mercoledì 30 settembre 2009

Da a funtana, di Andrè Cane.


"Au fil de la Nervia" è un libro che è stato scritto da un nostro compaesano, Andrè Cane.
A questo personaggio la nostra Amministrazione Comunale riconobbe la cittadinanza onoraria, ne parlai qui.
Il suo libro, che racconta alcuni aspetti della quotidianità paesana, è per molti sconosciuto, come molti non conoscono questo personaggio,nonostante la sua cittadinanza onoraria.
Ad Andrè Cane, che visse quasi tutta la sua esistenza in Costa Azzurra, fu dedicata, quando era ancora vivente, una via e una biblioteca a Beaulieu-sur-mer, fu il più grande storico della Costa Azzurra.
Ha collaborato spesso con L'Istituto di studi liguri di Bordighera, insomma, un personaggio illustre. Il libro è stato stampato in 250 copie nel lontano 1973 dalla casa editrice Don Bosco di Nizza. Esiste solo la versione in lingua francese, i capitoli scorrono raccontandoci la vita paesana e alcune figure che abitavano Isolabona, il tutto ambientato nei primi decenni del XX secolo.

La traduzione di alcune pagine,per poterle condividere con voi, era per me un lavoro impossibile. Ho così chiesto alla carissima amica Nadia Veziano, che il francese lo conosce molto bene, se le andava di curare la traduzione e lei mi ha subito detto di si. Un lavoro che ha svolto con piacere perchè molto interessata alla cultura e alle tradizione del nostro paese.
Questa sera vi propongo una parte del capitolo dedicato alla fontana, con la speranza che questo libro possa trovare in tempi brevi una sua collocazione nel panorama culturale e storico di Isolabona.


Lungo il Nervia
di Andrè Cane
traduzione a cura di Nadia Veziano

Ricordi e note storiche


Dalla fontana
[...]

Il ponte, la breve volta e subito a sinistra, ai piedi della “Bunda” una piazzetta inclinata raccolta fra tre alte facciate:in mezzo, la fontana.
E’ lì, umile senza grandi pretese artistiche, specchio delle linee semplici e della povertà che la circondano.
Alla base, la sua vasca esagonale, fatta con spesse lastre di pietra scura rinforzate da robusti tiranti di ferro.
Al centro una piccola colonna di marmo ricoperta di muschio nella sua parte immersa, coronata da una vasca lenticolare marmorea, che restituisce il suo contenuto attraverso quattro tubicini in metallo: sopra il tutto una graziosa palla di pietra.
Da un lato una data: 1484, certamente quella della sua costruzione.
Da quasi cinque secoli, il suo mormorio continua a ritmare la vita della comunità, così come il rumoreggiare del torrente Nervia e il tintinnio delle campane.
All’alba, ma soprattutto al tramonto, le donne la circondavano, arrivando dai “carrugi”, dalla “ Bunda” o dal più lontano “Buteghin”, con la loro “seglia”(1) dal profilo elegante sulla testa .
La “ fontana” era per le donne quello che il “ponte” rappresentava per i suoi abitanti maschi.
Un luogo collettivo dove ogni giorno si compiva il rito monotono e inevitabile di una corvée domestica, ma anche il punto d’incontro ideale dove si trasmettevano in confidenza, le ultime notizie del posto e i pettegolezzi che eccitavano la curiosità.
Le attese, spesso lunghe intorno alla fontana,favorivano queste chiacchiere, che suppongo, fossero assai coinvolgenti.
Esse si prolungavano ben oltre il tempo che le due interlocutrici impiegavano per posare sul loro capo rigido, la seglia (brocca) piena che tenevano assolutamente immobile.
Vi vedevo anche,nel tardo pomeriggio, quando rientravano dai campi, “i soliti” che posavano il loro fardello a terra e si dissetavano a uno dei quattro “ rugli” ( getti).

Pè il panettiere era anche lui un fedele utente.
Il suo impasto esigeva molta di questa acqua, molto rinomata, che rendeva buono il suo pane.
Lo vedevo avvicinarsi, tutto infarinato,con passo rapido, con una grande seglia che riempiva tre volte di seguito e che trasportava sulla testa con una facilità e una grazia…..quasi femminile.
La sera, Petrin un ricco proprietario, vi conduceva il suo imponente bue rossiccio, l’unico che esistesse in paese.
Capre e muli, al termine di una lunga giornata passata all’aperto venivano a tuffare il loro muso nel fresco abbeveratoio della vasca, prima di raggiungere le stalle.
Al venerdì pomeriggio, vedevo uscire dalla sua bottega, semi interrata e a volta, confinante con la fontana, l’alta figura un po’ curva di Michè il macellaio
“ u maixelàa”; il suo viso ossuto era attraversato da sottili baffi, i suoi occhi , nascosti dal bordo ribassato di un vecchio cappello scolorito e sbilenco.
Teneva nelle sue mani deformate una manciata di grossi coltelli che affilava pazientemente sul bordo delle lastre di pietra consumate dall’usura.
Ero anche il testimone di una scena che si ripeteva spesso, e che mi attirava molto.
Vedevo apparire sulla Bunda “ Catarinin de Meneghin” una nonna affettuosa, di nero vestita, gonne lunghe, un grande fazzoletto scuro avvolto in testa; teneva la sua nipotina per mano.
Aveva solo da fare qualche passo e salire tre gradini per entrare nella buia bottega della “ Peireta” , scarsamente provvista di generi alimentari.
Ne usciva con un canestrello e raggiungeva, per quanto rapidamente le sue vecchie gambe le permettevano, la fontana.
Divideva allora il succulento ma duro biscotto e lo inumidiva sotto un getto per renderlo più morbido per la sua bocca sdentata.
Seguivo il laborioso movimento delle sue mascelle, mentre la bimba, sempre tenuta con mano ferma, trepidava d’impazienza, come l’uccellino che aspetta l’imbeccata.
“ Aspeita cha ta giasciu” ( aspetta che te la mastico) borbottava l’anziana che estratto una parte del boccone masticato lo porgeva alla piccola.
Questa disgustosa operazione preliminare, devo sottolinearlo, aveva altri adepti.
Questo lasciava supporre l’esistenza di una vecchia abitudine, spogliata all’epoca da ogni considerazione negativa, per quanto riguarda l’aspetto pericolosamente poco igienico di tale pratica.[...]

