1839, l'accademico Francesco Baldassini, in un suo significativo saggio intitolato INTORNO AL FURTO CAMPESTRE, DISCORSO (Pesaro, tipografia del Nobili, 1839).








sabato 23 maggio 2009

Riviere



Riviere,
bastano pochi stocchi d’erbaspada
penduli da un ciglione
sul delirio del mare;
o due camelie pallide
nei giardini deserti,
e un eucalipto biondo che si tuffi
tra sfrusci e pazzi voli
nella luce;
ed ecco che in un attimo
invisibili fili a me si asserpano,
farfalla in una ragna
di fremiti d’olivi, di sguardi di girasoli.

Eugenio Montale
Da ossi di seppia _ Riviere

venerdì 22 maggio 2009

Si è concluso il corso di scacchi della Scuola Primaria di Isolabona.

Questa mattina i bambini della scuola primaria di Isolabona, hanno concluso il corso di scacchi disputando un torneo tra tutti gli alunni che hanno partecipato al corso.
I primi tre classificati rappresenteranno la nostra scuola nella gara finale presso la scuola Biancheri di Ventimiglia torneo che vedrà partecipare i rappresentanti delle diverse scuole che hanno aderito al progetto.
Sono cinque anni che Giorgio, mio figlio, segue questo corso, e ieri sera mi ha liquidato in poche mosse durante una partita di allenamento, in previsione del torneo....... 
Il corso è stato tenuto da Giancarlo Tortorella istruttore giovanile della Federazione Scacchistica Italiana e D.A.F.F.E. Federazione Francese, in un progetto didattico dell' Istituto Comprensivo della Val Nervia 


Questi sono i vincitori,  Giorgio E. primo classificato, Matteo B. secondo classificato e GiorgioT.(il mio cucciolo) terzo classificato, la loro maestra Ines, perchè tutti e tre frequentano la classe quinta.

Di questo corso ve ne avevo già parlato, in quella occasione i nostri ragazzi andarono a Cannes per un incontro amichevole contro una scolaresca francese, qui

Mi piace questo gioco anche se io lo pratico senza conoscere mosse particolari  ma solo applicando strategie difensive, mi piace perchè stimola la concentrazione e la memoria e mi fa molto piacere che mio figlio abbia modo di conoscerlo in modo più approfondito.


Voi ci giocate?

giovedì 21 maggio 2009

Commistione tra fotografia e pittura, il caso di Monet.

 
Dolceacqua, fotografia di anonimo
Nell'ottocento la fotografia ha sicuramente avuto un ruolo importante, infatti grazie alla fotografia molti pittori impressionisti dell'epoca riuscirono a immortalare i loro soggetti, di questo "aiuto" non ne andavano fieri, alcuni dicevano che la pittura veniva contaminata da un mezzo tecnico, ma quasi tutti ne traevano beneficio.
Un caso emblematico di commistione tra fotografia e pittura è il caso di Monet.
Monet fece la sua prima visita in Riviera a fine anno del 1883 in compagnia di Renoir, per soli quindici giorni. Fu talmente colpito dal fascino dei luoghi che appena rientrato a Giverny, manifestò subito il desiderio di ritornarci, infatti il 23 Gennaio 1884, Monet è di nuovo a Bordighera.
Durante questo suo nuovo viaggio "vagabondò" per la Riviera spingendosi fino nell'entroterra della val Nervia, fino a Dolceacqua, dove dipinse " Il ponte e il castello".
 
Claude Monet, Dolceacqua 1884
Arrivò a Dolceacqua grazie alle fotografie di Jean Scotto e di altri fotografi, grazie ai quali si ha una documentazione iconografica di indubbia importanza.

Che Monet abbia usato per le sue opere in Riviera, oltre la luce ed i motivi meravigliosi dei nostri paesaggi, le fotografie di Jean Scotto e di altri fotografi, è abbastanza marginale.
Il risultato, come sempre, è quello che conta.
Le immagini che ci ha regalato sono uniche.

 
Dolceacqua, foto di Jean Gilletta
Le fotografie e le notizie che ho pubblicato nel post sono state prese da, La fotografia ligure dell'Ottocento, autore  Giuseppe Marcenaro, edito da Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, 1984.
Questo libro l'ho già usato quando vi ho parlato del terremoto nel Ponente ligure del 1873 
contiene molte altre storie del nostro territorio, basta saperle leggere attraverso le fotografie, per me non è facile, ci proverò!
Senza storia non c'è futuro......le immagini dei fotografi sono storia.

martedì 19 maggio 2009

I programmi elettorali per Isolabona a confronto

Qualche giorno fa vi avevo scritto che mi sarei recata in Comune per richiedere la copia dei programmi eòlettorali dei due candidati alla carica di Sindaco delle prossime elezioni amministrative.
Così ho fatto e oggi li pubblico, dando la possibilità ai miei compaesani di poterli leggere e di confrontarli tra loro.
Personalmente condivido alcuni punti di entrambi i programmi, non mi convincono entrambi per il modo in cui sono stati presentati.
Forse se si fosse fatta una lista d'intesa tra le due parti, sarebbe uscito il meglio per Isolabona, ma questo non è stato fatto o voluto........

Di seguito i due programmi elettorali, cliccare sull'immagine e si apriranno .


Programma elettorale candidato Martini Claudio detto Lula


Programma elettorale candidato Veziano Danilo

Spero in questo modo di fornire un utile servizio ai miei compaesani, soprattutto a quanti da lontano mi leggono, in questo modo hanno la possibilità di conoscere il futuro di Isolabona.

Oggi ho incontrato l'amico fuin, si è parlato di sondaggi, così ho pensato di inserire un sondaggio sui programmi elettorali, lo troverete qui a fianco.
Possono partecipare al voto anche chi mi legge da lontano, il loro sarà un voto obiettivo sicuramente perchè espresso solo sulla base dei programmi senza nessuna influenza di appartenenza politica e di condizionamento familiare e anche altro, ma lasciamo stare.......i dettagli!

lunedì 18 maggio 2009

Punica granatum, il Melograno

Questo fiore appartiene a una pianta di Melograno Punica granatum, che si trova di fronte alle scuole di Isolabona. E' nata in un posto infelice, non in un prato ma arroccata sotto il muro di contenimento della strada provinciale, sembra quasi sospesa tra il fiume e il marciapiede......L'ho sempre vista, ma oggi mentre aspettavo mio figlio che uscisse da scuola, mi sono andati gli occhi tra i suoi rami e ho visto i suoi fiori, di un arancione marcato e dai petali sottili, sembrano fiori di carta velina, bellissimi e delicati......non ho esitato a fotografarli, la natura ci regale delle forme e dei colori meravigliosi, basta solo accorgersi della loro presenza........

Per poter fare le fotografie mi sono dovuta sporgere un po' e tirare verso di me alcuni rami......comunque non mi sembrano male.......a me piace molto il frutto di questo albero, anche se un po' scomodo da mangiare.
Di seguito una scheda di botanica con delle curiosità.
da qui
[...]
È un arbusto conosciuto anche come granata o granato, di probabile origine persiana, coltivata fin dall’antichità in vari paesi a clima caldo e asciutto, in particolare in quelli del bacino mediterraneo. La tradizione vuole che fu il frutto consegnato a Venere da Paride per eleggerla la più bella fra le dee causando l'ira di Giunone e Minerva, sconfitte nella contesa, il fatto sarà il prologo alla Guerra di Troia.
Il nome scientifico di questa pianta deriva dal latino "punicus" (cartaginese), perché Plinio ritenendola erroneamente una pianta di origine africana, la chiamava "melo cartaginese".
E una pianta con fusto contorto e corteccia grigio-rossastra; raggiunge un’altezza di quattro metri; le foglie sono caduche, coriacee, a margine liscio, allungate, alterne sui rami principali, opposte o in piccoli gruppi (verticilli) sui rametti, di un colore rosso rame appena emesse, diventano di un bel verde brillante e lucido a completa maturazione.
I fiori, posti sulla sommità dei rami sono grandi, per lo più colorati in rosso arancio vivo, tubulosi, sbocciano sui rami di un anno o su corti rametti, detti dardi, all’inizio dell’estate.
Il frutto, la melagrana, detto anche balausta o balaustio dai botanici, è una sorta di bacca con pericarpio grosso e spugnoso, che a maturità si fende irregolarmente mettendo parzialmente allo scoperto i semi, i cui tegumenti gelificati e succosi, dal caratteristico colore rosso, costituiscono la sola parte commestibile di sapore acidulo-dolciastro. L’interno è diviso in segmenti, detti loculi, che contengono i semi. La maturazione dei frutti avviene in autunno.
I melograni crescono bene in zone a clima mite con esposizione in pieno sole; hanno una buona resistenza alle basse temperature e richiedono annaffiature abbondanti solo in periodi di siccità e nella fase giovanile.
Con il succo, un tempo, si produceva il popolare sciroppo, detto granatina, oggi preparato per lo più con agrumi ed essenze aromatiche.
Pianta ricca di tannino, contiene anche alcuni alcaloidi che le conferiscono proprietà tenifughe.
Varie specie ornamentali di melograno hanno fiori bianchi, gialli, aranciati, variegati, …
La propagazione può avvenire, oltre che per semina, anche per prelievo, a fine inverno, di talee legnose lunghe 20 centimetri da far radicare direttamente in piena terra.
Le varietà, generalmente, si innestano (a spacco o a gemma dormiente) sulle piante ottenute da seme.[...]
Mentre da questo sito il suo uso in erboristeria.
[...]
La pianta di Melograno è ricca di sostanze fenoliche, in paticolar modo in acido ellegico, che vengono usate in erboristeria nella prevenzione dell'invecchiamento cutaneo causato della presenza di radicali liberi ecco perchè è un rinomato antiossidante naturale. Nome comune: Melograno
Famiglia: Punicaceae
La melagrana contiene anche acido ascorbico, acido borico, acido cictrico, acido malico, acido clorogenico, acido neo clorogenico, acido p-cumarinico, acido pantotenico, beta-carotene.
Ma non è finita... la melagrana è ricca anche di minerali come calcio, ferro, magnesio, fosforo, potassio, rame e zolfo.
Il succo di Melagrana e l'olio ricavato dai suoi semi hanno dimostrato possedere un potere antiossidante paragonabile a quello del te verde e superiore a quello del vino rosso.
Curiosità
  • Esistono diverse tesi sulla possibile derivazione del suo nome. La somiglianza ad una mela (dal latino "pomum") ricca di semi (dal latino "granatum") ha certamente contribuito alla coniazione del termine inglese "pomgranate".
  • La parola melagrana deriva dal francese pome garnete che significa mela con semi.
  • Nell'antica Grecia era prescritto come antielmintico, antinfiammatorio e per combattere i casi di diarrea cronica.[...]

domenica 17 maggio 2009

Fine settimana dedicato a me con prova costume

Si sta concludendo un fine settimana che ho trascorso all'insegna del "dolce far niente", infatti sono stati due giorni che ho dedicato a mio figlio, ieri, e a me oggi.

Erano parecchie settimane che non riuscivo a ricavare uno spazio tutto per me senza avere incombenze casalinghe da dover porre in primo piano......

Ieri mattina sveglia alle ore 6 e con gtu ci siamo preparati e recati a pescare trote, nonostante l'ora il fanciullo è stato molto veloce a prepararsi tanto che alle 6 e 40 eravamo già sul posto.........chissà se domani mattina sarà altrettanto veloce a prepararsi per andare a scuola!
 
fotografia scattata a marzo, ma ieri eravamo li
Il ragazzo si è comportato bene, tanto che la cena per due giorni è assicurata..........
Oggi è stata una giornata da dedicare a me, questa mattina partita di tennis a Dolceacqua con la mia amica Laura, sotto un sole cocente e senza un filo d'aria, ma si sa che il fisico è fisico e ho giocato più di un'ora a livelli che ritengo abbastanza buoni.......per la mia età!

 
Fotografia scattata a Sanremo durante un torneo l'anno scorso
Questo pomeriggio grande prova costume, ho dato inizio alla stagione dedicata all'abbronzatura, di cui sono una vera patita da buona brianzola.........in compagnia della mia amica Rosalba.
Non ci siamo recate al mare ma abbiamo trascorso il pomeriggio sulla mia terrazza parlando come si fa tra ottime amiche.
La mia pelle ha assunto un bel colorito e mi ritengo molto soddisfatta della mia fatica..........
Mi dispiace ma non riesco ad inserire la fotografia che mi ritrae in costume......chissà cosa gli è preso a blogger......!!!
Perdonatemi questo post leggero, domani si riprende con la realtà, a ridonare sorrisi e a postare con serietà!
E voi avete passato un bel fine settimana?
 

sabato 16 maggio 2009

Precisazione

Ieri ho pubblicato il mio primo post dedicato al mondo animale e ho scelto per puro caso i Millepiedi, infatti i post che pubblico molto raramente sono scritti in precedenza perché preferisco raccontarvi ciò che provo o vedo quasi in diretta........
Per me non è stato semplice trovare il loro nome scientifico come la loro classe di appartenenza, ho trovato la scheda che ho pubblicato, ritenendola molto dettagliata, per una persona che di mestiere non tratta questi argomenti.
Purtroppo tra le tante cose vere riportate, una era sbagliata e Pia lo ha evidenziato nel suo commento ponendomi una domanda questa:
" sei sicura che sono insetti?"
Ebbene non sono Insetti, ma Miriapodi.
Ho la fortuna di essere in contatto con una blogger che chi conosce stima per le sue conoscenze, Annarita di Scientificando, la quale mi ha dato la spiegazione citata di seguito:

[...]
I millepiedi non sono insetti. Appartengono alla classe o meglio alla superclasse dei Miriapodi. Gli insetti o Insecta sono una classe diversa. Gli Insetti e i Miriapodi, sono a loro volta due diverse classi del phylum degli Artropodi.[...]

Grazie Annarita.

Ho dovuto fare questa precisazione perché non è mia abitudine fornire informazioni sbagliate.......spero che questo piccolo incidente possa essere d'aiuto per il futuro e mi porti fortuna in questa nuovo capitolo dedicato al mondo animale del nostro territorio sul mio blog......

venerdì 15 maggio 2009

Diplopodi Pachyiulus ovvero i Millepiedi.