1) seglia, grossa brocca per trasportare l'acqua.

Tempo fa l'amico Rino di babilonia61, che svolge l'attività di storico, scrittore...... pubblicò un post molto interessante sull'acqua potabile nelle città e nelle campagne tra il XV e il XIX secolo, lo trovai molto bello e oggi lo vorrei segnalare perchè merita di essere letto per approfondire alcuni aspetti di carattere storico e sociale...... continua a leggere


15 commenti:

  1. Meraviglioso, semplicemente meraviglioso.
    Eccome come dalla quotidianità di una fontana, esce fuori uno spaccato di vita locale, che, alla fine, tanto locale non è; dopotutto la vita è un unicum.

    Grazie Roberta per la segnalazione.
    Un caro saluto.

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  2. un bel pezzo di storia raccontata con dovizia di particolari. quelle scene di vita qoutidiana mi sembra di riviverle, come in un film! complimenti anche a Nadia!

    il fatto di masticare il pane raffermo ai bambini, era proprio un'abitudine dell'epoca, perchè mia mamma mi racconta che la sua nonna, per altro sdentata, glielo faceva quotidianamente...

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  3. storia e tradizioni che ci permettono di leggere il presente.

    Ma Cane è un cognome comune, o sono tutti parenti o antenati? Perchè appare spesso....

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  4. Un bel racconto narrato egregiamente da uno scrittore che cura i minimi particolari rievocando usi e costumi...
    Stupendo!!!
    Un plauso per la traduzione va anche alla bravissima Nadia Veziano che ne ha reso possibile la lettura... grazie
    Che altro aggiungere???
    Eccerto!!!
    Non mi dimentico di te Roberta che hai sempre delle ottime idee e ci proponi personaggi tutti da scoprire... come la tua Isola... un grazie di vero cuore
    Grazie carissima della visita sempre gradita... ti lascio una buona giornata... bacioni

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  5. Ecco come la storia accompagna le vicende anche della gente comune, non solo quella di grandi condottieri, scienziati, inventori ecc.!
    Molto bello, davvero.
    Ottima idea poi, Roberta, quella di coinvolgere un'esperta di lingua francese nell'opera di traduzione.
    Quanti libri giacciono dimenticati ed impolverati e difficilmente leggibili, solo perchè si spendono soldi per scopi molto meno nobili (guerre, spettacoli e programmi tv insulsi e volgari e compagnia bella)?
    Ciao!

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  6. grazie hai mantenuto la promessa farmi leggere Andrè Cane

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  7. ti auguro un felicissimo pomeriggio :)

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  8. Attenta e precisa come sempre.
    La storia ci lega al passato e che segna il nostro presente. Grazie

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  9. Un bel personaggio quello di André Cane.

    Congratulazioni a Nadia Veziano per la traduzione, operazione non mai semplice!

    Il racconto di scene di vita quotidiana ha sempre un fascino particolare perché fa scoprire usi e costumi di un luogo e della sua gente che altrimenti lascerebbero soltano una memoria leggera e non trasferibile a largo raggio.

    Salutoni
    annarita

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  10. Peccato che non fosse conosciuto da vivo...

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  11. @Stella
    Non è vero che non era conosciuto da vivo tanto che in Francia, da vivo, e là si può, gli avevano intestato una via e una biblioteca.

    Il libro è molto bello, sia nei contenuti che nell'impaginazione e nella stampa.

    La fontana, se non fanno niente per ripararla un giorno o l'altro pianto casino. Una vergogna per un manufatto costruito dai nostri antenati cinquecento anni fa.

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  12. Cara Roberta mi salvo la pagina per leggerlo con calma. Ciao!

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    1. Ciao Rosy un abbraccio;)

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    2. Ho trovato i vostri commenti nelle notifiche di gmail.
      Rosy e Roberta, un caro saluto ad entrambe.

      Quanto tempo è passato dall'epoca di questo post.☺

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    3. Ciao Annarita, è vero un sacco di tempo! Il blog come ben sai l'ho un po' trascurato...lo considero un mio archivio a disposizione di chi ha a cuore la storia del mio borgo ;) Un abbraccio.

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