E' da un po' di tempo che desidero occuparmi anche di insetti.....a dir la verità alcuni di loro mi mettono una strana "ansia", ma dopo aver letto alcune pagine e visto immagini bellissime di un libro riguardanti alcune specie che popolano il nostro territorio mi è venuta questa voglia.
Oggi pomeriggio, dopo la pioggia è uscito un bel sole, ho così deciso di uscire nel sentiero che da casa mia scende al torrente con la macchina fotografica per cercare qualche strana creatura......... le uniche che ho trovato sono queste, quelle che in dialetto chiamiamo Beghe e se schiacciate emanano un odore molto sgradevole.......Sapevo che si trattava di una specie di millepiedi, ma niente di più, ora so molte più cose riguardo a questi insetti che, per le abbondanti pioggie primaverili, popolano abbondantemente le nostre campagne.
Ho scoperto che l'odore che sentiamo quando vengono scacciate è la loro arma difensiva contro i predatori, soprattutto Rospi e nonostante siano insetti dall’aspetto sgradevole, hanno, nell’ambiente in cui vivono, un ruolo molto importante in quanto, si cibano di insetti o di vegetali, foglie morte e legno marcio. che sono una fonte ineguagliabile di produttori di concime naturale perchè essendo tra i più attivi decompositori, si cibano di scarti vegetali, restituendo all'ecosistema sostanza organica indispensabile per il ciclo della vita vegetale e di conseguenza animale.
In poche parole sono insetti utilissimi.
I millepiedi mentre stanno pranzando.......
Da qui
Una scheda molto dettagliata, buona lettura......
[...]
DIPLOPODI (millepiedi) CHILOPODI (centopiedi), PAUROPODI e SINFILI sono artropodi tracheati terrestri dal corpo cilindrico e allungato e appartengono tutti alla classe dei MIRIAPODI o “molti piedi” dal greco Subphylum Myriapoda : myna = diecimila o myrioi = tantissimi e podos = piedi, infatti, il numero di zampe di un miriapodo adulto va da un minimo di 18 a un massimo di 750 zampe.
Nonostante siano insetti dall’aspetto sgradevole, hanno, nell’ambiente in cui vivono, un ruolo molto importante in quanto, a seconda della classe a cui appartengono, si cibano di insetti o di vegetali, foglie morte e legno marcio.
Il comune millepiedi e il centopiedi appartengono, rispettivamente, alle classi dei diplopodi e dei chilopodi. A guardarli sembra che la testa e la coda siano uguali, ma il capo è munito di un paio di antenne, occhi semplici, gli ocelli, un paio di mandibole, un paio di mascelle per i millepiedi e per i pauropodi, mentre i sinfili hanno due paia di mascelle. Il corpo è diviso in segmenti che nei millepiedi assomigliano ad una forte corazza e, da ogni segmento, ad eccezione dell’ultimo, spuntano un paio di zampe (centopiedi) o due paia di zampe (millepiedi) che sono costituite da 5 articoli. Per respirare hanno una trachea tubolare, le femmine sono ovipare e tutti i miriapodi sono unisessuali (tranne per qualche rara eccezione).

MILLEPIEDI (DIPLOPODI)

I millepiedi o Diplopodi, sono molto importanti in natura, per la loro dieta a base di detriti e vegetali, sono divoratori instancabili di legno e fogliame e, in alcuni casi anche di escrementi, cadaveri e altre sostanze. I millepiedi diventano così grandi produttori di sostanza organica e concime naturale, per questo, i millepiedi sono legati ad ambienti umidi e ricchi di humus e li troviamo comunemente nella lettiera di fogliame, nel terreno sotto Pietre e tronchi caduti, nel legname marcescente ma, nonostante l’ambiente poco pulito in cui vivono, passano molto tempo a pulire e lucidare la loro corazza e le antenne.
In tutto il mondo esistono diecimila specie di millepiedi, delle quali, in Italia, ve ne sono circa quattrocento. Nel linguaggio scientifico i millepiedi sono chiamati Diplopodi da diplo=doppio e podos= piede perché, da ogni segmento corporeo a forma di anello, spuntano due paia di zampe. Nel regno animale infatti, per questa loro caratteristica, i millepiedi detengono il record per il maggior numero di zampe e, nonostante abbiano due paia di zampe per segmento, i millepiedi, a differenza dei centopiedi, si muovono molto lenti, con grande eleganza, in un movimento ad onda e, al tempo stesso permettono loro di avere una maggiore spinta per poter infilarsi nel terreno.
In realtà nessun millepiedi raggiunge un numero tale di zampe, il primatista che vive in California ne ha ben 750 ed è l’ Illacme Plenipes dell’ordine dei Siphonophorida mentre il Polyxernis lagurus che vive in Italia ed è un piccolissimo millepiedi che non supera i 3cm e, che di zampe ne ha soltanto 24, mentre il Graphidostreptus gigas che vive in africa, e lo Scaphistostreptus seychellarrum che vive appunto alle Sheyscelles possono raggiungere i 30cm.
Altri millepiedi presentano curiose caratteristiche come il Serradium hirsutipes che può rimanere immerso in acqua per un mese e più; un altra specie di millepiedi, Motyxia, si illumina per allontanare eventuali parassiti, il Serradium hirsutipes scoperto in Italia solo dieci anni fa, e precisamente nelle grotte dei Monti Lessini, respira per mezzo di “prese d’aria modificate”, gruppi di peli idrofobi con i quali catturano l’aria in piccole bolle. C’è poi i millepiedi della specie dei Glomeridae , hanno un corpo corto, convesso e cilindrico con soli 11-12 segmenti che, quando si chiudono a palla per difendersi dall’essiccamento o da eventuali predatori, sembrano dei porcellini di terra.
Oppure il Pachyiulus communis della fam. degli Julidae, ha corpo lungo, di forma cilindrica, con zampe molto corte, morfologicamente è adatto a scavare nel terreno, inoltre, per difendersi, si attorciglia su se stesso a spirale ed emette un liquido giallastro nauseabondo. Questa specie di millepiedi, talvolta, può svilupparsi in gran numero nel terreno dei giardini e penetrare nei piani terra e sotterranei delle abitazioni ma può penetrare nelle abitazioni anche attraverso vasi da fiore e humus già infestati.
Un altro millepiedi, lo Julide Ommotoiulus morelleti, ha corpo lungo e cilindrico e suddiviso in 50 segmenti e più, vive nella penisola Iberica, introdotto accidentalmente anche in Australia, non presente ancora in Italia, è spesso causa di infestazioni per la sua fototropia che attrae numerosi altri esemplari negli edifici illuminati.
Un millepiedi che può essere confuso col centopiedi per la forma appiattita del corpo è il Polydesmus sp, ma sono ben visibili le due paia di zampe per ogni segmento del corpo che generalmente sono cieca 20. Anche questa specie di millepiedi, possono in diverse occasioni, allo stesso modo degli altri millepiedi, penetrare negli edifici. Mi è capitato, in un’occasione, di rilevare diversi esemplari di Polydesmus all’interno di una mensa la cui probabile causa era il giardino adiacente recentemente trattato con grandi quantità di pacciame a base dei corteccia di pino, probabilmente già infestati da tali artropodi.
Come abbiamo potuto notare, i millepiedi possono avere un corpo convesso, cilindrico o depresso, e, quando vengono disturbati, si difendono arrotolandosi su se stessi e secernendo da specifiche ghiandole un liquido repellente o tossico. I millepiedi, hanno antenne più corte dei centopiedi, mentre le dimensioni variano a seconda dell’ambiente in cui vivono, in Italia la lunghezza dei millepiedi va da 10mm a 50mm.
La vita dei millepiedi, in genere , è di 3 anni, ma alcuni possono raggiungere anche gli 11 anni; hanno una crescita molto lenta e raggiungono la maturità sessuale dopo il primo o secondo anno di vita, l’accoppiamento avviene con veri e propri riti di corteggiamento con emissioni di odori particolari per attrarre la femmina, che, fecondata, depone circa un migliaio di uova che, in alcuni casi, resta a proteggere fino alla schiusa.[...]

Aggiunta di Sabato 16 maggio 2009

[...]
I millepiedi non sono insetti. Appartengono alla classe o meglio alla superclasse dei Miriapodi. Gli insetti o Insecta sono una classe diversa. Gli Insetti e i Miriapodi, sono a loro volta due diverse classi del phylum degli Artropodi.[...]

giovedì 14 maggio 2009

Ecco dov'è l'Anguilla.....


L'altro ieri vi ho parlato di questa opera d'Arte, piaccia o non piaccia di opera d'Arte si tratta!
La fotografia riprende l'atrio dell'ingresso del nostro Municipio, non risale a oggi, ma ad un po' di mesi fa........comunque oggi pomeriggio alle ore 16,30 l'ho vista, sempre li, tra vari oggetti dando l'impressione di una cosa dimenticata........come se fosse un "regalo" non piaciuto, perchè di regalo si tratta!

Chi è il suo autore:

Giovanni Tamburelli
Biografia
Giovanni Tamburelli è nato a Torino il 1° ottobre 1952 ma vive e lavora da sempre a Saluggia (Vercelli). Figlio, nipote e pronipote di fabbri, dopo gli studi grafici all'Istituto Paravia di Torino ha molto viaggiato e molto letto. Decisiva per gli sviluppi del suo percorso artistico l'amicizia con Maurizio Corgnati. La pratica artistica dello scultore piemontese è sempre stata accompagnata in parallelo dall'attività di poeta. Con coerenza a questa doppia vocazione, la bibliografia critica di Tamburelli si è sviluppata con una forte connotazione interdisciplinare: tra gli autori dei testi nei cataloghi delle sue mostre si ricordano gli scrittori Nico Orengo, Sebastiano Vassalli e il Prix Goncourt Frédérick Tristan, tra i critici che hanno scritto di lui si segnalano - in ambito letterario - Giorgio Calcagno, Fabrizio Dentice, Giampaolo Dossena e Lodovico Terzi, in quello strettamente artistico Martina Corgnati, Marisa Vescovo e Guido Curto. Ha pubblicato vari libri d'artista tra cui uno illustrato da Weiner Vaccari, uno da Victor Kastelic, uno con Gareth Fisher e uno con Aldo Mondino. Da qualche tempo collabora con le edizioni d'arte de Il Pulcinoelefante (Osnago). È presente nella Enciclopedia dell'Arte moderna.



Il nostro borgo è già proprietario di diverse opere d'Arte, pagate a caro prezzo, dello scultore David Maria Marani ne parlai in uno dei miei primi post qui, evidenziavo l'assoluto menefreghismo da parte dell'Amministrazione Comunale verso queste opere, tollerando anche il loro danneggiamento da parte di vandali.

Il senso che vorrei dare a questo mio post, è capire se il menefreghismo, che si ripercuote su di noi cittadini, può avere un limite e può trovare all'indomani delle elezioni una persona capace di dire basta a tutto questo.
Come possiamo votare delle persone che non ci garantiscono, attraverso i loro programmi elettorali che avremo un paese pulito, con giardinetti puliti, vicoli puliti, parcheggi puliti, compreso quelli delle periferie, che verranno tutelate e rispettate le opere d'Arte, che verrà in ogni modo preservato il nostro territorio nel rispetto della memoria storica ecc ecc, in pratica votare una persona che metta in primo piano il nostro quotidiano vivere e non pensare alle belle figure durante manifestazioni o festival........

Ho richiesto entrambi i programmi elettorali, alla segreteria comunale, domani andrò a prenderli perchè devo capire se il mio voto possa essere dato per la qualità di un programma e non per un suonatore incantatore di serpenti perchè a vista è meglio di un'altro!
Chiedo troppo?

martedì 12 maggio 2009

Dov'è l'Anguilla......???




Ve la ricordate?
Sapete dirmi dov'è finita?
Sotto il video relativo alla sua costruzione da parte dell'artista Giovanni Tamburelli, dei suoi collaboratori e della festa che fu fatta la sera..........da un'idea di Nico Orengo.
Alberto per l'occasione scrisse più post , questo è uno dei tanti.....

Purtroppo so dov'è e vi posso assicurare che starebbe meglio appesa al ponte che............
Provate a "tirare a caso" come suol dirsi ,vi chiedo di immaginare dove si potrebbe trovare in questo momento e da più di ventitrè mesi....la fatica artistica di Giovanni Tamburelli





lunedì 11 maggio 2009

Gli alunni di Isolabona della classe V scoprono la Biblioteca Civica Internazionale di Bordighera

Giovedì scorso gli alunni della classe quinta di Isolabona, hanno visitato durante un'uscita didattica, la Biblioteca Civica Internazionale di Bordighera.
Durante questa uscita hanno potuto visitare le diverse aree della biblioteca, compresa quella dedicata ai libri antichi, tra i quali alcuni risalenti al 1600.
Finita la visita guidata, si sono accomodati nell'area riservata alla lettura dove hanno potuto scegliere tra i molti libri e dedicarsi alla lettura nel classico silenzio che regna nelle biblioteche, sotto il vigile controllo della maestra Ines.
Per loro è stata una bella esperienza e sicuramente hanno scoperto un mondo nuovo.


Ingresso della Biblioteca Civica Internazionale di Bordighera


Per saperne di più....


La Biblioteca Civica Internazionale di Bordighera

Nasce intorno al 1880, per volontà e grazie alle donazioni dei residenti inglesi. La prima sede della Biblioteca è presso la Chiesa Anglicana, quindi presso il Museo Bicknell. Con l'aumentare dei volumi diventa necessaria una sede propria, costruita nel 1910, in pietra, in stile vittoriano. All'esterno, un pronao semicircolare a sei colonne si apre sul giardino, ornato da un glicine secolare. All'avvicinarsi della seconda guerra mondiale, gli ospiti inglesi sono costretti al rimpatrio e la biblioteca viene acquisita dal Comune. Fu in questa occasione che diventa "Biblioteca Civica Internazionale".
Nel 1985 viene ristrutturata dall'architetto genovese Gianfranco Franchini, già collaboratore di Enzo Piano al Centro Pompidou di Parigi. L'esterno é rimasto invariato, l'interno é stato ampliato, acquisendo anche il primo piano. La dotazione della Biblioteca comprende circa trentacinquemila volumi in italiano, ventimila in inglese, seimila in francese e tremila in tedesco, oltre ad una settantina di testate periodiche. Nel 1996 a cura del personale della Biblioteca Civica e con il patrocinio dell'Amministrazione Comunale è stato realizzato un CD-ROM, del catalogo del fondo inglese.

da "Bordighera" di A. Besio,1998,SAGEP-Genova.


Nel 2008 si scoprirono i "Pesciolini d'argento", animaletti che si nutrono della colla che serve per rilegare i libri provocando danni ingenti ai volumi, fu così effettuata una disinfestazione mediante azoto su tutti i libri racchiusi in una "Bolla" di naylon, Pia ne parlò il giorno della sua apertura qui
Sono contenta che i nostri bambini abbiano potuto scoprire questo ambiente, un luogo molto interessante e ricco di storia, soprattutto perchè sabato ho avuto la bella notizia che finalmente la nostra Amministrazione Comunale ha concesso i locali al Centro Culturalre a Ciassa per poter allestire la biblioteca a Isolabona.
Mi darò sicuramente da fare per aiutare le amiche del centro per organizzare i locali e per far si che la biblioteca funzioni attirando i nostri figli, per far capire loro che Internet non può sostituire ciò che un libro ti trasmette!

Aggiunta delle ore 21,00

Ringrazio la maestra Maria Grazia di avermi inviato la fotografia che riprende alcuni bambini durante la lettura.
Mi perdoni se mi sono dimenticata di scrivere che Ines era accompagnata da lei durante l'uscita didattica.

sabato 9 maggio 2009

Fortunato Peitavino visto da un nostro compaesano durante la prima Grande Guerra


La settimana scorsa, vi ho parlato di Fortunato Peitavino qui, oggi l'amico Paolo Veziano, lo storico di casa nostra che vi ho già fatto conoscere qui  qui e anche in altre occasioni , mi ha fatto avere queste sue considerazioni sul personaggio illustre in questione, prendendo come punto di partenza il diario che sta studiando di Mario Cassini, nostro compaesano che durante la prima grande guerra fu fatto prigioniero dagli austriaci.

[...]
Ciao Roberta,
sono riuscito a leggere solo oggi il tuo blog. E, con grande sorpresa, vi trovo un interessantissimo profilo, con un’ampia e significativa iconografia, di Fortunato Peitavino. Un nostro compaesano che, per ironia della sorte, e come spesso accade, fu molto noto in alcuni paesi europei e pressoché dimenticato da noi. La tua anticipazione spero riesca a rimuovere il silenzio e l’oblio che per mezzo secolo è calato su di lui e sulla sua opera. E dunque complimenti a te e un bravo anche a Lorenzo; il ragazzo promette bene. Posso solo aggiungere che, all’epoca, alcuni suoi compaesani forse non capirono la portata del suo pensiero e, di conseguenza, non ne condividevano il comportamento. Mario Cassini, ad esempio, dal 1915 e per tutta la durata della sua prigionia nei campi di internamento austriaci, tenne un bel diario in cui si lamentò costantemente della scarsità e della monotonia del cibo (cavoli sotto aceto, rape, zucche e bietole) che aveva trasformato le migliaia di prigionieri in altrettanti vegetariani. Parlando, poi, della condizione dei malati, ritrasse Fortunato Peitavino e le sue pratiche con graffiante ironia:    

«Qui all’infermeria non hanno altro che tintura d’odio questa serve per tutto i mali, piaghe, formicoli, maceratore, mal di pancia ecc. poi se qualche d’uno ha la febbre lo mettono alla dietta, poi bagnano un lenzuolo e con questo lo fasciano e per mangiare al pari degli altri il vegetale.
Questa sarebbe una cura alla Peitavinetescu Fortunatesca, che viveva alla vegetariana, e quando pioveva se n’andava nel prato scalzo in mutande sotto le piante di pesco e le scuoteva prendendo il bagno».

Paolo Veziano.[...]

Grazie Paolo per le interessanti notizie che condividi con noi, è bellissimo questo passo che mi hai mandato del diario del Cassini, sapere come vedevano un personaggio alquanto "Strano" per l'epoca gli abitanti di Isolabona è di notevole rilevanza storica, per quanto ne posso capire io.
Sicuramente seguirò il tuo consiglio di parlare con qualche Saggio Vecchio del luogo
Roberta.

venerdì 8 maggio 2009

Malinconia


Oggi non ho svolto la mia attività lavorativa così mi sono potuta dedicare maggiormente alla pulizia della mia casa.....

Facendo la polvere ai miei trofei sportivi, ho dedicato maggior attenzione a questo che vedete nella fotografia, perché lo ritengo uno dei più importanti.
Mi venne consegnato dall' Amministrazione Comunale di Arcore nel lontano 1981 in occasione della promozione della mia squadra di Basket dalla serie C alla serie B.
Avevo sedici anni allora e oggi mi sono resa conto che è passata un'eternità......vent' otto anni!

Non mi sembra vero, vent' otto anni sono una vita......ho chiuso gli occhi e mi sono rivista in quella sala consiliare con tutte le mie compagne di squadra, io ero la più piccola, a detta di alcuni una promessa , ma la mia strada è stata un'altra.

La nostalgia ha preso il sopravvento, ma solo per un attimo perché la ragione ha prevalso, mi sono detta :
" Roby, tu vivi i tuoi giorni pensando in positivo......."
Così ho fatto e il sorriso è tornato sul mio viso;)
Anche a voi capita di fare questi "conti" con il passato?

Solo a titolo informativo è qui che tutto avvenne....

Casati Arcore

[...]
La Casati rappresenta la memoria storica dello sport arcorese.
Con i suoi sessant'anni di vita ha segnato buona parte della vita sportiva cittadina, diventando sempre più un punto di riferimento per chi, atleta in erba, voglia intraprendere la pratica di qualche disciplina.
In Casati c'è sempre stato l'imbarazzo della scelta.
La società di via San Gregorio, nata in meno di un mese nel dopoguerra per l'impegno di un gruppo di animatori oratoriani, ha mosso i primi passi con la squadra di ginnastica artistica.
A ruota sono arrivati, poi, l'atletica leggere, il calcio, il basket e la pallavolo.
Da sempre la Polisportiva svolge il ruolo di "chioccia" dei giovani arcoresi e la tuta biancoverde è arrivata a vestire, negli ultimi anni, quasi un migliaio di atleti.
Obiettivo primario, prima ancora del risultato del campo, è l'interpretazione di un ruolo educativo e di guida nella crescita della persona prima ancora dell'atleta.
Non solo formazione, però.
L'Unione Sportiva, infatti, negli anni si è tolta tante belle soddisfazioni, come la serie B delle ragazze del basket degli anni '80, la serie A della squadra maschile di ginnastica artistica o i successi individuali di atleti approdati in squadre importanti o convocati in Nazionale.
Tra questi spicca Matteo Morandi, atleta Casati al 100%, già campione italiano, ha partecipato alle massime competizione (Olimpiadi 2004 e mondiali di ginnastica) con risultati non proprio secondari: negli anelli 5° classificato alle Olimpiadi 2004 e 3° ai mondiali svoltisi in Australia.
Nelle stagioni più recenti le squadre biancoverdi continuano a giocare da protagoniste nelle serie regionali e nazionali di livello elevato.
Ma la vera forza della Casati sta nella miriade di ragazzini che animano le sezioni giovanili.
I campioni dei prossimi cinquant'anni di storia biancoverde. [...]

Solo a titolo informativo , mio zio, Tarciso Borali, fu uno dei fondatori.

Per me sono stati anni meravigliosi, ho avuto la fortuna di appartenere ad una società sportiva in cui veniva insegnato ai propri atleti il rispetto per gli altri e veniva dato loro la possibilità di essere considerati come individui.

giovedì 7 maggio 2009

I ripetitori della Uno Comunications dove sono?

Ieri sera dopo aver pubblicato il post, ho disconnesso il telefonino per non consumare traffico e ho sistemato la cucina.....
Dopo aver finito di sistemare e di preparare l'occorrente per me e per mio figlio per questa mattina, sono tornata al computer.
Clicco sull'icona di connessione, l'amara sorpresa:

Connessione non riuscita, verificare le impostazioni.

Dopo diversi tentativi e spegnimenti vari, niente da fare,il gestore probabilmente aveva problemi così non ho potuto leggere e commentare i vostri post!!!

Forse non tutti sanno che qui ad Isolabona non c'è il servizio ADSL ma una connessione a banda larga denominata Connettività - HPDSL , gestita dalla Uno Comunications, che ha provveduto tramite ponti radio a far arrivare nel nostro borgo questo servizio.
Qui potrete, se vi interessa leggere di cosa si tratta....

Il problema è che a tutt'oggi, il segnale raggiunge solo il centro storico del borgo e la zona a Sud del paese che viene raggiunta dal segnale di un'antenna posizionata a Camporosso nella zona denominata Tramontina.

Io abito a Nord, praticamente in periferia, e come tutte le periferie devono fare i conti con l'essere dimenticate, devono accettare di avere un parcheggio privo di illuminazione, le strade senza marciapiedi e poco illuminate, la mancanza di strisce pedonali figuriamoci se ci possiamo lamentare se non arriva il segnale della Uno Comunications.......

Io sono una semplice cittadina, mi chiedo come facciano quelle attività produttive che sorgono dopo la mia casa, e mi riferisco ai ristoranti, agli agriturismi, al campeggio, alle aziende florovivaistiche e alle aziende che sono sorte per la lavorazione dei prodotti tipici e del vino.
Mi chiedo come facciano a mantenere i contatti con il mondo se non possono disporre di una connessione veloce.

C' era stato detto che avrebbero messo dei ripetitori per coprire anche la nostra zona, ma ancora niente, chissà quanto dovremo aspettare......ne avevo già parlato qui

Questa con la Uno Comunications non è la prima esperienza di banda larga, qualche anno fa ci fu un'esperienza fallimentare con tanto di bidonati, ne parlò Alberto Cane qui , a quanto mi dicono i miei amici che si connettono via banda larga, ne sono contenti, il servizio funziona anche se un po' caro.....ma se funziona, perché non cercare di acquisire nuovi utenti?

Non so ma tutto questo mi sembra assurdo anche perché un conoscente che lavora nell'ambiente della telefonia, mi ha detto che basterebbe mettere delle schede particolari nella centralina sita ad Isolabona di un famoso gestore telefonico e anche qui ci sarebbe l' ADSL , la stessa che raggiunge Pigna e Rocchetta che per chi non lo sapesse sono i paesi a Nord e a Ovest di Isolabona.
Chissà perché noi a Isola facciamo sempre delle scelte particolari..........sarà forse che la Uno Communications che ha sede a "Imperia" ci considera cittadini emarginati e che di Internet non ce ne facciamo nulla?
Parlo solo di noi cittadini di serie "B" delle periferie!!!












mercoledì 6 maggio 2009

Le origini della forchetta in Italia


L'altro giorno l'amico Rino di Babilonia61 ha pubblicato un post in cui si descriveva in modo molto dettagliato come si viveva nel 1400, facendo una descrizione perfetta di cosa c'era nelle case signorili e in quelle meno agiate. Leggi il post

Una frase, mi ha colpita, questa:

"A proposito, si mangiava con le dita, ricchi e poveri. Un solo coltello serviva a tagliare la propria porzione di carne, che veniva portata alla bocca con le mani. Non era ancora diffuso l’uso della forchetta."

Mi ha fatto ricordare che nel libro "La civiltà della forchetta" di Giovanni Rebora edizioni Laterza che ho letto pochi mesi fa, si fa riferimento a questo strumento che per noi oggi è uno strumento abituale per consumare i nostri pasti.
Come tutti gli oggetti del nostro quotidiano, le forchette sono indispensabili, ed è per questo motivo che ho pensato di proporvi la storia della forchetta.

Da "La civiltà della forchetta" di Giovanni Rebora edizioni Laterza

[...]
In età moderna, a partire dai primi decenni del XVI secolo, si avverte una lieve tendenza al mutamento delle abitudini ed un lento volgere verso modi alimentari nuovi.
La scoperta dell'America, insieme con l'apertura della via delle Indie da parte dei portoghesi, darà il suo contributo.
La diffusione dell'uso della forchetta sembra associata al diffondersi del consumo della pasta. Ne abbiamo una prima testimonianza nel libro di cucina compilato alla corte angioina di Napoli e, in versione latina, offerto a re Roberto d'Angiò.
Il libro fu trascritto da Marianne Moulon, Art Culinaire, lib. III.[...]

Parlando di come preparare le lasagne si scrive:
[...]
Postea comede cum uno punctorio ligneo accipiendo ( Mangia prendendo le lasagne con u npunteruolo di legno).
E' la prima citazione di uno strumento destinato a "prendere" il cibo con funzione di forchetta, ed è anche la prima associazione dello strumento alla pasta. Le lasagne scottano e sono viscide, prenderle con le dita è scomodo e doloroso: il ricettario della corte di Napoli, destinato alla biblioteca di Roberto d'Angiò, consiglia perciò un punteruolo, presto sostituito dalla forchetta negli ambienti borghesi, dove la pasta ottenne un successo straordinario.

Ma con la pasta si diffonde anche la forchetta, strumento che rimarrà circoscritto nell'area di consumo della pasta dal Medioevo almeno fino alla seconda metà del Cinquecento.
Negli inventari dei castelli illustri, appena fuori dell'area culturale mediterranea, come il castello di Challant in Val D'Aosta, figurano cucchiai e coltelli d'oro, ma nessuna forchetta (1522)
Per Braudel la forchetta datata dal Cinquecento, si diffonde a partire da Venezia, dall'Italia in generale e probabilmente dalla Spagna, in ogni caso con lentezza.
L'uso non diventa generale prima del 1750.
Montaigne la ignora, Felix Platter la segnale presto a Basilea, verso il 1590.
Un viaggiatore inglese, nel 1680, la scopre in Italia.
Per una parte del clero, poi, l'uso della forchetta era una raffinatezza scandalosa. [...]

Sulla forchetta si potrebbe scrivere ancora tanto ma mi fermo qui, penso di aver tolto gran parte della mia e spero anche vostra curiosità..

martedì 5 maggio 2009

La libertà

L’uomo veramente libero è colui che rifiuta un invito a pranzo senza sentire il bisogno di inventare una scusa.
(Jules Renard)

lunedì 4 maggio 2009

Borragine, Borago officinalis


Queste fotografie le ho scattate un paio di settimane fa e riprendono un esemplare di Borago officinalis, la Borragine.
Fino a pochi anni fa nella zona in cui abito cresceva in abbondanza, ora si trova sporadicamente, casualmente facendo un giro lungo il torrente, ho trovato questa pianta con i suoi fiori nella massima fioritura, ho pensato di riprenderli.....

Ho usato più volte questa pianta per cucinare il fugasun, tipica torta di verdure che si fa a Isolabona e anche per fare delle frittate.
Il gusto particolare che conferisce agli alimenti è straordinario.

Da fiori di Liguria di
G.Nicolini e A. Moreschi qualche curiosità.
[...]
In ogni denominazione dialettale ligure, dal Borrana di Pontedecimo a Burage o Buraxa di Genova per finire ai Buraixe o Burraise di Sanremo e di Imperia, si trova conservato con minime variazioni il termine volgare di Borraggine con il quale viene denominata l'unica specie ligure delle tre che compongono il genere Borago.

Questo minuscolo gruppo generico è quello considerato il più tipico nell'ambito della famiglia delle Borraginacee, una entità sistematica che comprende ben 1550 specie suddivise in 85 generi, sparse in tutte le contrade del mondo.
Sono piante erbacee, pochissime con aspetto suffruticoso, a foglie usualmente alterne e comunemente ricoperte da peli o setole più o meno rigide, semplici ed intere, sprovviste di stipole. I fiori hanno colori che variano dal giallo, al porpora, al bianco all'azzurro e sono comunemente riunite in cime scorpiodi, semplici o biforcate, con la corolla usualmente a cinque lobi ( caduca dopo la fecondazione), cinque stami ed ovario quadriloculare.

Tornando alla nostra Borago, c'è da dire che questa denominazione ha suscitato accese e sopite dispute tra i filologi che ne hanno ricercato l'origine.
Si inizia con un'opera molto rara non datata, stampata a Basilea,nella quale sono stati raccolti scritti molto antichi naturalisti fra i quali Plinio, Soranus, Oribasius ed Apulejo Madauriensis. Da parte di quest'ultimo, nel capitolo Nomina ET Virtutes Blugossae, si indicava l'antico battesimo greco di " Lacones corrago"; l'attuale Borago potrebbe scaturire, quindi, da un intuibile scambio di iniziale, così come potrebbe derivare dalla parola latina"borra, un termine plebeo indicante una stoffa ruvida e pelosa, ispida appunto, come le foglie della nostra pianta. Gli erboristi medioevali affermavano, invece che Borago proveniva sicuramente dalla frase " cor ago" ( conduco il cuore), vantandone interessatamente inesistenti proprietà cardiotoniche, mentre molto più probabilmente, la denominazione contestata deriva dalla modificazione dell'arabo " abou rach" che significa "il padre del sudore", un corretto riferimento all'azione sudorifera delle foglie della Borragine.
Una conferma a questa ipotesi, si radica nel fatto storicamente accertato che la sua introduzione in Europa, avvenne ad opera degli arabi.
Per concludere, dunque, le notizie di carattere filologico, riferiamo una messa a punto della controversa questione tentata nel lontano 1753 da Rembert Dodoens quando scrive:" i padri antichi la chiamavano in greco ( blugosson); in latino (lingua bibula, libanium, lingua bovis), ma i farmacisti la chiamavano Borrago e conseguentemente è chiamata in italiano Borragine. in spagnolo Borrajia ecc ecc".
Risulta quindi evidente che tutti questi nomi sono derivati da una medesime fonte e possiamo perciò concludere che, mentre nell'antichità classica non si parla mai di Borraggine, dopo la seconda metà del XVI secolo questo termine si afferma nell'uso comune per riconoscere questa pianta così preziosa ed universalmente nota.

Nel linguaggio dei fiori essa ha il significato di impetuosità e di carattere burbero, derivato senza dubbio dal piacevole colore dei fiori al quale fa da contrasto la pelosità ispida delle foglie ricoperte da setole pungenti.
I suoi fiori forniscono un colorante verde, un tempo assai ricercato dai tintori.
L'alto contenuto di potassio e di calcio riscontrati nella Borragine si sono rivelati un prezioso elemento nutritivo per i terreni poveri e magri; le sue ceneri sono quindi da considerarsi un concime economico ed ecologicamente sano.[...]

Se volete saperne di più leggete qui e qui

sabato 2 maggio 2009

Fortunato Peitavino, la sua biografia.

Prof. Fortunato Peitavino


Un personaggio che ha sicuramente contribuito a far conoscere il nostro borgo è il Prof. Fortunato Peitavino.

Di questo personaggio purtroppo, poco è stato scritto ma il suo contributo alla scienza denominata

Naturismo Eutrofologico è stato sicuramente importante.
E' questo un personaggio che merita sicuramente molta attenzione soprattutto per i suoi studi, da quello che so, la sua figura di studioso sarà presa in considerazione dalla nuova Amministrazione Comunale, che promuoverà ricerche più approfondite verso i suoi studi con il contributo dell' Università di Genova.
Ho chiesto a Lorenzo, suo discendente, di scrivere una breve biografia del suo trisavolo e oggi mi ha consegnato il suo lavoro.
Ringrazio Lorenzo per aver svolto questo compito, soprattutto per aver dimostrato una grande passione nella ricerca di dati e di fotografie.
Il luogo dove ha svolto principalmente la sua attività il Prof. Peitavino è oggi diventato un camping, il Camping delle Rose, un luogo bellissimo dove i turisti, soprattutto Olandesi, passano le loro vacanze estive in un ambiente tranquillo, comodo e circondati dalla natura, di proprietà della pronipote Lorena.
Anche per me , e soprattutto per i nostri ragazzi è il luogo dove passare le afose giornate estive senza dover recarsi al mare. Dateci un'occhiata qui
Alla fine della biografia, troverete un album fotografico, guardatelo perchè merita di essere visto.....

[...]

Cari lettori,

è la prima volta che pubblico un post e sono molto onorato di aver ricevuto da Roberta un compito così importante per il nostro paese: far conoscere su questo blog un personaggio di Isolabona vissuto tra il XIX e il XX secolo, Fortunato Peitavino.

Purtroppo quest’importante parte di storia legata a Peitavino e alla colonia di Naturismo Eutrofologico da lui fondata a Isolabona oggi è quasi completamente dimenticata dal tempo e risiede nei ricordi dei nostri vecchi.

Il mio interesse per il personaggio è dovuto al fatto che sono un appassionato di storia ma soprattutto perché Peitavino è un mio trisavolo.

Vi sarò grato se vorrete leggere la breve biografia che scrivo preannunciandovi che le vostre opinioni e i vostri commenti mi saranno molto preziosi e verranno in soccorso alla mia poca esperienza, dato che ho sedici anni e frequento il Liceo Scientifico.




“Fortunato Peitavino, precursore del Naturismo Eutrofologico in Italia”

Biografia a cura di Lorenzo Cortelli

Fortunato Peitavino nasce il 10 dicembre 1875 a Isolabona, in provincia di Imperia.

Cagionevole di salute fin dall’infanzia, non riesce a seguire un regolare corso di studi. Sceglie allora il mestiere di meccanico idraulico. Diventa ben presto padrone di un officina a Bordighera e si dedica all’invenzione di congegni e macchine idrauliche che vengono commerciate in Italia e all’estero permettendogli di acquisire fama e un certo benessere.

La sua prima moglie si ammala di tubercolosi e muore in giovane età. Lo stesso male colpisce anche la figlia e lui stesso (la tubercolosi all’epoca era diffusa e mieteva molte vittime).

Decide allora di abbandonare l’attività di imprenditore perché respirare l’aria malsana dell’officina è per lui nocivo. Si trasferisce quindi da Bordighera in una località di sua proprietà situata a Isolabona, in val Nervia, dove preferisce dedicarsi al riposo e alla tranquillità immerso nella natura.

Prova a curarsi, ma la normale medicina farmacologica dell’epoca non ha efficaci effetti curativi contro la tubercolosi. È proprio in questo modo che Peitavino si avvicina alla scienza alla quale dedicherà poi la vita intera: il Naturismo Eutrofologico (1).

In questo angolo solitario pieno di verde e di silenzio si immerge completamente nella natura: sole, aria, acqua, terra e frutta; adotta il regime vegetariano, fa bagni d’aria, d’acqua e di sole, cammina a piedi nudi, dorme con le finestre aperte tanto d’estate che d’inverno; gusta i prodotti della terra lavorata con le sue stesse mani. Grazie a questo modo di vivere, la sua salute va migliorando progressivamente, tanto che dopo due anni non lo si riconosce più.

Riesce così a scoprire che con i metodi naturali è possibile curarsi non solo dalla tubercolosi, ma anche mantenere il proprio corpo in ottime condizioni psicofisiche, attribuendo il giusto valore a tutte le cose che la natura offre. Guarito, entra in contatto con cultori del Naturismo non solo italiani, ma anche europei (2); con questi scambia lettere per confrontare opinioni, tesi ed esperienze.

Scopre durante un viaggio in Spagna la Scuola Naturo-Trofologica, unica in Europa, fondata a Barcellona dai professori José Castro e Nicolás Capo, alla quale Peitavino si iscrive, frequentando un corso di studi di quattro anni, al termine del quale diventa professore di Naturismo Eutrofologico.

Torna quindi in Italia, dove viene autorizzato dai professori della scuola spagnola ad aprire una succursale. Qui Peitavino crea un ambiente idoneo per realizzare una Colonia naturista (3) collegata alla Scuola, ove può trasmettere le proprie conoscenze e applicarle a tutti coloro che sono interessati o che hanno necessità di guarire il corpo e purificare la mente soggiornando nella natura fatta di colori, suoni e profumi. Numerose sono le famiglie locali che mandano i loro bambini a ritemprarsi in questo luogo.

Nel libro di Peitavino “Rigenerazione Umana”, del 1934, edito da “L’eco della Riviera” di Sanremo, sono riportate le testimonianze del soggiorno di alcuni ospiti che raccontano entusiasti l’esperienza vissuta. Tra questi ricordiamo lo scrittore Italo Calvino, che è accompagnato dai genitori, noti botanici e amici di Peitavino, e da Libereso Guglielmi, tutt’oggi vivente e sempre disponibile a fare un salto nel passato per raccontare la vita nella colonia.

Il luogo è conosciuto a tal punto che spesso vi partecipano professori e dotti per tenere conferenze, dando vita quindi a una specie di “circolo culturale”.

La Scuola vera e propria funziona per corrispondenza e opera con lo stesso metodo di quella originaria di Spagna. Il corso completo è articolato in 390 lezioni (4); l’allievo iscritto ha diritto a ricevere le lezioni dattilografate e stampate. Al termine del corso viene conferito un diploma firmato dal prof. Castro della Scuola di Barcellona e controfirmato dal prof. Peitavino. Gli argomenti delle

lezioni coprono un campo assai vasto (malattie, studi anatomici, studi botanici, studi su alimenti ecc.), come si può vedere dall’Indice del programma del corso allegato al volume, “Rigenerazione Umana”.

Volendo diffondere le sue conoscenze, nel 1915 Peitavino fonda la rivista “La Nuova Scienza”, nella quale pubblica argomenti a sostegno del naturismo vegetariano e del metodo di cura naturale. La pubblicazione viene sospesa durante la Grande Guerra. Nel frattempo Peitavino continua ad approfondire lo studio della scienza trofologica, aggiungendo l’esperienza di diciotto anni di pratica del Naturismo-Vegetariano-Trofologico.

Spinto da molti discepoli riprende dopo alcuni anni la pubblicazione di una seconda rivista, “Salute e Longevità”, sempre con l’obiettivo primario di essere utile ai suoi simili. Questa sua intenzione altruistica lo accompagna per tutta la vita e lo sostiene anche quando si scontra con la mentalità del tempo. Successivamente, in seguito a difficoltà economiche, è costretto a cedere la rivista mantenendo però il diritto di pubblicare articoli.

La sua attività continua con successo fino al momento della morte, avvenuta accidentalmente il 21 Novembre 1945 a causa di un’infezione da tetano.


NOTE

(1) Il termine “eutrofologia” (dal greco eu, buono, trophos , alimento e logos ,studio) significa “studio della buona alimentazione” in cui di primaria importanza è la legge d’incompatibilità chimica degli alimenti fra loro che è all’origine di numerosi disturbi organici.


(2) Tra i quali Louis Kuhne, primo scopritore e divulgatore della “scienza della espressione del viso”; il dr. Lahmann, discepolo di Kuhne e fondatore di un sanatorio naturista in Germania; J. Ammann, professore di botanica; il dr. Gossmans, direttore di un sanatorio nelle vicinanze di Kassel in Germania; il prof. Bilz, autore dell’opera “La Nuova Medicina Naturale” e fondatore in Germania dell’Istituto di Cura Naturale che porta il suo nome.


(3) La colonia agricola naturista è fondata nel 1911 a Prati di Gontè presso Isolabona (Imperia) per consentire a coloro che lo desiderano di studiare e praticare la scienza Naturo-Eutrofologica.


(4) Le lezioni originali, i testi di alcune conferenze, numerose lettere, cartelle cliniche di pazienti curati dal prof.Peitavino, fotografie e materiale autografo sono in possesso della pronipote Lorena Dallorto, che vive nel luogo in cui sorgeva la colonia, oggi trasformata e ampliata nel " Camping delle Rose", ove si mantengono quei principi di semplicità e naturalezza ereditati dal trisavolo.[...]



foto fortunato peitavino


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